Caos legge bavaglio: il governo para-fascista usa di nuovo il voto di fiducia. Occupato il Senato

9 Giugno 2010, di Redazione Wall Street Italia

Tensione e volatilita’ ai massimi assoluti, si direbbe in borsa. Una maggioranza cosi’ illiberale non si vedeva dai tempi del Duce. Berlusconi “blinda” il testo sulle intercettazioni. Opposizioni all’attacco. I dipietristi occupano il Senato: «Fermare il dittatore». Il Pd: Alfano aveva escluso il voto di fiducia. Il Guardasigilli replica: «La solita polemica strumentale».

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Il governo blinda il ddl intercettazioni ponendo al Senato la questione di fiducia ed esplode la protesta dell’opposizione: su tutti l’Italia dei Valori che, sventolando il tricolore, occupa l’Aula di Palazzo Madama «a oltranza»: «È la nostra resistenza al dittatore Berlusconi», tuona Antonio Di Pietro.

Il Pd invece attacca l’esecutivo definendo la decisione della fiducia «illegittima» perché autorizzata in un Consiglio dei ministri che ancora non conosceva il testo del maxiemendamento. Non solo. Secondo Anna Finocchiaro ci sono tutti gli estremi per motivare ricorsi alla Corte Costituzionale perché alcune parti del testo sono «irragionevoli». E il clima infuocato di Palazzo Madama desta qualche preoccupazione nel leader della Lega, Umberto Bossi, che teme venga compromesso il confronto con l’opposizione sulle riforme, federalismo in primis.

La giornata inizia in commissione Giustizia con l’esame dei nuovi emendamenti presentati dalla maggioranza dopo il compromesso di ieri nel Pdl ma l’opposizione annuncia subito «ostruzionismo totale» su un ddl che giudica «inaccettabile». Il testo dunque torna in Aula alle 15 senza l’ok della Commissione: «L’ostruzionismo messo in atto dall’opposizione – denuncia il sottosegrario alla Giustizia Giacomo Caliendo – a questo punto legittima il ricorso al voto di fiducia». E infatti, nonostante l’estremo tentativo dell’opposizione di chiedere al presidente del Senato, Renato Schifani, ancora un ritorno in Commissione, il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, pone la questione di fiducia. «È un diritto della maggioranza arrivare alla decisione visto che di intercettazioni se ne discute da due anni», osserva Maurizio Gasparri.

Finocchiaro chiede a Vito quando il Cdm abbia autorizzato questa fiducia. Il ministro risponde indicando erroneamente la data del 29 maggio: ma è un sabato e inoltre l’ultimo Cdm si è riunito il 25 maggio. Il portavoce del Ministro fa una precisazione ma il lapsus alimenta sospetti nel Pd. «La fiducia votata con questa modalità è illegittima. Il testo è cambiato cinque volte e occorre che il Consiglio dei ministri autorizzi la fiducia su questo testo e non su quello del 25 maggio scorso», denuncia Finocchiaro che ricorda anche alcune dichiarazioni del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che il 26 maggio sosteneva: «Al momento non v’è alcuna ragione per parlare di porre la fiducia». A replicare al Pd è prima la presidenza del Consiglio con una nota che conferma la data dell’autorizzazione della fiducia, il 25 maggio scorso, poi il Ministro Alfano che definisce «strumentali» le polemiche dei democratici che vogliono «mascherare con pretesti procedurali il palese disinteresse verso il diritto costituzionale alla riservatezza e alla privacy di quei milioni di cittadini non tutelati da nessuna lobby».