Bravo Marchionne ad aver mollato Emma e Confindustria

4 Ottobre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Luca Ciarrocca e’ il direttore e fondatore di Wall Street Italia

Marchionne ha fatto benissimo ad annunciare l’uscita da Confindustria. Finalmente una persona, un manager in questo caso, che se ne frega dei riti e miti che mantenuti in piedi da anni stanno affossando l’Italia; Marchionne va per la sua strada, senza ipocrisie, perseguendo quei radicali cambiamenti di cui il paese ha estremo bisogno, per sopravvivere e poi rinascere.

Invece e’ tutto un coro, da parte dei commentatori schierati con i “poteri forti”: “Cosi’ si indebolisce il paese” (Oscar Giannino); “Una dannosa separazione” (Dario Di Vico) e via con osservazioni all’acqua calda (inutile citare gli altri, ve li potete immaginare…).

Marchionne può essere adorato o stroncato, ma dite la verita’: non e’ molto meglio andare al sodo, fare come fa lui e avere il coraggio di sparigliare il gioco a questo tavolo in cui tutti hanno in mano carte truccate e fanno finta di recitare un ruolo? Questo tavolo di giocatori sta portando l’Italia al default, ricordiamocelo.

Senza entrare nei dettagli tecnici degli accordi tra Fiat e sindacati relativi agli stabilimenti di Pomigliano e Mirafiori che hanno scardinato l’oliata macchina delle contrattazioni aziendali (dettagli che riguardano l’azienda e i suoi lavoratori, ma per fortuna non gli altri 60 milioni di italiani) vogliamo dire un’altra verita’, di cui nessuno parla? Eccola: Confindustria ha troppo potere e troppa visibilita’ in Italia, sarebbe molto meglio se vedesse ridotto il suo ruolo, sproporzionato rispetto ai veri interessi del paese e degli italiani. Confindustria e’ (scusate il paragone) come la Chiesa Cattolica, in questa nazione affogata dalla crisi e secolarizzata: agli italiani della “classe media”, di quel che pensa Emma Marcegaglia o il Papa Ratzinger, interessa assai poco.

Leggiamo poi, anche qui senza ipocrisie, i comunicati ufficiali, dove si annuncia il bye bye di Fiat all’Associazione degli imprenditori: “In termini di addetti Fiat rappresenta lo 0,8% dell’intero sistema, dal lato contributivo l’1%, poco meno di 5 milioni di euro”.

Gia’, proprio cosi’. Confindustria risulta un’altra delle finzioni italiane mantenute in vita perche’ e’ sempre stato cosi’ e nessuno ha voglia di cambiare lo status quo: non e’ un’associazione di aziende private. Emma Marcegaglia rappresenta in massima parte (parliamo di addetti e contributi) le aziende pubbliche o semi-pubbliche, cioe’ quel sistema che gli industriali privati “veri”, quelli che con i loro operai si smazzano dalla mattina alla sera cercando di esportare sui mercati globali, quelli che il para-stato lo considerano inefficiente e colluso, gestito con criteri che snobbano i principi del mercato. Un’azienda privata non compete con chi privilegia le regole della politica (Bisignani e Milanese massimi esempi del marciume dilagante) dettate dai partiti e governo per cio’ che attiene soldi, nomine, potere, prebende. Peggio ancora ci sentiamo pensando che siamo noi tutti che li paghiamo!

Sappiate che i maggiori azionisti di Confindustria sono Eni, Enel, Finmeccanica, Trenitalia, Poste e simili. Cosa gliene importa allora a uno come Sergio Marchionne – super-tosto e anti-politico – di far “ammuina” con un’associazione di industriali che manda avanti logiche applicate in Russia o Malesia e altre nazioni in cui le mega-aziende statali dominano solo grazie allo strapotere della collusione con i loro governi?

Che poi Marchionne stia giocando una partita molto difficile, con la fusione tra Fiat e Chrysler, che il suo disegno vada a buon fine con il cambio dell’acronimo da FIAT in FAAD (Fabbrica Americana Automobili Detroit), e’ tutto un altro discorso, che affrontiamo in un altro articolo (Fiat: Chrysler, in Usa la strada della ripresa e’ ancora in salita). Tuttavia, sull’uscita da Confindustria, applausi a Marchionne, bravo!

L’ambiente italiano della politica romana, con questo governo, questi sindacati e queste relazioni tra parti sociali “si è rivelato poco adatto al quadro competitivo che, per il momento almeno, prevale nel mondo”, come scrive Mario Deaglio, sul quotidiano di proprieta’ di Fiat, La Stampa. L’ennesima conferma: e’ l’ipocrisia che rovina l’Italia. I veri conservatori sono di fatto i sindacati (Cgil in testa) e il PD, partito di riferimento del mondo del lavoro. Motivo: ambedue queste “istituzioni” difendono soltanto i diritti di iscritti, pensionati e vecchi, e di coloro che il lavoro ce l’hanno, ignorando completamente chi è senza occupazione, i giovani, i disoccupati e i precari, che pero’ a milioni e milioni sono il futuro che ingaggera’ la nostra Italia o con la ripresa o con il default.

Deaglio aggiunge che siamo ormai schiavi “delle relazioni sindacali in cui si stabilisce che tutto cambi; come con l’articolo 8 della recente manovra che consente di regolare con accordi anche i licenziamenti individuali, salvo poi procedere a un’intesa Confindustria-sindacato che impegna i contraenti a non applicare tale articolo”. Precisamente quell’ intesa è stata la causa dell’uscita di Fiat da Confindustria. Ma alla luce di quanto sopra, e’ chiaro che Marchionne ha un piano strategico valido e lo persegue con tenacia. Gli altri (governo, sindacati, Confindustria) non hanno alcuna strategia e fanno solo finta di abbaiare e protestare, mentre sono li’ a guardia del bidone. Senza aver capito che il bidone e’ drammaticamente vuoto. E che il 2012 sara’ un anno pessimo, se tutti continueranno ad agire secondo i vecchi cliche’.