Cambi, moneta Usa ancora debole

23 Luglio 2007, di Redazione Wall Street Italia

di Lorenzo Daglio, Fabio Caldato ed Emanuele Furlan*

I dati macroeconomici americani di giovedì pomeriggio hanno confermato una debolezza, per quanto moderata, della congiuntura Usa. Ciò si riperquote, unitamente ad altre concause, sul dollaro. Graficamente, osserviamo un doppio massimo di brevissimo periodo in area 1,383, che si pone ora come resistenza da rompere e base del rettangolo delineatosi, invece, individuabile attorno a 1,3760. Neppure la testimonianza di Ben Bernanke, governatore della Fed, ha scosso un mercato attendista, anche perché non è emerso nulla di sostanzialmente nuovo, se non una continua apprensione riguardante il problema dei mutui subprime. Allargando la view, un pullback a 1,368-1,366 darebbe l’opportunità di valutare la consistenza della fase rialzista in essere. I target eventuali alla rottura della resistenza si pongono a 1,39 e 1,4; quest’ultimo livello avrebbe anche una valenza psicologica, vista l’eco che avrebbe presso i mass-media. Se quindi riscontriamo poche indicazioni per il brevissimo sul cross euro-dollaro, vale la pena osservare il dollar index, che si avvicina ai noti supporti pluriennali attorno al valore 80 e poco sotto. Una tenuta eviterebbe una caduta libera della moneta americana e l’arrivo della speculazione finanziaria più cinica. Lo yen giapponese si mantiene debole nella prima parte della giornata per poi retrocedere bruscamente nella seconda parte con una marcata volatilità che ha scosso il mercato valutario. Alla debolezza della moneta americana si contrappone la forza delle monete high yield e della sterlina inglese. Il pound ieri è sostenuto anche grazie all’uscita di dati forti sul fronte del pil britannico, che conferma la valutazione che l’orientamento tassi rimane verso l’alto. Di ieri è la notizia riguardante la Bank of China che ha alzato i tassi di 27 punti base, per prevenire, o meglio, contrastare il surriscaldamento dell’economia e l’enorme flusso di liquidità. Questi due fenomeni hanno determinato, in particolare, un forte incremento dell’inflazione locale. Per la prossima settimana destano particolare interesse i dati sull’inflazione australiana, l’indice Ifo europeo e dagli States il Pil e i beni durevoli.

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