BUSH FA ANCORA
IL FALCO

24 Marzo 2005, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime esclusivamente il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – La breve illusione sulla «riconciliazione» tra Stati Uniti e Europa è già finita. George Bush ha inflitto un micidiale uno-due pugilistico alle speranze che il suo secondo mandato sarebbe stato diverso dal primo, unilaterale e guerriero. L’ha fatto con la doppia nomina di due super-falchi in posti chiave della politica statunitense e mondiale. Prima John Bolton al Palazzo di Vetro, poi Paul Wolfowitz alla presidenza della Banca Mondiale hanno gettato nella costernazione tutti coloro – e non sono stati pochi – che avevano interpretato il viaggio di Bush in Europa come un segno di reale riappacificazione dopo lo strappo iracheno. E anche, va detto, come un segno di debolezza dell’America di fronte alla insormontabili difficoltà di un «dopo guerra» iracheno che tutto è salvo un dopo guerra.

Sono bastati pochi giorni per toccare con mano che i due viaggi europei di Condoleeza e di George erano probabilmente poco più di un gesto di cortesia. Washington non intende modificare il suo corso e non sente affatto alcuna debolezza. Mettere Paul Wolfowitz alla testa della Banca Mondiale significa dire al resto del mondo, senza equivoci, che uno dei principali artefici dell’attacco all’Irak e di tutti gli altri «sgarbi» unilateralisti verso l’Europa e le Nazioni Unite, diventa un leader mondiale, alla testa di una delle più importanti organizzazioni regolatrici degli sforzi finanziari globali.

E poiché non c’è traccia di una sua conversione sulla via di Damasco – anzi c’è semmai il segno che gli Stati Uniti si sono incamminati, con lui, con piglio militare, anche verso Damasco – in Europa si è dovuto constatare che per Wolfowitz si è trattato non di un promoveatur ut amoveatur, bensì di un vero e proprio innalzamento di ruoli: da guerriero americano a guerriero mondiale.

Di John Bolton si può dire altrettanto. Inviare a New York, come rappresentante degli Stati Uniti, un teorico della esportazione della democrazia “manu militari” significa lanciare un segnale preciso, e inquietante, di indisponibilità a soluzioni prudenti e di compromesso. Chiunque guardi queste nomine, qualche che sia la sua posizione nei confronti di questa Amministrazione americana, non può sottrarsi all’impressione che Washington terrà ferma la rotta che ha segnato gli ultimi quattro anni. L’Europa, specie la «vecchia Europa», come la definì Donald Rumsfeld, sodale di Paul Wolfowitz e di John Bolton, non ha nulla di cui essere rassicurata.

La missione iraniana di Blair, Chirac e Schroeder non ne sarà facilitata. Nemmeno Tony Blair, che si era impegnato sul programma di lotta alla povertà, avrà aiuto da una Banca Mondiale guidata da Wolfowitz. George non guarda proprio in faccia a nessuno. Si dice che abbia telefonato a Chirac, Schroeder, Blair e perfino a Berlusconi, avvertendoli della sua decisione. Ma «telefonare per avvertire» non è esattamente la stessa cosa che «consultare».

Copyright © La Stampa per Wall Street Italia, Inc. Riproduzione vietata. All rights reserved