Brasile sotto assedio. E i dati fanno pensare al peggio

19 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Non si arrestano le proteste contro il caro-trasporti e le difficolta’ economiche. Dopo un mese di manifestazioni passate inosservate fuori dai confini brasiliani, questa settimana la “rivolta dell’aceto” ha preso vigore espandendosi in tutto lo Stato, sfruttando anche l’attenzione mediatica creata dalla presenza delle partite del torneo di calcio internazionale della Confederation Cup.

Tanto che il governo brasiliano ha deciso di inviare la Forza nazionale, un corpo d’elite della polizia, in cinque delle sei città in cui si svolge la competizione di calcio tra le nazionali vincitrici delle rispettive coppe continentali.

Dopo le violente manifestazioni delle ultime ore sono stati messi in allerta gli agenti di questa forza nazionale che viene mobilitata in caso di conflitti sociali o di situazioni di emergenza. Come precisato dal ministero della Giustizia, saranno dispiegati a Rio de Janeiro, Bahia, Minas Gerais, Cearß e nel distretto federale,

Con addosso gli occhi di tutto il mondo, i giovani barsiliani asfissiati dalla poverta’ stanno facendo il possibile per far sentire la loro voce davanti alle telecamere. Ieri nelle strade si contavano almeno 200.000 manifestanti.

I cortei hanno letteralmente invaso le principali citta’ della nazione sudamericana. Il rallentamento della crescita, i servizi pubblici inefficienti, le violenze della polizia e la corruzione politica sono le ragioni delle proteste.

Al governo di Dilma Youssef vengono contestati gli sprechi per l’organizzazione dei Mondiali di Calcio dell’anno prossimo. Che secondo i critici arrivano in un momento inopportuno. Il presidente ha risposto dicendo che c’e’ chi fa “informazione terrorista” sui media.

Guardando ai dati macro e allo stato di salute dell’economia, per rilanciare la crescita appare evidente anche ai piu’ ottimisti che il paese ha bisogno di riforme strutturali.

La situazione critica dell’economia brasiliana si puo’ riassumere in cinque cifre: l’inflazione ha raggiunto il 6,5% nei dodici mesi chiusi a maggio; il costo del lavoro misurato in dollari e’ aumentato nettamente (piu’ del 300% dalla fine del 2002) erodendo la competivita’ che era uno dei punti di forza del paese; l’incremento dei consumi alimentati dal credito ha toccato ormai l’apice; il Pil e’ in frenata, con la crescita che e’ stata pari a un mero 0,9% nel 2012; il deficit delle partite correnti si sta deteriorando, con l’export di beni e servizi che ha accusato un calo netto nel primo trimestre a fronte di un bel salto delle importazioni.
[ARTICLEIMAGE]
Al momento, ci sono molte sacche di rischio nei mercati emergenti più grandi, come Brasile e Cina, il cui rallentamento economico ha iniziato a tenere lontanti gli investitori piu’ pavidi. Tuttavia, non ci sono solo cattive notizie. Gli analisti di M&G ritengono proprio per questa ragione che i fattori di rischio siano “più che scontati” nei prezzi di Borsa e che pertanto vi siano “interessanti opportunità per chi investe con un orizzonte temporale lungo“.

Facendo valere un approccio concentrato sul valore, gli analisti dicono di guardare alle opportunità che presentano i mercati poco ‘in voga’. Ecco perche’ oggi come oggi dicono di preferire il Brasile al Messico. “Il Brasile è stato senza dubbio colpito dalle preoccupazioni sul rallentamento della crescita economica e dall’intromissione del governo nelle sue due società più grandi, Vale e Petrobas. Tuttavia, non si può ignorare il fatto che le valutazioni siano drammaticamente crollate“. Ma proprio questo trend negativo rende il paese “meritevole di maggiore attenzione”, secondo M&G.