Mercati

Buyback nel mirino del governo: la possibile tassa che fa tremare le banche e Piazza Affari

Un prelievo sui buyback, ossia i riacquisti di azioni proprie utilizzati dalle banche per premiare gli azionisti e rafforzare l’andamento del titolo in Borsa. Questa la misura (già introdotta in altri Paesi come Francia e Stati Uniti) he secondo le indiscrezioni hanno proposto alcuni esponenti del governo in vista della prossima Legge di Bilancio 2026.

La misura rappresenterebbe un nuovo tassello nella strategia del governo Meloni per reperire risorse senza ricorrere a ulteriori tagli o a nuove imposte generalizzate. Allo stesso tempo, si affiancherebbe al prolungamento del congelamento delle Dta (imposte differite attive), convertibili in crediti fiscali: una misura già inserita nella manovra passata e che dovrebbe fruttare circa 4 miliardi tra il 2025 e il 2026.

Il Mef prende le distanze

Dal ministero dell’Economia, però, arrivano smentite. Fonti vicine al Tesoro definiscono l’ipotesi di una tassa sui buyback «bizzarra», ribadendo che nessuna decisione è stata ancora presa. La frenata ufficiale non è bastata a rassicurare gli operatori, che ricordano bene l’effetto sorpresa della tassa sugli extraprofitti varata nel 2023 e successivamente corretta dopo la dura reazione dei mercati.

La verità è che oggi le banche italiane godono di bilanci solidi e margini di redditività elevati. Dopo anni di pulizia dai crediti deteriorati e grazie alla politica monetaria restrittiva della Bce, gli utili hanno raggiunto livelli record. Gran parte di questi profitti è stata distribuita agli azionisti, sotto forma di dividendi e buyback.

Il bersaglio: gli azionisti

Non a caso l’eventuale prelievo colpirebbe soprattutto i soci. I riacquisti di azioni, infatti, non sono indispensabili alla stabilità degli istituti ma servono ad aumentare la remunerazione per chi possiede titoli in portafoglio. Il governo potrebbe quindi presentare la tassa come un contributo “selettivo”, che chiede uno sforzo a chi più ha beneficiato dell’ottima fase del settore bancario.

Dal punto di vista politico, la misura avrebbe una narrazione spendibile: alleggerire la pressione fiscale sul ceto medio e recuperare risorse da chi ha già goduto di importanti guadagni in Borsa. Il timing non è secondario, considerato che in autunno sono in calendario diverse scadenze elettorali.

Se dal lato politico l’operazione può apparire conveniente, dal lato finanziario i rischi non mancano. Tassare i buyback significherebbe rendere meno attraente l’investimento in titoli bancari. Gli investitori istituzionali potrebbero ridurre l’esposizione sul comparto, rallentando la corsa di Piazza Affari e alzando il costo del capitale per le stesse banche.

Per compensare, gli istituti potrebbero alzare ulteriormente la cedola in termini di dividendi o intensificare i programmi di buyback, vanificando in parte l’effetto della misura. Da qui l’ipotesi che il governo accompagni l’eventuale tassa con misure di sostegno parallele, come nuove garanzie Sace o incentivi per il credito alle famiglie, già evocati dalla premier Giorgia Meloni con il suo piano casa per le giovani coppie.

Dialogo con l’Abi e nodi di bilancio

Il vero banco di prova sarà il confronto con l’Abi, l’Associazione bancaria italiana, che dovrebbe avvenire nelle prossime settimane. L’esecutivo dovrà decidere se la tassa sui buyback si affiancherà al congelamento delle Dta o se andrà a sostituirlo. Quest’ultima misura, infatti, può portare al massimo 1,5 miliardi di euro, insufficienti a coprire la riduzione dell’Irpef e altre priorità della maggioranza, come la rottamazione delle cartelle fiscali.

In ogni caso, il settore bancario si troverà ancora una volta al centro della manovra. Per il terzo anno consecutivo, il governo guarda ai profitti record delle banche come fonte privilegiata di finanziamento.

“Tutti dovranno fare la loro parte”, ha ricordato Matteo Salvini da Rimini, sottolineando come nel 2024 le banche abbiano generato 46 miliardi di utili. Ma trasformare questo principio in una misura concreta senza destabilizzare i mercati sarà tutt’altro che semplice.