CAMBIA LA MAPPA DELLA FINANZA
IN ITALIA

20 Ottobre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) –
«Non siamo stati interpellati». Così Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa, ha commentato gli ultimi sviluppi di Telecom Italia, e in particolare la costituzione del patto di sindacato tra Olimpia, Mediobanca e Generali. Sarebbe stato strano, d’altra parte, se Passera fosse stato interpellato.

E non solo perché Intesa ha lasciato Olimpia qualche settimana fa. Ma soprattutto perché l’«intesa di consultazione» stretta intorno a Telecom – che ha avuto la sua elaborazione strategica in Mediobanca, ma sulla quale si staglia l’ombra di Cesare Geronzi e della sua Capitalia – si può considerare come la prima risposta all’operazione Intesa-Sanpaolo.

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La chiave di lettura più adatta per cogliere e interpretare i prossimi movimenti tra i grandi e i piccoli potentati della finanza italiana è infatti uno schema bipolare: da una parte il blocco Intesa-Sanpaolo, con la sua capacità di attrazione e condizionamento nei confronti di vaste aree del sistema creditizio; dall’altra l’asse Mediobanca-Capitalia-Unicredito. E naturalmente Generali, che ha nei tre istituti i principali azionisti.

Ma la compagnia del Leone fa anche parte di quella «terra di mezzo» che, se davvero lo schema bipolare andrà a realizzarsi, è destinata a essere riassorbita dalle manovre dei due schieramenti. Generali è infatti azionista importante di Intesa, ma appare probabile che questo rapporto andrà a definirsi.

Per un caso di eterogenesi dei fini, potrebbe essere l’Antitrust a provocare questo chiarimento se vorrà individuare, e i segnali su questo versante si moltiplicano, nella presenza di Generali nel capitale del nuovo colosso bancario – con quanto ne deriva in termini di concentrazione nei mercati delle assicurazioni e dell’asset management – una delle difficoltà alla realizzazione della maxi-fusione.

Naturalmente la «terra di mezzo» è assai più ampia e articolata, andando a comprendere regni e principati dell’importanza, per esempio di Rcs. Per non parlare poi di quella sorta di «truppe irregolari» del polo Intesa che è rappresentata da Romain Zaleski, presente sia nel capitale di Generali che in quello di Telecom con quote, com’è nel modus operandi del finanziere, forse superiori a quelle fin qui denunciate.

D’altra parte la mappa della finanza italiana sta entrando in una fase di cambiamento destinata ad accelerare col passare delle settimane, come se solo ora si avvertissero le conseguenze ultime della successione alla poltrona di governatore della Banca d’Italia.

Chi, qualche mese fa, denunciava che l’uscita di Antonio Fazio non aveva dato luogo ad apprezzabili mutamenti della situazione, ha compiuto un errore di valutazione. Occorreva che maturasse una prima grande operazione, come appunto quella tra Sanpaolo e Intesa, per scatenare un effetto domino che toccherà raccontare per i mesi a venire.

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