BUON DOPPIO PONTE

25 Aprile 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Buon ponte, amici miei. Anzi, buon doppio
ponte (con il salto mortale). Ormai, il cronista
americano sa perfettamente che, con
l’arrivo dei due giorni di festa segnati sul calendario,
ogni ufficio, ogni impiegato e ogni
tipo di servizio di cui si potrebbe avere bisogno
sarà “in forse” per tutti i prossimi sette o
dieci giorni.

Gli italiani sono bravissimi non
soltanto a prendersi giorni di ferie dal lavoro,
ma sono anche abilissimi nel far finta che
non hanno in realtà lasciato il proprio posto
di lavoro. Questi ponti sono vissuti con un misto
di orgoglio e vergogna, una sorta di gara
nazionale di furbizia per mettere in piedi dal
nulla una lunga fuga. Nessuno sarà mai disposto
a confessare che si tratta di una vera
“vacanza”, cosa che implicherebbe una rottura
con l’orario di lavoro, il riconoscimento
ufficiale della propria assenza e il rischio di
bruciarsi una parte delle ferie estive. No,
questo è soltanto uno “stuzzichino”, un piccolo
momento di riposo, un lasciapassare
concessoci dal santo calendario, un aiuto
concreto per guadare il fiume dei doveri professionali.

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Perciò, chisseneimporta se quasi
si ferma completamente l’intera nazione per
sette giorni. Il ponte è in effetti una cosa ben
diversa dal long weekend americano, vale a
dire semplicemente un giorno libero aggiunto
al fine settimana. Infatti, in Italia, più il
giorno festivo è lontano dal weekend tanto
più lungo sarà il ponte. Il venerdì, in ogni caso,
è riservato agli scioperi. Perché, persino
in Italia, fare un vero lungo “ponte di sciopero”
sarebbe davvero troppo.
Ok, dice l’americano, basta con i sarcasmi.

I fannulloni si trovano dappertutto, e, francamente,
quasi tutti noi ci meritiamo una vera
vacanza, comunque la si voglia chiamare.
In Italia, le ferie sono legate soprattutto a
particolari giorni del calendario solare. Ci
sono tutte le celebrazioni cristiane, il 25 aprile,
il primo maggio, ferragosto. L’anno lavorativo
americano è molto meno divertente.
Su circa dodici giorni di vacanza, soltanto il
Natale, il nuovo anno e il 4 di luglio sono fissati
a una data specifica, e possono quindi
cadere in un qualsiasi giorno della settimana.

Altrimenti, gli altri giorni di vacanza sono
prestabiliti in modo da consentire
“weekend di tre giorni”. Il Giorno del ringraziamento
(Thanksgiving), celebrato l’ultimo
giovedì di novembre, è il solo autentico
“ponte” americano. Altrimenti, la festa è di
lunedì. Gli americani non festeggiano più i
compleanni di Washington e Lincoln, ma il
“President’s Day”, che cade il terzo lunedì di
febbraio. La nascita di Martin Luther King
non è più festeggiata il 15 gennaio, ma il terzo
lunedì di gennaio.

Non ci lasceremo andare a una facile ironia
ricordando il fatto che il primo maggio è
stato celebrato per la prima volta in America
per commemorare gli Haymarket Riot di
Chicago nel 1886, e si è poi diffuso in tutto il
mondo. Ma oggi, in America, il Labor Day si
festeggia il primo lunedì di settembre. L’idea
di fondo, comunque, è che un long weekend
significhi progresso economico e sociale, un
modo perfetto per offrire un giorno in più di
non lavoro, senza per questo consentire che
tutto il paese possa trasformare un autentico
giorno lavorativo in una giornata non a pieno
regime di produttività.

Se ci camminano tutti sopra crolla

Questo doppio ponte italiano giunge proprio
nello stesso momento in cui la Francia si
lancia in una gara per l’elezione del nuovo
presidente che potrebbe mettere in pericolo
lo status quo economico. Anche in Francia
esiste “le pont”, e persino Nicolas Sarkozy sa
che chiedere ai propri concittadini di rinunciare
a diritti lavorativi come la settimana di
35 ore potrebbe essere davvero una richiesta
eccessiva per un leader di una democrazia
mediterranea.

Qui in Italia anche il cronista
americano ha i suoi dubbi, malgrado tutto il
suo sarcastico pontificare sui “ponti”. Infatti,
tra le cose più importanti che ha imparato in
Italia, c’è proprio il fatto che le vacanze sono
una cosa buona, e non semplicemente un modo
per ricaricare le batterie. Una società che
non si cura del benessere dei propri cittadini
(o che li convince che questo benessere si
ottiene soltanto attraverso il lavoro costante)
è una società sbagliata. Ovviamente, l’Italia e
la Francia devono cambiare il proprio rapporto
nazionale con l’economia di mercato.

C’è troppo poca apertura e troppo poco individualismo,
tanto nel mondo del business
quanto in quello del piacere. Che l’intero
paese possa accordarsi per prendersi un’intera
settimana di vacanza è soltanto uno dei
vari fattori che preoccupano gli investitori
stranieri. La lettera inviata la scorsa settimana
dall’ambasciatore americano Ronald Spogli
al Corriere della Sera terminava con un
incoraggiamento all’Italia affinché il paese si
impegni in un processo di crescita al fine di
“sostenere il suo modello sociale”. L’obiettivo
è quello di costruire una società che permetta
alla gente di lavorare bene e anche di
riposarsi. Un ponte fa bene, ma se tutti si mettono
ad attraversarlo nello stesso momento,
prima o poi è destinato a crollare.

(traduzione di Aldo Piccato)

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