CAPITALE CORROTTA, OLIMPICO INFETTO

17 Settembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Scrive l’Osservatore romano che la monetina che ha spaccato la fronte all’arbitro Frisk e il clima che si respira di solito all’Olimpico di Roma è «un’ombra inquietante sulla città». E se lo dice l’Osservatore romano, eterno organo della città eterna, c’è da credergli. Ma siamo proprio sicuri che sia così semplice, nella sua gravità, quanto è accaduto l’altra sera? E se fosse invece la città di Roma che getta un’ombra inquietante sull’Olimpico e sul calcio?

Insomma, non c’è bisogno di andare allo stadio per osservare l’ethos di cui sembra impregnata la capitale. Roma è una città aggressiva, senza alcun dubbio la più maleducata d’Italia, dove la tensione si taglia a fette non solo allo stadio, ma nel traffico quotidiano costantemente al limite dello scontro fisico, nelle scorribande arroganti e impunite dei motorini, nei duelli in fila agli sportelli di banche e uffici, perfino nell’antropologia della sua gioventù.

E’ come se i modelli culturali e gli stili di vita del lumpen proletariato capitalino avessero vinto la battaglia per l’egemonia. Un giovanotto in carriera e col portafogli pieno a Londra tende a vestirsi come un trader della City, a Milano si atteggia a Dudi Berlusconi, e a Roma si veste, si tatua, si muove, parla, sputa e spintona come un Totti o un Cassano. I due campioni dello spirito pubblico capitolino rappresentano una versione originale del metro-sexual (il nuovo maschio metropolitano, che cura il suo aspetto fisico in ogni dettaglio, maniacale nell’esposizione del corpo fino al limite del femminino) trasformato all’ombra del Cupolone in metro-coattus, bullo sofisticato, metà guerriero e metà fighetto, in genere molto sicuro di sé, molto arrogante, e molto pronto ad attaccare briga.

Un processo analogo è avvenuto in Inghilterra, dove la sub-cultura della working class – birra, piercing e tatuaggi – è diventata mainstream, fino a contagiare i modelli comportamentali anche delle classi alte, e trovando in Beckham il suo sublime perfezionamento simbolico. Come in Inghilterra, del resto, Roma è l’unica città d’Italia dove, dopo il fenomeno delle radio locali, il ritmo del tifo militante, il tam tam del calcio come stile di vita quotidiano, è arrivato fino alla nascita di un tabloid, il Romanista, come tutti i tabloid strumento essenziale e definitivo nel costruire un senso comune.

Non c’è dunque davvero da meravigliarsi che una monetina possa partire dalla tribuna d’onore. Se la Roma è una fede, i suoi templari sono ovunque, senza distinzione di sesso, educazione e ceto sociale.

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