Brexit, è il caos: perdite si fanno pesanti per sterlina e banche

15 Novembre 2018, di Daniele Chicca

Dopo le dimissioni di quattro tra ministri e sottosegretario britannici, in opposizione al testo di un pre-accordo approvato dall’esecutivo di Theresa May, tra cui quello sulla Brexit e sull’Irlanda del Nord, il governo è sempre più in bilico.

Stavolta rappresentati dei Tories fautori della Brexiteer sembrano intenzionati a fare cadere sul serio la testa della leader dei conservatori, che prima del referendum aveva dichiarato di non essere a favore di un’uscita dall’Unione Europea del Regno Unito, ma che si è ritrovata a dover gestire una situazione sempre più incandescente e confusa.

In teoria l’UE dovrebbe approvare il pre-accordo in un summit del 25 novembre, mentre a dicembre dovrebbe tenersi il voto – che si preannuncia incerto – al parlamento britannico. Questo appuntamento chiave rischia di essere tuttavia posticipato nel caso in cui il governo dovesse collassare.

I media inglesi, poi, ipotizzano anche che in caso estremo, visti i tanti punti controversi del testo specie sul fatto che il confine “duro” potrebbe spostarsi dalle due Irlande al tratto mare che divide Irlanda del Nord e Regno Unito, si potrebbe indire un referendum sull’accordo.

La reazione dei mercati

A lasciare sono stati il ministro per la Brexit e la sottosegretaria (Suella Braverman), la responsabile del Lavoro Esther McVey e il ministro per l’Irlanda del Nord, Shailesh Vara. Il caos politico ha innescato un’immediata reazione dei mercati finanziari. Sul Forex la sterlina cede più dell’1% e scambia in area $1,2771, mentre il Ftse 100 cede più di un punto percentuale.

Per via delle incertezze sul futuro dei rapporti tra Londra e Bruxelles, buona parte degli analisti di Wall Street sono pessimisti sulle prospettive della valuta britannica e prevedono nuove giornate in rosso per sterlina e azionario.

Secondo ING la divisa potrebbe lasciare sul campo un ulteriore 3-4% dopo le dimissioni di Dominic Raab, il capo dei negoziati sulla Brexit. Con il suo addio aumentano infatti le chance di uno scenario ‘no-deal’ stando a quanto riferito dagli strategist Chris Turner e Petr Krpata. Un simile destino potrebbe essere riservato anche alla Borsa della City londinese.

A prendere il posto di Raab doveva essere Michael Gove, ma l’esponente dell’ala pro Brexit del partito di destra pare abbia rifiutato, stando a quanto riferito da fonti informate sui fatti all’Evening Standard. Intanto alcuni membri del partito tra cui Henri Smith e Jacob Rees Mog stanno firmando lettere in cui chiedono di sfiduciare May. Perché si tenga il voto di sfiducia, servono in tutto 48 lettere firmate e tale soglia, dice la Bbc, non è stata ancora raggiunta.

May terrà una conferenza stampa per cercare di schiarire le nubi alle 17 ora di Londra (GMT), le 18 italiane. Il caos legato alla Brexit pesa sulle contrattazioni di tutte le Borse in Europa, anche se sono i titoli inglesi quelli più tartassati dalle vendite. La lettera si abbatte sulle banche inglesi e specialmente su RBS che cede il 10% circa (vedi grafico).

Il calo è il più accentuato dai tempi del referendum sulla Brexit a fine giugno 2016. Anche le prove giornaliere di Lloyd’s (-5,84%) e Barclays (-4,75%) sono estremamente negative. I trader temono l’incertezza che si verrebbe a creare in caso di collasso del governo attuale e di salita al potere dei Labouristi.

L’indice paneuropeo EuroStoxx 600 cede l’1% circa, ai minimi intraday dal 31 ottobre, pagando in particolare i ribassi pesanti della Borsa di Londra.