CERCANSI 3 MILIONI DI EURO PER IL PARTITO NATO MORTO

15 Novembre 2009, di Redazione Wall Street Italia
Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Di appartamenti e loft i Rutelli boys ne hanno già visti una ventina, in zone centrali e semicentrali di Roma. Perché sarà pure “un partito iPhone” come dice l’immaginifico assessore alla cultura di Firenze Giuliano Da Empoli, ma anche Alleanza per l’Italia ha bisogno di una sede. Missione da portare a termine in pochi giorni e affidata a Donato Mosella deputato ex Pd, una vita da organizzatore nell’associazionismo cattolico, dal Centro sportivo italiano alla gestione dell’accoglienza del Giubileo. E’ lui “l’uomo macchina”, fedelissimo di Rutelli, l’unico del team dei tempi del Campidoglio, insieme con Linda Lanzillotta, che lo ha seguito nella nuova avventura.

Si punta sul partito leggero messo a fuoco in uno studio commissionato da Rutelli qualche settimana fa: tanto Internet (per “raggiungere i giovani e chi non ha tempo per leggere il giornale”), poco personale, volontariato sul territorio. Per il sito Web, tramite il quale i sostenitori dovrebbero scegliere il simbolo, i lavori sono in corso.

Per ora all’indirizzo www.Alleanzaperlitalia.it c’è il documento Cambiamento e buongoverno, il manifesto dei fondatori, con video della conferenza stampa di presentazione. Ma la madre di tutte le questioni è quella del finanziamento perché tutti i partiti, anche quelli “iPhone”, hanno bisogno di soldi, almeno tre milioni di euro per una struttura leggera.

Rutelli ha sperato fino alla fine che lo seguisse fuori dal Pd il tesoriere della Margherita Luigi Lusi, cosa che avrebbe reso certamente più semplice una trattativa con il Pd per avere una parte dei contributi elettorali (circa 25 milioni di euro in tutto per la Margherita solo per il 2007) e della struttura organizzativa del Nazzareno. Non è andata così.

I rutelliani considererebbero giusta una buonuscita: la stessa sede del Pd del Nazzareno – ragionano – è un’invenzione di Rutelli, il contratto di affitto è intestato e pagato dalla Margherita, e il Pd sta lì “a scrocco” . “Qui non c’è trippa per gatti” fanno sapere però senza mezzi termini dal Pd: nessuna norma dello statuto della Margherita e nessun accordo depositato dal notaio danno un qualche diritto a Rutelli, al massimo per un po’ sarà possibile la coabitazione senza troppe frizioni.

“I soldi saranno l’ultimo dei problemi di Rutelli e Tabacci, di amici imprenditori ne hanno tanti” ghignano gli ex compagni di strada del Pd, che alla storia del fund raising, la raccolta di fondi capillare tra i militanti tipica delle associazioni no profit, non credono più di tanto, soprattutto se il partito si strutturerà per partecipare alle elezioni e ci vorranno risorse consistenti.

Che al nuovo centro, in attesa del “dopo Berlusconi”, guardino con interesse settori di Confindustria e pezzi del salotto buono della finanza non è un mistero. I rapporti di Rutelli con De Benedetti e Montezemolo sono buoni, così come quelli con la famiglia Romiti e con Giancarlo Elia Valori. E Tabacci ha solide relazioni con l’universo bancario. Ma ora non è tempo di endorsement, di grandi sostenitori ingombranti.

Così per mettere in piedi l’armatura leggera del partito i rutelliani puntano sul territorio. Il ruolo chiave a Roma è quello di Andrea Mondello, presidente della Camera di Commercio di Roma e dell’Unioncamere, uno che è stimato a destra e sinistra, che tratta con i commercianti e con le imprese elettroniche della Tiburtina Valley.

E anche la scelta della sede del debutto il 12 dicembre non è solo politica o nostalgica: è vero che a Parma nacque la Margherita e c’è uno dei fondatori dell’Alleanza, Elvio Ubaldi, il sindaco che lanciò l’esperimento della lista civica centrista vittoriosa nell’Emilia rossa, ma, soprattutto, c’è una delle Unioni industriali più potenti d’Italia, una vetrina importante anche per gli sponsor.

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(WSI) – (…) Ad alimentare la preoccupazione, poi, ci si è messa anche la voce, riportata ieri da un ben informato articolo del Foglio, che ad incoraggiare l’operazione rutelliana ci sia, dietro le quinte, anche l’editore di Repubblica Carlo De Benedetti. Il quale, come spiega un parlamentare appena uscito dal Pd per seguire l’ex sindaco di Roma, “è convinto che un Pd dalemiano e post-diessino sia destinato all’opposizione perenne”, e quindi vede di buon occhio “la nascita di un nuovo soggetto che possa sfondare in aree elettorali che il Pd di Bersani non raggiungerà mai”.

Un soggetto centrista e moderato, ma non nostalgico né bigotto: non a caso Rutelli ha cortesemente ma con fermezza gelato gli entusiasmi di Paola Binetti e altri teodem, che erano pronti a seguirlo ma sono stati fermati. L’Ingegnere, che a suo tempo aveva indicato Rutelli e Walter Veltroni come leader del Pd di cui avrebbe voluto la “tessera numero uno”, continua a mantenere ottimi rapporti con l’ex leader della Margherita, e secondo i ben informati avrebbe anche incoraggiato il suo amico Bruno Tabacci (che del movimento rutelliano sarà portavoce) a entrare organicamente nel progetto.

E qualcuno nel Pd già sussurra che anche Walter Veltroni e i suoi, in sofferenza dentro un partito “conservatore” a maggioranza dalemiana, potrebbero in futuro guardare con interesse a nuovi esperimenti di “modernizzazione” del centrosinistra italiano. Soprattutto se con la benedizione di Repubblica.

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