Btp e Bot: chi ha guadagnato in questi mesi di tempesta?

29 Dicembre 2011, di Redazione Wall Street Italia
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Portarsi a casa un rendimento dell’1,6% in un mese grazie ai titoli di Stato italiani: sembrava impossibile, ma è successo.

1. Chi ha guadagnato in questi mesi di tempesta?
Chi ha comprato un Bot semestrale al collocamento del 25 novembre – quando quotava 96,8 – e lo ha rivenduto sul mercato ieri allo stesso prezzo dell’asta di giornata (98,4), ha intascato una plusvalenza mensile dell’1,6%, che proiettata (teoricamente) su base annua arriva a sfiorare il 20%.

Certo, l’asta di novembre è stata eccezionale nel corso del 2011, con rendimenti da capogiro (6,5% circa) e quindi prezzi chiaramente contenuti. Ma si è portato a casa qualcosa anche chi è entrato sul mercato durante l’asta precedente: era il 26 ottobre, i tassi (annualizzati) dei Bot semestrali viaggiavano intorno a un più fisiologico 3,5% e le quotazioni valevano 98,2. Quindi, uno 0,2% in meno di ieri, incassato da chi ha comprato allora e venduto poche ore fa.

In quest’ultimo caso, però, la plusvalenza può non essere sufficiente. Un rendimento bimestrale dello 0,2%, infatti, non basta – se annualizzato – a coprire l’inflazione, visto che su base annua i prezzi crescono del 3,3%. Stesso ragionamento per l’asta di ieri, dove il tasso (già annualizzato) del 3,2% non raggiunge se pur di un soffio l’inflazione: il discorso vale per chi aspetta la scadenza naturale del titolo, ipotizzando che tutto scorra liscio e il rimborso sia pieno.

2. Si può ancora approfittare dei tassi alti?
Chi si è tenuto fuori dal mercato dei titoli di Stato in tempesta ma ora non crede più al default e rimpiange l’affare perduto, può avere ancora delle chance per rifarsi? «L’ultimo treno non è ancora passato», sintetizza Angelo Drusiani, esperto di reddito fisso di Banca Albertini Syz. «Vista la pressione che c’è sui titoli di Stato – spiega Drusiani – non è escluso che ci possano essere nuove opportunità con rendimenti molto alti». I tempi? «Fino a primavera sono possibili tassi abbastanza elevati, la pressione non si allenterà subito». In effetti, nei primi quattro mesi dell’anno sono in scadenza 165 miliardi di euro di bond pubblici tricolore, cui vanno aggiunti altri 10 miliardi di fabbisogno.

Sono le stime di Gregorio De Felice, «chief economist» di Intesa Sanpaolo, per cui – appunto – il Tesoro dovrà collocare sul mercato 175 miliardi di euro di titoli. «Siamo a metà del guado, stiamo vincendo il primo tempo ma non è ancora finita la partita», chiosa De Felice.

Il secondo tempo? «È il collocamento dei titoli a più lunga scadenza, più incerto e ancora all’insegna della cautela degli investitori: basta vedere lo spread tra Btp e Bund decennali sopra quota 500». Per De Felice, quindi, potrebbe essere il momento di «iniziare ad allungare le scadenze in portafoglio», prevedendo un miglioramento graduale ma continuo nel 2012 anche per i Btp. Lo scenario previsto è quello di rendimenti in calo e quotazioni in crescita: chi compra prima acquista meglio. Sempre che, naturalmente, non ci siano imprevisti.

3. Qual è il bilancio di «Btp day» e «Bot day» per il risparmiatore?
Può già farsi qualche conto in tasca anche chi ha partecipato ai recenti Bot e Btp day, quando i titoli venivano offerti a commissioni azzerate. Sia chi ha comprato scadenze decennali il 28 novembre (Btp day) sia chi ha acquistato durate annuali il 12 dicembre (Bot day) ha, almeno per ora, qualcosa da festeggiare. Le quotazioni sono salite in entrambi i casi: leggermente per i Btp (i rendimenti a 10 anni sono scesi dal 7,23% di fine novembre al 6,93% di ieri) e in modo decisamente più forte per i Bot (tassi annuali in picchiata dal 5,95% del 12 dicembre al 3,5% circa di ieri). Ma non sono solo i rendimenti a uno e dieci anni ad essere variati nell’ultimo mese. Più in generale, è la famosa «curva dei tassi» ad aver cambiato fisionomia. A fine novembre era addirittura, in parte, «calante»: i rendimenti sui titoli di Stato erano più alti sulle scadenze da 3 a 8 anni che su quelle da 9 a 10, indicando un’anomala e maggiore sfiducia del mercato sui bond «brevi». Negli ultimi giorni, invece, la curva è tornata a crescere in modo più fisiologico dal basso verso l’alto, dalle scadenze brevi verso quelle lunghe. Che, quindi, tornano a essere quelle che promettono rendimenti più generosi. Naturalmente, per chi vuole osare.

4. Chi ha comprato ieri?
Parlando di reddito fisso in generale, e quindi anche di obbligazioni societarie, ieri Borsa italiana ha annunciato che gli scambi nel 2011 – con 4,6 milioni di contratti (+19%) per 203,8 miliardi di euro sui mercati Mot ed Extramot – hanno raggiunto i massimi storici. E proprio in occasione del Btp day, il 28 novembre scorso, è stato stabilito il nuovo record assoluto per gli scambi in una singola seduta sui mercati obbligazionari di Piazza Affari, con 86.405 contratti e oltre 2,7 miliardi di euro. Chi ha comprato? Chi sta comprando? Gli operatori parlano, per ieri, di «forte domanda» tanto dal pubblico «retail» (i risparmiatori) quanto dalle banche. Forse qualcuno è stato galvanizzato dalle stime del nuovo «Scenario macroeconomico» di Intesa Sanpaolo, per cui il rapporto deficit/Pil dovrebbe dimezzarsi – nell’Eurozona – dal 6,2% del 2010 al 3,1% del 2012, anno che dovrebbe comunque essere «a crescita (economica) zero».

La domanda per molti è ora questa: basterà il dimezzamento del tasso dei Bot e del deficit europeo (stimato) a calmare e convincere i mercati?

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