Catalogna: banche in fuga, Ue teme “guerra civile”

6 Ottobre 2017, di Mariangela Tessa

Emergenza banche in Catalogna, dopo il referendum indipendentista della scorsa domenica. Nonostante le conseguenze sull’esito referendario rimangano incerte, la paura della deriva secessionista che si profila in Spagna sta inducendo le banche, ma anche società e multinazionali che operano in Catalogna a preparare piani di emergenza nel caso che il governo catalano dichiari unilateralmente l’indipendenza

Secondo fonti consultate da La Vanguardia, il consiglio di amministrazione di CaixaBank si riunirà domani per valutare un cambiamento della sede legale ed evitare incertezze sulla possibile indipendenza della Catalogna. La più grande banca catalana sege i passi di Sabadell, che ha approvato in serata il trasferimento della sua sede ad Alicante. La banca, presieduta da Jordi Gual e guidata dal ceo Gonzalo Gortazar, ha chiuso la prima metà dell’anno con un utile di 839 milioni di euro.

I due istituti di credito da diversi giorni provano a tranquillizzare  i loro clienti che i soldi depositati nei loro conti sono pienamente garantiti, indipendentemente da come evolverà la situazione politica.

Il mercato guadano con nervosismo al futuro della Catalogna: ieri l’indice principale della borsa di Madrid, l’Ibex-35 ha perso il 2,85%. A soffrire sono state soprattutto appunto Caixabank e Banco Sabadell, con flessioni rispettivamente del 4,96% e del 5,96%, mentre Santander, la prima banca spagnola ha perso il 3,83%. In soli tre giorni Caixabank e Banco Sabadell hanno bruciato in Borsa 3.000 milioni.

Il settore bancario ha aperto un vaso di Pandora e ad annunciare un piano di fuga sono state anche aziende di altri settori strategici, come Naturhouse, Derby Hotels, Unico Hotels, WPP e Schibsted. Nel secondo trimestre 2017 erano già almeno 209 le società che hanno spostato il loro domicilio aziendale in un’altra regione del territorio di Spagna, mentre solo 131 si sono installate in Catalogna. Colossi come Gas Natural, Catalana Occidente e Abertis potrebbero presto seguire i passi di Caixa Bank e mettere in atto un piano di trasloco.

Martedì la società di biotecnologie Oryzon Genomics ha annunciato a mercati chiusi che avrebbe trasferito la sede a Madrid “con l’obiettivo di ottimizzare le sue operazioni e il rapporto con i suoi investitori”. Il mercato ha salutato con favore la decisione strategica e i titoli hanno chiuso le contrattazioni con un rialzo del 13% circa in Borsa il giorno dopo l’annuncio. Il gruppo odontologico Proclinic Expert ha spostato il domicilio da Barcellona a Saragozza, senza però offrire una motivazione.

Ue: rischio guerra civile in Catalogna, la reazione dei mercati

Anche da Bruxelles la situazione è vista con preoccupazione. Il commissario Ue all’Economia, Pierre Moscovici d’altronde era stato chiaro: “Una nuova repubblica sarebbe fuori dall’Unione europea. Conosciamo un solo membro: la Spagna”. Parole chiare, molto apprezzate a Madrid, che aprono scenari spaventosi per l’economia dell’ipotetica nuova nazione, fuori dall’euro e alle prese con un debito pubblico da negoziare con uno Stato, la Spagna, che non farà sconti. Mentre il commissario europeo al Bilancio, il tedesco Oettinger non usa mezzi termini: “C’è il rischio di una guerra civile“.

Sul fronte interno, la Corte costituzionale ha bloccato la dichiarazione di indipendenza, decretando la sospensione precauzionale della sessione del Parlamento catalano prevista per lunedì prossimo. Durante quella sessione il presidente catalano Carles Puigdemont dovrebbe riferire sull’esito del referendum del 1° ottobre, per poi procedere con la formale dichiarazione di indipendenza della regione, sfidando il governo di Madrid e la corte costituzionale spagnola, che ha sospeso il parlamento della Catalogna.

Sui mercati l’indice Ibex e i bond sovrani della Spagna stanno pagando le incertezze sul futuro della regione, il cui Pil rappresenta circa il 19% dell’intera nazione. La Borsa di Madrid cede lo 0,8% a quota 10.138 punti al momento, facendo in generale peggio del resto delle piazze finanziarie europee, mentre i rendimenti decennali dei Bonos sono in rialzo di sette punti base all’1,76%.