CALCIO: DEBITI E INCHIESTE, LA PARTITA IMPOSSIBILE

26 Marzo 2004, di Redazione Wall Street Italia

I debiti con le banche e quelli con il fisco. Le nuove regole della Lega e quelle dell’Uefa. E come se non bastasse il presidente della Federcalcio, Carraro, che viene indagato, insieme a Matarrese e Petrucci in seguito all’esposto di tifosi della Fiorentina, dal quale è nata un’inchiesta sulle iscrizioni ai campionati di due anni fa. Il calcio si interroga su come evitare il baratro, ma non è facile dopo che il governo ha detto no all’ipotesi di un decreto.

Silvio Berlusconi, il primo a dire che un intervento era necessario altrimenti in diverse città sarebbe successa una «rivoluzione», ha cambiato idea: anche per il premier oggi è «impossibile intervenire». Tuttavia da Bruxelles ha lasciato aperta una possibilità di soluzione ancora non definita: «Non ci si può piegare alle azioni di piazza» ha detto Berlusconi, ma, ha aggiunto, «qualora dovesse esserci una richiesta ragionevole da parte del mondo dello sport non ci rifiuteremo di esaminarla. Noi non abbiamo trovato la soluzione, la speranza è andata delusa».

LA SITUAZIONE – Mentre il campionato affronta una giornata all’antica (tutte le partite si giocano domenica alle 15, senza anticipi e posticipi) resta difficile immaginare quale potrebbe essere la proposta del mondo del calcio e in particolare della Lega guidata da Adriano Galliani. Certamente Berlusconi e Galliani sono talmente vicini da aver già esaminato ogni possibile via d’uscita senza, evidentemente, trovarla. Intanto i club hanno una certezza: la documentazione per potersi iscrivere alle coppe europee va consegnata entro il 31 marzo, ma la decisione finale arriverà in tre gradi, l’ultimo il 20 maggio.

E l’interpretazione della normativa europea in vigore dalla stagione 2004-2005, in ambienti della Lega, offre un altro appiglio: nulla vieta ai club le cui richieste siano respinte di rimettersi in regola nei due mesi concessi per i ricorsi. La Uefa, è la convinzione, lo accetterebbe. I club più a rischio sono Roma, Lazio e Parma. Baraldi ha spiegato, per gli emiliani, che la documentazione è stata già tutta presentata. La Roma conferma di essere in attesa della certificazione di bilancio della Grant Thornton.

In effetti, l’Uefa chiede che le società non siano in arretrato nel pagamento degli stipendi, ma a una data abbastanza lontana, quella del 30 giugno 2003: e nessuna società italiana di A è tanto indietro (il massimo è sei mesi). Resta l’incognita del fisco: Roma e Parma hanno aderito al condono fiscale (bastano poche migliaia di euro per bloccare il debito al 31 dicembre 2002, prima delle tre rate previste), la Lazio ha aperto un contenzioso che di fatto blocca il debito ai fini Uefa. In Federcalcio è in ogni caso la situazione della Roma quella ritenuta più preoccupante: resterebbero scoperti i debiti Irpef dei primi sei mesi del 2003.

SCADENZE – Anche se la scadenza Uefa sara’ superata, restano le iscrizioni ai prossimi campionati (le scadenze saranno spostate a luglio) Per questo Carraro ha deciso di riunire tutte le componenti: Lega e Aic, cioè presidenti e giocatori, devono trovare l’accordo. Sul
tavolo la riduzione degli stipendi, ma anche la reintroduzione di sanzioni penali a chi non paga l’ Irpef o l’uso di fideiussioni (ma i casi dei falsi già scoperti sconsigliano di abusare di questa soluzione) a sostegno dei contratti. O ancora la riduzione delle rose.

Più complicato riuscire a ridurre il numero delle società professionistiche. Per Carraro «i club hanno due vie: il condono fiscale e il concordato con i loro creditori. Altrimenti non c’è alternativa: è fallimento». Più diretta l’ipotesi del presidente della Juve, Franzo Grande Stevens: «Ora c’è una soluzione: le società con i debiti vendono i loro giocatori». E riprende quota l’ipotesi del lodo Petrucci: fallita una società, non sparisce il titolo sportivo. Come dire, se un presidente fa bancarotta il nome della sua squadra passa a chi ne rileva il nome. «Gazzoni fece così con il Bologna, e fece un affare», ha ricordato Matarrese.

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