Catalogna, l’impatto del voto sui mercati, pericolo cigno nero

2 Ottobre 2017, di Daniele Chicca

Chiunque si era illuso che il populismo e l’antieuropeismo erano morti in Europa dopo le ultime elezioni europee si sbagliava di grosso. Come dimostrano gli ultimi fatti violenti di Barcellona e Girona, in Catalogna, sono sentimenti ancora vivi e pronti a palesarsi in qualsiasi momento. È bastato infatti che un gruppo di separatisti regionali con una maggioranza politica risicata invocasse un referendum, per scatenare il finimondo in Spagna.

Secondo Bill Blain di Mint Partners, strategist consapevole del fatto che “opportunismo e politica vanno a braccetto“, dopo i fatti in Catalogna potrebbe esserci un “effetto farfalla” in Europa con l’Italia che – anche secondo Fitch – continua a rimanere il rischio numero uno di instabilità politica e per la sostenibilità a lungo termine dell’euro in Europa. Gli eventi di domenica hanno improvvisamente trasformato quello che era un rischio relativamente limitato di crisi in una delle aree più ricche di Spagna in un possibile evento ‘cigno nero’ per i mercati.

Dopo il voto controverso a favore dell’indipendenza della Catalogna, le autorità della regione spagnola hanno invocato una “mediazione internazionale” con Madrid sulla crisi politica che si è aperta dopo che il governo catalano ha indetto e svolto un referendum illegale. Ma l’Unione Europea se ne lava le mani e reputa che si tratti di una questione da risolvere internamente. Il governo di Mariano Rajoy ha cercato di impedire che si svolgesse, ma il risultato è stato una domenica macchiata di sangue e polemiche.

Il presidente della Catalogna Carles Puigdemont ha annunciato la creazione di una commissione d’inchiesta sulle violenze di ieri contro la popolazione civile. Il Governo avvierà inoltre azioni legali “fino alle ultime conseguenze” contro i responsabili anche politici dell’intervento della polizia spagnola che ha fatto 893 feriti.

L’Alto commissario Onu per i diritti umani aiaeid Ra’ad Al-Hussein si è detto oggi “molto turbato” dalle violenze in Catalogna ed ha esortato “le autorità spagnole a garantire indagini complete, indipendenti e imparziali su tutti gli atti di violenza”. “Le risposte di polizia devono essere sempre proporzionate e necessarie”, ha aggiunto Zeid in una beve dichiarazione resa nota a Ginevra. “L’attuale situazione dovrebbe essere risolta attraverso il dialogo politico, con il pieno rispetto delle libertà democratiche”, ha osservato.

Il sindaco di Barcellona Ada Colau ha denunciato inoltre aggressioni sessuali da parte della polizia spagnola durante gli assalti ai seggi elettorali. Colau ha detto di aver ricevuto testimonianze di donne che hanno denunciato di avere subito aggressioni di questo tipo. Il sindaco di Barcellona ha annunciato denunce contro la polizia spagnola per le violenze di ieri.

Il Governo della Catalogna ora esige il ritiro delle migliaia di agenti inviati dalla Spagna in Catalogna per impedire il referendum.  “L’Ue deve favorire una mediazione fra Madrid e Barcellona sulla crisi della Catalogna. Non può continuare a guardare dall’altra parte: questa è una questione europea, non interna”.

Che la crisi riguardi l’Europa lo si capisce dalle dichiarazioni dei leader di altri movimenti indipendentisti e di partiti cosiddetti populisti, i quali stanno approfittando del caos generato dalle violenze della polizia e dalla mala gestione della questione catalana. Esempi simili alla Catalogna “si ripeteranno in Europa e nel mondo”, secondo il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, a margine di un incontro a Treviso. “Dobbiamo chiederci fino a che punto le carte costituzionali siano mummificate e fino a che punto si possa liquidare il popolo a manganellate“, ha concluso Zaia. Il 22 ottobre si tiene il referendum autonomista Lombardo – Veneto per garantire una maggiore indipendenza fiscale alle due regioni italiane.

La reazione dei mercati dopo il referendum in Catalogna

Dopo i fatti di cronaca e le centinaia di feriti ora l’attenzione si sposta sul piano politico, dove l’incertezza regna sovrana e contribuisce a spingere in rialzo i rendimenti dei bond spagnoli e in ribasso la Borsa di Madrid, in controtendenza rispetto all’andamento delle altre piazze finanziarie del continente. Economisti e politologi si interrogano su quelle che potrebbero le conseguenze del voto controverso, che ha portato agli scontri tra poliziotti in tenuta anti sommossa della Guardia Civil e manifestati pro indipendenza.

Il portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas, però , ha sottolineato che “per la Costituzione spagnola, quel voto non è legale. Per la Commissione europea si tratta di una questione interna alla Spagna, che deve essere affrontata nel quadro dell’ordine costituzionale spagnolo e in linea con i diritti umani fondamentali. Questi sono tempi per l’unità e non per la divisione. Chiediamo ad entrambe le parti di muoversi velocemente da una situazione di conflitto al dialogo. La violenza non è lo strumento in politica per risolvere le questioni. Confidiamo in Mariano Rajoy per la gestione della situazione nel rispetto dei diritti umani previsti dalla Costituzioni”.

All’indomani del referendum sull’indipendenza, in cui i Si hanno vinto con il 90% circa dei suffragi ma soltanto il 42% dell’affluenza, Puigdemont ha convocato una riunione del governo per preparare le prossime mosse sulla strada dell’indipendenza. Il voto è stato dichiarato illegale da Madrid che ha cercato di farlo deragliare con l’intervento della polizia. La partecipazione dei chiamati al voto catalani, secondo il portavoce del governo di Catalogna, avrebbe potuto raggiungere almeno il 55% in condizioni diverse, ossia senza l’intervento nei seggi della polizia spagnola.

Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha esortato il Primo ministro spagnolo ad evitare ulteriori “ricorsi alla forza” nella grave crisi apertasi in Catalogna dopo le violenze della polizia di domenica primo ottobre, prima e durante lo svolgimento del referendum vietato da Madrid sull’indipendenza della regione a statuto autonomo.

Madrid da parte sua non rimane a guardare e il premier spagnolo Mariano Rajoy sa bene di avere le ore contate. Rajoy si è incontrato con i leader di Psoe e di Ciudadanos Pedro Sanchez e Albert Rivera, i due grandi partiti spagnoli che appoggiano dall’opposizione la sua strategia in Catalogna. I tre devono concordare nuove misure per rimediare a una situazione che è sfuggita di controllo alle autorità centrali spagnole.

Rivera ha chiesto a Rajoy di attivare l’articolo 155 della costituzione per sospendere l’autonomia catalana prima di una possibile dichiarazione di indipendenza. L’Unione europea non riconoscerà un’eventuale dichiarazione unilaterale di indipendenza della Catalogna, perché “per l’Europa significherebbe un pasticcio” di enormi proporzioni. La dichiarazione non avrebbe quindi un valore né giuridico né politico.

“Appena parlato con @marianorajoy. Mentre condivido le sue ragioni costituzionali, lo esorto a trovare il modo di evitare una escalation e il ricorso alla forza”, ha scritto Tusk su Twitter.