Carnevale 2010, un pò meno cinese

15 Febbraio 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – Dalla realizzazione di costumi di Carnevale su misura alla produzione di dolci tipici che, a seconda della località italiana, assumono nomi diversi, chiacchere, bugie, frappe, gale. Dalle ambientazioni per tornei medioevali ai giochi di prestigio, scherzi, lazzi, dalla vendita di coriandoli e addobbi tradizionali a quella di maschere e costumi on line. Sono quasi 500 le imprese italiane che dichiarano un’attività legata strettamente al Carnevale. Lo si legge in un comunicato della Camera di Commercio di Milano. La regione che ne vanta di più è la Campania, seguono Veneto e Lombardia. Per un Carnevale che diventa un po’ più “nostrano”. Se infatti fino al 2007 era in forte aumento l’import di oggetti per le feste dalla Cina, in due anni ha registrato un calo vistoso del 26%, da più di 22 milioni di euro ai 16 milioni del 2009. In ripresa, dal 2008 al 2009, l’export: +6,4% che supera i 19 milioni di euro. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati registro imprese a febbraio 2010 e Istat nei primi dieci mesi del 2009, 2008 e 2007. Oggetti per il Carnevale: da dove vengono e dove vanno. In Italia è di oltre 40 milioni di euro l’interscambio di oggetti per le feste e il Carnevale nei primi dieci mesi del 2009. I due terzi dell’import viene dalla Cina, seguita a grande distanza da Germania (8,4%) e Regno Unito (4,1%). Quasi un quarto dell’export italiano raggiunge invece la Francia e il 10,6% varca l’oceano per approdare negli Stati Uniti.