Caos Turchia. Crollo lira e fuga capitali?

3 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Gli investitori di tutto il mondo hanno gli occhi incollati sull’esplosione delle violenze in Turchia. Per il paese, il fine settimana appena trascorso è stato il più violento degli ultimi anni: i manifestanti sono scesi in piazza, per protestare contro il governo islamico-moderato guidato da Recep Tayyip Erdogan.

La gente comune ha inizialmente protestato per la difesa dei 600 alberi di Gezi Parki, un piccolo giardino dietro Piazza Taksim, nel centro di Istanbul e simbolo dello stile di vita occidentale della città. Uno stile di vita messo in pericolo dalla stretta autoritaria che Erdogan ha rafforzato soprattutto negli ultimi due anni.

Turchia, nuovo focolaio di crisi geopolitica? La situazione non è affatto da sottovalutare, a rischio è la libertà degli individui, la loro libertà di espressione, visto che Erdogan ha detto addirittura che Twitter è un pericolo per la società.

“Adesso c’è un pericolo chiamato Twitter – ha detto Erdogan – lì vi si possono trovare tutti i migliori esempi di bugie. Per me i social media sono il pericolo maggiore per la società”.

L’instabilità politica ha avuto riflessi immediati sull’azionario e sulla valuta, la lira turca, che si è indebolita a 1,8910 nei confronti del dollaro, contro 1,8706 di venerdì scorso, attestandosi a un valore vicino alla media degli ultimi 18 mesi. La Borsa di Istanbul, ha aperto le contrattazioni di lunedì con un tonfo -6,43% a 80,463 punti, mentre i tassi sui bond turchi sono balzati al 7,12% contro il 6,84% della scorsa settimana.

“Ritengo che la maggior parte degli investitori conosca la Turchia abbastanza bene e capisca che Erdogan e l’AKP rappresentano la forza politica dominante nel paese…credo che, viste le proteste del week end, la banca centrale del paese e le autorità turche adotteranno un atteggiamento più interventista, evitando che la valuta si indebolisca ulteriormente”, ha commentato Tim Ash, responsabile della divisione di ricerca dei mercati emergenti presso Standard Bank PLC, a Londra.

“Potremmo assistere a un ulteriore sell off sugli asset della Turchia. Tuttavia, dopo le prime reazioni, l’indice della Borsa di Istanbul 100 non dovrebbe avere un impatto drammatico sui mercati, visto che la banca centrale probabilmente ridurrà la liquidità ulteriormente (prevenendo così il crollo della lira)”, ha commentato Tufan Comert, strategist presso la società di brokeraggio con sede a Istanbul Garanti Securities.

“L’incertezza del sentiment riguardo agli asset più rischiosi potrebbe comportare un rischio per gli asset denominati in lira turca. Se le proteste su larga scala dovessero continuare, la pressione sulla valuta e sugli asset denominati in essa potrebbe peggiorare, soprattutto in considerazione dei dati di questa settimana, che includono il rapporto sull’occupazione Usa“, ha detto Inan Demir, responsabile economista presso Finansinvest.

“Con le proteste crescenti potremmo assistere a flussi in uscita significativi e la banca centrale potrebbe dare il via a politiche restrittive”, ha commentato Ugur Gurses, editorialista del quotidiano turco Radikal.