CADUTO LO SCUDO, I CAPITALI VOLANO OFF-SHORE

11 Agosto 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – I tedeschi non sapranno fare gli scudi fiscali, ma gli italiani non ne hanno sfruttato le opportunità. Non ci voleva molto per capire che un’aliquota del 25% avrebbe persuaso i tedeschi a tenere i propri capitali all’estero dove li avevano accumulati. Da noi l’aliquota di un decimo rispetto a quella tedesca ha “portato alla luce” oltre 74 miliardi di euro. Ma pare che gran parte stia di nuovo riprendendo la via della frontiera (svizzera, per lo più).

E’ una tendenza, non ancora quantificabile con precisione, confermata dalla stampa specializzata e soprattutto da molti operatori del settore. C’è chi trova cause politiche: un possibile innalzamento delle aliquote sulle rendite da capitale nella prossima Finanziaria e persino il timore per un ritorno dei “comunisti” al governo. Nessuna delle due spiegazioni convince: un ministro così attento ai mercati internazionali come Siniscalco difficilmente seguirà quella strada. Mentre, per quanto riguarda i comunisti, sotto cinque anni di governi di centrosinistra i mercati mobiliari hanno goduto di una salute migliore dell’attuale.

Dunque, i capitali si stanno spostando, delusi dalle scarse opportunità d’investimento. I detrattori dello scudo fiscale l’hanno sempre visto solo come una forma di condono dei tanti miliardi, usciti (e forse generati) illegalmente. E in molti casi i capitali regolarizzati sono tornati (o rimasti) off shore. Ma non era l’esito più scontato: le banche italiane hanno attrezzato intere divisioni per accogliere e mantenere i capitali in rientro e, come testimoniano vari private banker, gli stessi titolari erano inclini a reinvestire in Italia.

Oltre 70 miliardi di euro pronti a rientrare in circolo in un capitalismo perennemente sottocapitalizzato. Non è successo, colpa del governo che ha promesso un clima nuovo per gli investimenti, ma senza fare granché per realizzarlo. E colpa del sistema finanziario che evidentemente non ha molto da offrire.

Così i capitali se ne vanno di nuovo, non alla ricerca dei paradisi fiscali – nel 2005 dovrebbe entrare in vigore la nuova normativa europea a cui si sono sottoposte anche Svizzera, Lussemburgo e le ex colonie inglesi – ma per trovare opportunità di rendimento. Quel che in Italia non c’è.

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