Calcio che fare adesso: tutti i numeri della crisi finanziaria

24 Giugno 2021, di Leopoldo Gasbarro

Mentre i campionati europei di calcio entrano nel vivo, in quella fase che ci porterà alla finale di Londra, il mondo del pallone continua ad interrogarsi per capire come far fronte agli impatti violentissimi che la crisi economica dettata dal Covid 19 ha generato nei bilanci delle società. Il mondo del calcio è in crisi e bisogna capire come uscirne.
L’analisi di quanto “costi” la pandemia alle principali società di calcio europee emerge dal rapporto annuale “Football Clubs’ Valuation: The European Elite’ di KPMG Football Benchmark”. Dopo la crescita continua registrata negli ultimi 6 anni, il valore d’impresa aggregato delle 32 squadre dell’élite del calcio europeo è calato di 6,1 miliardi di Euro rispetto al 2019.

Ma vediamo in dettaglio che cosa è accaduto ai bilanci di alcune delle squadre più importanti del continente

Il Real Madrid, con un valore di 2,909 miliardi di Euro, si conferma al primo posto nella classifica delle 32 principali società di calcio a livello europeo per valore d’impresa, davanti a Barcellona e Manchester United. La Juventus prende il posto dell’Arsenal tra le prime 10 con un valore d’impresa di 1,480 miliardi di Euro, mentre per la prima volta entra nel ranking l’Atalanta (24esima posizione) con un valore d’impresa di 364 milioni di Euro.

Il Real Madrid conferma il suo primato per il terzo anno consecutivo, davanti a Barcellona e Manchester United. Nella top 10, il Paris Saint-Germain è salito in ottava posizione, superando il Tottenham, mentre la Juventus è tornata tra le prime 10 prendendo il posto dell’Arsenal, che a sua volta ha perso sei posizioni dalla prima edizione del report nel 2016. Atalanta, Marsiglia e Fenerbahçe sono entrate nelle prime 32 posizioni al posto di West Ham United, Athletic Club Bilbao e Beşiktaş.

Dopo anni di crescita costante, il valore d’impresa aggregato dei 32 top club è diminuito di 6,1 miliardi di Euro (-15%) rispetto all’anno scorso.

Le entrate derivanti dai diritti radiotelevisivi e dal botteghino sono state influenzate in misura maggiore dalla pandemia, mentre i ricavi commerciali sono leggermente aumentati, principalmente grazie agli accordi firmati prima dell’inizio della crisi sanitaria. Solo sette dei primi 32 club hanno registrato un utile netto, rispetto ai 20 club dell’anno precedente.

Grazie ad un algoritmo proprietario, basato sull’approccio Revenue Multiple, che prende in considerazione cinque parametri specifici del calcio (redditività, popolarità, potenziale sportivo, valore dei diritti televisivi e proprietà dello stadio), KPMG stima il valore d’impresa dei 32 club di calcio più rilevanti d’Europa.

Il Real Madrid conferma il suo primato. Entra in classifica l’Atalanta, la Juventus torna in top 10

Torna nelle prime 10 posizioni la Juventus, che scavalca l’Arsenal (1,480 miliardi vs 1,445 miliardi). L’Atalanta, il cui Valore d’Impresa è cresciuto del 14% nel corso dell’ultimo anno, raggiungendo la cifra di 364 milioni di Euro, entra per la prima volta in classifica.

Il Real Madrid conferma il primo posto, mentre sul podio il Barcellona (2,869 miliardi) supera il Manchester United (2,661 miliardi) e si posiziona al secondo posto.

La pandemia deprime il valore dei club d’élite

A causa degli impatti causati dalla pandemia di COVID-19, le forti restrizioni e la chiusura degli stadi in tutto il continente, per la prima volta da quando viene realizzata l’analisi KPMG tutti i 29 club protagonisti anche della classifica dello scorso anno hanno registrato una diminuzione annuale del loro valore d’impresa.
Il valore complessivo delle 32 squadre di calcio europee più importanti è sceso a 33,6 miliardi di Euro, il 15% in meno rispetto all’anno precedente, con un decremento di 6,1 miliardi di Euro.

Mentre l’anno scorso i primi tre club avevano aumentato il loro valore (il Real Madrid dell’8%, il Barcellona del 19% e il Manchester United del 4%), quest’anno le stesse società hanno visto una flessione rispettivamente del 16%, 10% e 20%.

L’impatto della pandemia è evidente anche nella redditività dei club: nel 2020 solo sette dei primi 32 club europei hanno registrato un utile netto, rispetto ai 20 del 2019. Quinquennio memorabile per l’Inter, crollo per il Milan

Nonostante quest’ultimo calo del 15% del valore d’impresa causato dal COVID-19, dal 2016 a oggi i 32 club hanno aumentato il loro valore aggregato del 27%. La Juventus riflette questo andamento con una crescita del 51% del valore d’impresa dal 2016. LInter ha registrato la maggior crescita percentuale negli ultimi 5 anni (+120%), mentre il Milan è il club che ha subito la riduzione maggiore nello stesso periodo, con una flessione del 22%, superiore a quella registrata dallo FC Schalke 04 (-20%) e dall’Arsenal (-13%).

Calcio e crisi: l’analisi degli impatti della pandemia

Un capitolo del ‘Football Clubs’ Valuation’ del 2021 è dedicato agli impatti del virus COVID-19 sul sistema calcio. Secondo le stime, i club di calcio più importanti appartenenti alle 55 Associazioni Aderenti UEFA, registrano una riduzione su base annuale dell’11% dei ricavi operativi aggregati (-2,7 miliardi di Euro) rispetto alla stagione 2019/2020.

Anche i valori dei cartellini dei giocatori hanno risentito di questa crisi: il valore di mercato aggregato dei 500 giocatori di calcio con il valore economico più alto è diminuito del 10% tra febbraio 2020 e aprile 2021.
Inoltre, i dati sui risultati netti per la stagione 2019/2020 offrono dati poco incoraggianti: gli 80 club – tra cui tutti i giganti europei del calcio – che finora hanno reso pubblici i loro risultati finanziari hanno registrato una perdita netta aggregata di 2,04 miliardi di Euro.

Oltre ai negativi impatti finanziari, la crisi sanitaria globale ha anche accentuato i problemi di fondo già presenti nei modelli di business dei club di calcio.

“Nell’ecosistema calcistico, oggi altamente interconnesso, servono riforme che coinvolgano tutte le parti interessate. Una revisione della governance e della redistribuzione del potere, la riduzione delle dimensioni dei campionati e la razionalizzazione dei calendari delle partite, l’equilibrio tra il merito sportivo e la prevedibilità finanziaria, la creazione di campionati regionali, unendo campionati nazionali più piccoli e la riprogettazione del FFP, il fair play finanziario, concentrandosi su meccanismi di controllo dei costi più rigorosi”, ha sottolineato Andrea Sartori, Global Head of Sports di KPMG e autore del rapporto.

“Per anni, gli stakeholder del settore si sono concentrati sulle loro posizioni individuali per proteggere gli interessi delle proprie organizzazioni, senza guardare agli effetti collaterali delle loro aspettative e ambizioni sul settore. Tutte le parti devono rendersi conto e accettare che il calcio ha attraversato una profonda trasformazione negli ultimi anni, dovuta principalmente all’evoluzione delle abitudini dei consumatori e alla digitalizzazione, che, a sua volta, ha portato alla globalizzazione del settore, a vantaggio della maggior parte dei grandi club e leghe.

Per migliorare lo stato del calcio europeo, sono necessarie flessibilità, responsabilità e cooperazione a tutti i livelli. Non c’è altro modo per salvare il “bel gioco” e per renderlo sostenibile a beneficio di tutte le parti coinvolte, soprattutto di giocatori e tifosi di tutto il mondo, i più importanti protagonisti del calcio”, conclude Andrea Sartori.