Brasile rischia grosso tra impeachment e crisi economica

22 Settembre 2015, di Redazione Wall Street Italia

BRASILIA (WSI) – La popolarità della presidente del Brasile Dilma Rousseff è crollata all’8%. Tra le cause vanno enumerate la recessione peggiore degli ultimi vent’anni nel paese e la sempre più probabile possibilità che la leader brasiliana finisca sotto impeachment per le accuse di corruzione, sia per presunta falsificazione dei conti governativi per aiutare la propria elezione lo scorso anno sia per uno schema di tangenti legato alla compagnia petrolifera statale Petrobas in cui è coinvolto anche l’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva.

Quest’ultimo caso di corruzione, da circa 1,5 miliardi di dollari, la settimana scorsa avrebbe spinto alcuni membri del principale partito di opposizione a presentare una petizione allo speaker della Camera Eduardo Cunha per la procedura d’impeachment. La petizione potrebbe segnare l’inizio di un lungo processo per far fuori l’ex militante socialista a nove mesi dal suo secondo mandato.

Dal canto suo la presidente accusa l’opposizione di sfruttare la crisi economica per compiere un colpo di Stato. E instabilità politica è di certo l’ultima cosa che potrebbe aiutare il Brasile in questo momento.
Intanto Petrobas sta tagliando posti di lavoro e contratti, sforzi che potrebbero comunque non sottrarlo alla bancarotta. Con 134 miliardi di debiti, è infatti la compagnia petrolifera più indebitata del mondo e con prezzi del greggio crollati del 60% rispetto al picco del secondo trimestre del 2014 le prospettive non sono tra le più rosee.

Il quadro economico del Brasile non è meglio, anzi. L’economia si è contratta del 2% nel secondo trimestre e il real, la valuta del Paese, si è deprezzata del 40% rispetto al dollaro Usa nell’ultimo anno. Anche i prezzi delle materie prime sono in ribasso. Il deficit dello Stato viene calcolato in rialzo del 8-9% del PIL, cosa che ha spinto Standard & Poor a declassare a spazzatura, da tripla B- a doppia B+ con outlook negativo, il rating del merito di credito dei titoli del debito pubblico del Brasile.

Il ministro delle Finanze, Joaquin Levy ha cercato subito di reagire con un piano di austerity da 65 miliardi di real in tagli alla spesa e aumento di tasse in modo di arrivare a uno 0,7di surplus nel 2016. Il ripristino dell’impopolare tassa CPMF sulle transazione finanziarie dovrebbe apportare 32 miliardi di real, mentre i tagli verranno applicati soprattutto ad assistenza sanitaria, sussidi all’agricoltura, programmi per le case popolari e infrastrutture.

Al momento il mercato sembra reagire positivamente al proposto piano di austerità. Tuttavia, Rousseff ha bisogno di parecchio capitale politico per vedere tale piano approvato in Congresso e accettato dai brasiliani. Di certo, ogni ulteriore ritardo potrebbe spingere anche le altre due agenzie di rating, Fitch e Moody’s, a declassare a “spazzatura” il Brasile. Per non parlare di un impeachment. Ciò causerebbe anche una caduta libera del real e ulteriore fuga di capitali da un Paese che già conta 300 miliardi di dollari in debito.

(Cba)