Società

CHE AFFARI
NEL «POZZO NERO» DELLA BORSA

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(WSI) – STRATEGIE D’INVESTIMENTO/1 Ci vuole un po’ di coraggio a infilarsi nel pozzo nero di Piazza Affari. Ma è un’attività che riserva soddisfazioni insospettate. Il pozzo è quello in cui sono finiti i titoli della cosiddetta «black list» della Consob, relativi a società con difficoltà di gestione o patrimoniali e pertanto sottoposte a un regime di sorveglianza speciale, che include la comunicazione su base mensile dei dati aziendali. Ma, sotto il profilo borsistico, si tratta a volte di titoli che sovraperformano l’indice. Come mai?

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Inevitabilemte la retrocessione nella black list è tardiva rispetto ai dati aziendali, così come lo è la riammissione tra i titoli «normali». Occorrono più conferme per indurre la Consob a togliere il titolo dal purgatorio. Ma i primi segnali di ripresa aziendale spesso sono quelli che fanno scattare il titolo. Gli esempio sono numerosi. Da Chl (+69%) a Vemer Siber (+79%); da Montefibre (+19%) a Kme (+15%) fino alla Roma (+39%). Una crescita superiore a quella del mercato, con l’indice Mibtel che nello stesso periodo è salito soltanto del 12 per cento.

Ovviamente non tutte le «sorvegliate» hanno ingranato la quinta. Basta ricordare, per esempio, Finarte Semenzato (-37%) o I Viaggi del Ventaglio che ha perso il 48% circa. Ma per altre, invece, l’essere entrate nella «black list» (o per un mancata certificazione del bilancio; o per l’esistenza di dubbi sulla continuità aziendale o, ancora, la registrazione di perdite superiori a un terzo del capitale), non ha impedito il rally borsistico. La regola è quindi di approfittare dell’informazione più puntuale per giocare d’anticipo sul turnaround aziendale.

DISTRIBUTORE DI TECNOLOGIA. Chl, specializzata nella distribuzione e vendita di prodotti informatici attraverso internet, è entrata nella lista nera nel lontano novembre del 2002 quando Kpmg si espresse negativamente sulla semestrale. Per Federigo Franchi, attuale amministratore delegato della società, presto si tratterebbe solamente di un brutto ricordo lasciato in eredità dalla gestione precedente. «Grazie al continuo miglioramento dei conti e a allo sviluppo dell’azienda – spiega Franchi – puntiamo ad uscire dal limbo della black list entro fine anno». E, conti alla mano, potrebbero esserci buoni motivi per credergli, almeno sul fronte del business.

Nel primo trimestre 2006, infatti, per la prima volta dalla quotazione la società fiorentina ha ottenuto un reddito operativo positivo. Diverso, però, il discorso sotto l’aspetto patrimoniale dove i numeri lasciano spazio a qualche dubbio. In particolare la posizione finanziaria netta: questa, infatti, ha registrato sì a fine luglio un saldo positivo per 600mila euro (contro il rosso di 412 mila del mese precedente) ma la posizione a breve resta comunque negativa per 558mila euro (contro un attivo corrente di 230mila al 30 giugno 2006).

L’AZIENDA VERONESE Anche chi negli scorsi mesi ha scommesso su possibili movimenti nell’azionariato di Vemer Siber non è certo rimasto a bocca asciutta. Tanto che, da inizio anno, il gruppo ha portato a casa la performance migliore tra tutti i titoli della black list(+79%). Nella giornata di lunedì 28 agosto, poi, rumor sulla cessione della partecipazione detenuta da Hopa (47,8%), hanno spinto il titolo in progresso dell’11,07%, a 0,66 euro. Malgrado ambienti vicini alla società bresciana abbiano, poi, puntualmente smentito il tutto. La svolta del gruppo attivo nel settore dei componenti elettronici, comunque, è arrivata con i conti del primo trimestre 2006.

Nel periodo gennaio-marzo, infatti, a fronte di un fatturato consolidato cresciuto solo dello 0,7% (a 26,5 milioni di euro), il margine operativo lordo è salito di oltre il 73% mentre l’utile ante imposte, è passato da un rosso di 129 mila euro a un positivo di 246 mila. Segno che il procedimento di ristrutturazione ha, perlomeno, permesso di ridurre l’incidenza dei costi sulla produzione. Ora, ovviamente, la società deve riuscire anche ad aumentare maggiormente i propri ricavi. Un ulteriore passo verso la fase di rilancio che, secondo l’amministratore delegato Andrea Mattarelli, potrebbe portare il gruppo già nel 2006 all’utile consolidato.

PALLONE IN BORSA. Le società di calcio quotate non hanno quasi mai vissuto, borsisticamente parlando, periodi di tranquillità. Dai decreti spalmadebiti fino a «Moggiopoli» è stato un continuo susseguirsi di polemiche e discussioni. Soprattutto, sull’opportunità che un simile business possa «giocare» a Piazza Affari. Tanto che, ultimamente, si parla apertamente di delisting: trasformare le azioni in obbligazioni di durata decennale con rimborsi, a estrazione, a cadenza annuale o semestrale fino all’esaurimento dei titoli in circolazione. E proprio la società capitolina sarebbe in pole position: il dossier bond sarebbe sul tavolo dei legali della famiglia Sensi, anche se ancora non è sbarcato in cda.

Il club giallorosso sarebbe altresì alle prese con una grossa grana che avrebbe messo in allarme la stessa Consob: a partire dallo scorso primo luglio è diventato obbligatorio iscrivere a bilancio le passività relative al vecchio decreto spalmadebiti, che per la Roma significa un passivo di 80 milioni che andrebbe ad azzerare il capitale netto che al momento ammonta a 64 milioni. Nonostante tutto, però, il titolo ha ampiamente sovraperformato il Mibtel: segno che al tifoso non si comanda.

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