CALA L’ EURO, SALIRANNO
LE BORSE (UE)

15 Novembre 2005, di Redazione Wall Street Italia

*Financial Trend Analysis e’ una societa’ che opera nel settore dell’Analisi Tecnica. Le analisi di borsa qui pubblicate non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

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(WSI) – Recentemente la Banca Centrale Europea ha usato nei confronti del pericolo inflazione un linguaggio più determinato, affermando con chiarezza che è pronta ad agire in ogni momento con un incremento nel livello dei tassi di interesse. I mercati non hanno preso molto sul serio queste affermazioni tuttavia, prova ne è il violento apprezzamento del dollaro, sceso al di sotto della quota critica di 1,19 nei confronti dell’euro.

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Gli operatori ritengono evidentemente probabile il proseguimento della politica “a passi moderati” della Riserva Federale, che dovrebbe concretizzarsi in almeno altri due interventi al rialzo di 25 punti base sui tassi a breve Usa (per portarli al 4,5%) mentre ritengono molto meno probabile un intervento analogo da parte della BCE, dopo che il presidente dell’Eurogruppo, il primo ministro lussemburghese Jean-Claude Juncker, ha rivolto un invito perentorio ai banchieri centrali di Francoforte a tenere conto dell’inflazione “core”, al netto cioé dei prezzi dei prodotti energetici e degli alimentari (per ora relativamente bassa), nel valutare l’opportunità di un rialzo dei tassi. E se si vuole dare retta ai segnali che provengono dal grafico di euro dollaro il fenomeno dell’apprezzamento della moneta Usa nei confronti di quella europea non è destinato ad essere passeggero.

Scendendo al di sotto della linea di tendenza tracciata dai minimi di aprile 2004 e passante per quelli di luglio 2005 infatti i prezzi hanno completato un ampio testa spalle ribassista, una delle principali figure di inversione in analisi grafica formata da tre picchi successivi, quello centrale più alto ed i due laterali su livelli simili, situata a completamento di un trend rialzista. Caratteristica del testa spalle ribassista è quella di fornire una indicazione abbastanza affidabile in merito agli obiettivi raggiungibili a seguito del suo completamento.

Proiettando l’ampiezza della figura (calcolata come distanza dal top centrale alla base) verso il basso a partire dal punto del suo completamento, in questo caso area 1,19, si ottiene il target minimo raggiungibile dai prezzi prima che l’effetto della configurazione si esaurisca. Nel caso di euro dollaro questo target si pone intorno alla parità (a 1,01 per la precisione), un valore molto distante dagli attuali ma il cui raggiungimento non è così irrealistico, se si pensa che coincide con i 2/3 di ritracciamento del rialzo dai minimi del 2000. Il metodo delle proiezioni fornisce anche un target intermedio per il ribasso, in area 1,10 (quota dove si trova anche il 50% di ritracciamento del rialzo citato prima), un supporto dal quale il cambio potrebbe tentare una reazione anche importante.

La strada del ribasso per l’euro sul dollaro sembra segnata: il differenziale dei tassi tra le due monete è destinato ad ampliarsi, ed a meno di sorprese da parte della BCE è possibile che nel medio termine si assista ad una svalutazione della moneta europea importante, capace di influire positivamente sul livello delle nostre esportazioni. Sarebbe solo il ritorno al di sopra di area 1,19/20, la base del testa spalle, a cancellare il segnale negativo ed a riportare il quadro, se non in favore di euro, almeno in una situazione di neutralità.

Ma le dinamiche attuali ed attese sui tassi di interesse non hanno influenzato solo l’andamento dell’euro: nel corso degli ultimi due mesi circa infatti il dollaro si è rafforzato in modo deciso anche nei confronti dello yen giapponese, passando dai minimi di settembre a 108,70 circa al top di novembre a 118,40 (un rialzo di quasi il 9%). Il trend rialzista è attivo dal doppio minimo di area 102 disegnato tra la fine del 2004 e l’inizio del 2005 e nel suo svilupparsi ha superato importanti resistenze, come i massimi del maggio 2004 in area 115, arrivando fino alla quota cruciale di 118,70, 50% retracement del ribasso dal top del febbraio 2002.

La velocità con la quale si è realizzata l’ultima fase del rialzo è stata tale da portare gli indicatori tecnici, anche quelli impostati sul medio termine come ad esempio l’RSI a 21 giorni, in zona estrema di ipercomprato, quindi è possibile che in un prossimo futuro il trend rialzista del cambio dollaro yen subisca una battuta di arresto, ma l’impressione è che anche in caso di flessioni in area 115, target ideale per una breve correzione, il superamento di 118,50/119,00 sia solo questione di tempo (oltre quella quota primo obiettivo a 122,50).

Non solo gli esportatori europei, ma anche quelli dell’area pacifico potrebbero andare quindi incontro ad una fase relativamente facile per quello che riguarda il collocamento delle loro merci negli Usa. Economie come quella giapponese o quella europea, con una spiccata vocazione all’export, dovrebbero trarre da una situazione come quella prospettata indubbi vantaggi, e così dovrebbero fare anche le loro borse. Quasi sicuramente la svalutazione dello yen sul dollaro ha favorito il rialzo dell’indice Nikkei negli ultimi mesi: i due grafici, quello del cambio e quello della borsa sono quasi sovrapponibili. Il superamento di area 118,50 da parte di dollaro yen dovrebbe essere quindi un segnale positivo anche per l’andamento futuro del Kabutocho, la Borsa giapponese.

Borsa per la quale valgono le stesse considerazioni fatte per il cambio, cioè il fatto che il rialzo degli ultimi mesi è stato così rapido da portare i principali indicatori in ipercomprato, una situazione che potrebbe necessitare di una temporanea correzione per essere risolta. Le attese a medio termine rimangono tuttavia positive per il Nikkei, dal momento che tra la fine del 2001 e l’inizio del 2005 su questo grafico si è disegnato un testa spalle, questa volta rialzista, del tutto analogo a quello recentemente completato da euro dollaro. Il target della figura, ottenuto ancora una volta grazie alla proiezione della sua ampiezza, si colloca in area 16500/700.

Una flessione che riportasse i prezzi in area 13000 dovrebbe quindi essere considerata temporanea, ed anzi potrebbe rappresentare una opportunità di ingresso su valori più convenienti degli attuali. L’andamento del cambio sembra aver creato le condizioni ideali per la crescita della borsa giapponese. E’ lecito affermare lo stesso anche per l’Europa ? Indubbiamente anche tra il grafico dell’indice Eurostoxx e quello di euro dollaro (disegnato su di una scala invertita per rendere il confronto più intuitivo) sono comparse negli ultimi mesi delle notevoli similitudini. Sembra tornata valida quella legge, dimenticata dai mercati nel periodo 2003/2004, secondo la quale il rialzo di borsa è favorito dal dollaro forte.

Se l’influenza positiva del calo dell’euro sulla borsa europea dovesse venire confermata in un prossimo futuro, e se euro dollaro si manterrà al di sotto di area 1,19/1,20 confermando l’avvio di un trend (grafico) ribassista di una certa importanza, allora il superamento dei massimi di area 320 da parte dell’indice Eurostoxx dovrebbe essere solo questione di tempo. Del resto il trend rialzista in atto dai minimi dell’agosto 2004 non è stato intaccato dalla recente correzione (la media a 200 giorni, primo supporto critico, si colloca a 292 circa, distante dai valori minimi toccati fino ad ora), e sembra quindi conservare la forza per tornare a mettere alla prova area 320, 50% retracement del ribasso dal top di inizio 2000, oltre la quale si aprirebbe la strada al raggiungimento di target in area 355 almeno.

Chi potrebbe risentire invece di un ulteriore apprezzamento del dollaro sia sull’euro sia sullo yen è la borsa USA, decisamente meno tonica rispetto alle altre citate già da alcuni mesi. Attenzione tuttavia nel decidere troppo affrettatamente che un investimento in titoli americani non è appetibile: nella valutazione è necessario tenere conto di due aspetti cruciali. Il primo riguarda il possibile futuro andamento del cambio, che dovrebbe comportare un vantaggio per l’investitore europeo anche di molti punti percentuali se il target di area 1,10 di euro dollaro dovesse effettivamente venire raggiunto.

Il secondo riguarda lo stato di salute dell’economia Usa: il ciclo di rialzo dei tassi visto negli States è stato determinato principalmente dalle buone condizioni della crescita economica, condizioni che hanno portato e probabilmente porteranno anche in futuro al pagamento di dividendi interessanti, che potrebbero più che compensare una relativa stabilità dei corsi azionari.

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