CACCIA AL TESORO

4 Maggio 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Caccia al tesoro. La «mappa» dei mercati azionari parla chiaro: le maggiori soddisfazioni vanno cercate adesso in Cina e Brasile. E anche in India. Tre emergenti doc, che permettono di coniare un nuovo acronimo: il Bic (perchè la Russia sta maluccio). Armandosi, ovviamente, della dovuta pazienza. Perchè l’uscita dalla crisi non è poi così scontata, almeno a breve termine, nonostante la cavalcata dei listini azionari dal 9 marzo scorso.

Dunque un Etf sulla Borsa cinese non può mancare. I listini di Shanghai e Shenzhen, già in rialzo di oltre il 30% da inizio anno, si cibano di un’economia dai numeri impressionanti. Il Pil del Dragone saleal ritmo del 6,1 per cento. Del resto la produzione industriale, dopo la flessione di fine 2008, è aumentata del 5,1% nel primo trimestre. E il premier Wen Jiabao continua a ripetere che l’obiettivo di un Pil all’8% nel 2009 è a portata di mano.

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Merita una crocetta anche il Brasile, ben rappresentato all’Etfplus di Piazza Affari dagli Etf Db x-trackers Msci Brazil, dallo iShares Brazil e dal Lyxor Brazil Ibovespa. Il motivo? L’economia carioca (+1,27% nel 2008) tiene botta alla crisi. Inoltre, il Bovespa (+25% nel 2009) offre anche un ricco dividendo (??). poi c’è l’Elefante. Già, l’India. Già, l’India: come pensare alle Borse senza mettere sul piatto il subcontinente (+18% da gennaio)? Il vestito può essere quello dell’Etf Db x-trackers S&P/Cnx Nifty o del Lyxor Msci India, per un’economia che offre una crescita del pil al 5,3%. Niente male.

SELETTIVITÀ. Certo, in tempi di forte rally delle Borse non è facile decrittare i listini azionari. Come insegna il proverbio: la marea alza tutte le barche. Il rischio è un grande abbaglio, come altre crisi storiche insegnano, a partire da quella del 1929-1933. Anche allora ci furono rally strepitosi, ma illusori. Per questo, una road map sugli indici deve fondarsi su almeno quattro indicatori: 1) analisi macro; 2) analisi tecnica; 3) analisi fondamentale; 4) merito di credito. Ovviamente, volendo puntare sui listini Emerging va messa in conto una volatilità accentuata. Oltre al rischio cambio.

I NUOVISSIMI. Si può anche osare di più: c’è sempre un emergente più emergente di un altro. Così, spostando un poco il tiro, dall’India si può atterrare nel Sudest asiatico. E il Vietnam è senz’altro il maggiore protagonista tra le «nuovissime» economie in forte sviluppo. Altrettanto non va trascurata una delle ex tigri asiatiche . Diciamo ex perchè ormai sempre più la nozioe di paese emergente va stretta alla Corea del Sud. Il Pil mostra infatti dinamiche simili ai Paesi del G7, anche quello pro-capite ha compiuto passi da gigante, mentre l’indice Kospi viagga al +16% nel 2009 e il p/e oscilla su quota 14. Quindi, semaforo verde anche al benchmark Msci Korea.

E il grande Giappone, seconda economia del pianeta, anche se non si sa fino a quando? Troppe volte negli ultimi 20 anni il Sol Levante ha illuso gli investiori. Secondo l’Fmi nel 2010 il Paese avrà un rapporto debito/Pil al 227 per cento. Ne consegue che anche se non c’è nulla di meccanico fra Borse e debito pubblico, occorre cautela. Dunque, sì ad Asia senza Giappone. Come farlo? La scelta è ricca: Db X-Trackers Msci Ac Asia ex Japan, iShares Msci Ac Far East ex Japan o Lyxor Msci Ac Asia Pacific ex Japan.

TORELLO DOC. Che dire in generale dei mercati azionari? Come già accennato dal 6 marzo scorso le Borse hanno virato. E questo è un fatto. Un bel rimbalzo che, visti i livelli raggiunti (ormai siamo a un +40% medio sui principali listini europei), ha conquistato l’etichetta di Torello doc. E ora? È ancora il momento di comprare? Inutile dire che i dati macro sono tutti scoraggianti. Per dirne una il Pil degli Stati Uniti nel primo trimestre 2009 ha registrato una contrazione del 6,1 per cento. Ma le Borse guardano sempre avanti. Così, la sola idea, che nei prossimi trimestri andrà un po’ meno peggio fa rivivere i listini. In più, dati dell’ultim’ora, i consumi Usa sono risaliti del 2,2%, mentre le scorte si stanno azzerando, dunque occorrerà ricostituirle. E solo questo contribuirà a restituire pil alla superpotenza ammalata.

SELL IN MAY. C’è un altro aspetto che può rendere cauti gli investitori: è il noto refrain che recita sell in may and go away. Ovvero «vendi a maggio», mese canonico di debolezza e correzione dei listini. Le ragioni per una sosta non mancano: dopo una corsa mozzafiato è sempre bene una pausa di respiro. Ma appunto potrebbe una correzione da comprare. Se dal punto di visto tecnico diversi quasi tutti i mercati, a partire da Cina e America, hanno spazio per un ritracciamento, anche consistente (10-15 punti percentuali), ciò non comprometterebbe il Torello. Anzi. Tra l’altro le Borse hanno dimostrato finora un’ottima «resilienza». Ovvero ogni volta che stornano un po’ si presenta nuovo denaro. Basta osservare la facilità con cui (incrociando le dita) i mercati hanno digerito i colpi inferti dalla «febbre suina»: a parte un breve smottamento, la corsa è ripartita più veloce di primo con l’S&P 500 che ha messo nel mirino quota 900-930.

Va detto che sul fronte macro qualche spiraglio si delinea. Diciamo quei «barlumi di speranza» accennati dal presidente Obama. Basta leggere anche l’ultimo Beige book della Federal reserve. Infine gli stress test sulle banche Usa, nè troppo belli nè troppo brutti, hanno confortato il mercato: un quadro troppo rosa avrebbe indotto scetticismo, una quadro troppo nero avrebbe riproposto l’allarme credit crunch. Infine non vanno dimenticate le trimestrali. Non poche «corporate» hanno sorpreso in positivo. Il risultato? Anche i ratio di Borsa, come price/earning e dividend yield (vedi tabella) appaiono piuttosto attraenti.

WALL STREET. Vale perciò la pena continuare la caccia al tesoro fra gli oltre cento Etf azionari quotati a Piazza Affari. Sapendo che la campanella che decide tutto sta sempre a Wall Street. E anche stavolta è così: in due mesi il Dow Jones è salito del 22%, ma resta negativo del 6,73% da gennaio. Il Nasdaq100 invece da gennaio mette a segno un +14%. Il p/e sembra ora troppo elevato (18,2) ma è sotto la media storica e, fatto più importante, è tra i più bassi di quelli in circolazione tra le Borse Usa. Un assist per i due Etf Lyxor Nasdaq 100 e Powershares eqqq. Il tutto sperando in un aiutino dal dollaro. Anche perché se l’America uscirà prima dell’Europa dai guai, il biglietto verde farà la sua parte.

Naturalmente anche la scelta del Nasdaq comporta l’assunzione di un rischio cambio e una buona dose di volatilità. Per evitare entrambi una soluzione esiste: rivolgere l’attenzione a panieri di azioni ad alti dividendi, meno ballerini rispetto al resto del listini, anche se meno brillanti in fasi di rimbalzo.

E veniamo così all’Europa. Basti dire che il Dj Eurostoxx50, su cui sono costruiti diversi Etf, presenta un dividend yield del 6,40% a fronte di un p/e di 10,5. Numeri affascinanti in un’ottica di lungo periodo. E si può fare anche meglio puntando sul Dj Eurostoxx Utility: finora è rimasto ai margini del grande rimbalzo di questi mesi, ma il rendimento è di ben il 6,58%, il triplo del Bund tedesco, con la convenienza data dal rapporto prezzo/utili scivolato sotto 10. E l’ultima fiche? Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Anche un po’ di S&P/Mib può andar bene.

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