CFO: le tre mosse da prendere per il futuro

6 Giugno 2019, di Alessandra Caparello

Sono tre le skills su cui i CFO dovranno concentrarsi nel prossimo periodo e sono facilitare il cambiamento d’impresa (39%), prendere la leadership del processo di evoluzione aziendale (26%) e diventare produttori di smart data per supportare la trasformazione del business (23%).

A individuarli l’annuale report The future of CFO in the Enterprise 4.0 era presentato da Business International, divisione di Fiera Milano Media – Gruppo Fiera Milano, in occasione della diciottesima edizione del CFO Summit, prevista il 5 e 6 giugno 2019, presso il Magna Pars Space Events di Milano.

La ricerca, sviluppata quest’anno in collaborazione con Luciano Olivotto, già Professore Ordinario di Economia Aziendale, Professore a contratto dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, si è basata sulle interviste realizzate su un campione di 100 CFO italiani ad aprile 2019, delineando una visione globale di business che si sposta verso una gestione finanziaria dove la digitalizzazione favorisce l’automazione e permette ai professionisti di concentrarsi su compiti più importanti, agevolando un loro maggiore dialogo con il CEO al fine di essere coinvolti in tutte le discussioni aziendali.

Dalle riposte ottenute, solo il 41% delle imprese ritiene adeguato il proprio modello di business contro il 51% che lo considera solo parzialmente al passo con i tempi e l’8% che invece non è per niente soddisfatto della situazione attuale della propria realtà sotto questo profilo.

Dal report inoltre emergono quali sono le linee di intervento previste per il cambiamento in azienda, secondo i direttori delle aree di Amministrazione Finanza e Controllo di impresa: la ricerca di innovazione, attraverso partnership con start-up (9%), reclutamento di nuovi talenti (16%) o investimenti in tecnologia e digitalizzazione (20%); un più diretto coinvolgimento sulle tematiche core (16%); il reperimento di risorse finanziarie alternative all’ambito bancario (5%) e l’investimento nel rafforzare il proprio modello di business rendendolo sempre più sostenibile (6%); un continuo sforzo per migliorare i processi di raccolta e di elaborazione dei dati al fine di rendere sempre più affidabili i processi di analisi strategica e consentire le previsioni di sviluppo del business model o gli scenari strategici di cambiamento e innovazione (20%).

Il report infine si sofferma anche sul tema della sostenibilità rivelando come in Italia da una parte ci sono imprese che lo considerano un elemento ancora di carattere marginale o legato a esigenze di compliance (35%), mentre dall’altra ci sono già numerose realtà che lo ritengono un fattore culturale (38%). Ben il 19% però, un numero corposo, considera ancora molto poco questi temi su cui nel prossimo periodo sarà importante lavorare e impegnarsi per consentire un migliore approccio manageriale e imprenditoriale sotto questo profilo anche nel nostro Paese.