Bracciale per rendere dipendenti efficienti: Amazon nella bufera

2 Febbraio 2018, di Mariangela Tessa

È polemica in Italia dopo la diffusione della notizia secondo cui il colosso americano dell’e-commerce Amazon avrebbe ottenuto due brevetti per braccialetti per monitorare i movimenti dei suoi dipendenti con l’obiettivo di aumentarne la produttività.

La notizia è stata diffusa ieri dal sito GeekWire. Per ora si tratta solo di un brevetto, che fu depositato da Amazon due anni fa, nel 2016, e che solo recentemente è stato riconosciuto come valido. Se fossero prodotti, i braccialetti sarebbero connessi all’inventario e agli ordini, e quindi permetterebbero un più preciso controllo se le mani dei dipendenti si stanno muovendo nel posto “giusto”.

In poche parole, si potrà sapere se lo staff sta compiendo i passaggi corretti e più veloci per evadere un ordine. Uno strumento pensato per rendere il lavoro più efficiente ma anche una potenziale forma di controllo che metterebbe a rischio la privacy del lavoratore.

La diffusione della notizia ha subito alimentato forti perplessità e critiche. A partire dal premier Paolo Gentiloni, che ha subito commentato:

“È facile declamare sui temi del lavoro, ma la sfida è il lavoro di qualità e non il lavoro con il braccialetto”.

Gentiloni non è stato l’unico politico che ieri ha fatto riferimento al braccialetto elettronico di Amazon. Per il presidente del Senato e leader di Leu Pietro Grasso “è un brutto film di fantascienza”, mentre la presidente della Camera Laura Boldrini (Leu) su Twitter parla di una “modalità degradante e offensiva per la dignità lavoratori”. Secondo il garante della privacy italiana, invece, il braccialetto di Amazon non si può usare.

“Allarme ingiustificato”, si vede che siamo in campagna elettorale

Per i giuslavoristi Carlo Majer ed Edgardo Ratti, Managing Partners di Littler, invece, il polverone venutosi a creare è per il momento ingiustificato. Interpellati da Wall Street Italia hanno dichiarato: “immaginare che lo sviluppo di una tecnologia ed il suo brevetto da parte di una multinazionale sottintenda necessariamente un pensiero malizioso è questo sì, scusate il gioco di parole, un pensiero malizioso. Sappiamo tutti quanto sia sport diffuso nel nostro Paese fare polemica sulle tematiche del lavoro, ma la polemica sorta intorno al progetto di Amazon – del quale peraltro si conosce ancora poco – appare quanto meno prematura e quindi al momento francamente strumentale”.

D’altronde secondo i giuristi, “non ci si può opporre all’avanzare della tecnologia e ciò tanto più nella misura in cui serva all’efficienza del lavoro e sia di aiuto ai lavoratori” e in ogni modo “il complesso e rigido sistema italiano di norme a protezione del lavoratore costituisce di per sé stesso il miglior anticorpo rispetto al possibile utilizzo improprio di un simile strumento. Ma si sa, la campagna elettorale è iniziata…”.

Immediata è arrivata la risposta di Amazon:

“Non rilasciamo commenti relativamente ai brevetti. In Amazon siamo attenti a garantire un ambiente di lavoro sicuro e inclusivo. La sicurezza e il benessere dei nostri dipendenti sono la nostra priorità” dicono da Seattle. “In tutti i Paesi in cui operiamo rispettiamo in maniera rigorosa tutte le regolamentazioni in materia di lavoro”, chiarisce ancora Amazon in una nota, spiegando anche che “i brevetti impiegano anni per essere approvati e non necessariamente riflettono gli sviluppi attuali che stanno avendo i nostri prodotti e servizi”. E che negli ultimi 20 anni il gruppo ha introdotto “diverse innovazioni tecnologiche per supportare i nostri dipendenti durante il loro lavoro e rendere i processi più semplici ed efficaci”.

Duri invece sono stati i commenti dei sindacati, che con Amazon in Italia hanno un contenzioso aperto per le condizioni di lavoro della sede di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, che ha scioperato durante il Black Friday, giorno di punta del colosso dell’eCommerce.

L’iniziativa di Amazon “si commenta da sola”, dice il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. “Ne penso tutto il male possibile”, aggiunge il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo. “È evidente che ci vuole ancora tanto lavoro per affermare in ogni dove che il lavoro deve avere dignità e rispetto per le persone”: fa eco la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan.

“Nel nostro Paese c’è una regolazione per legge di tutti gli strumenti che ipoteticamente consentono i controlli a distanza. Se un’azienda intende utilizzare uno strumento con queste caratteristiche deve farlo nel rispetto della legge: ossia avere l’accordo con le organizzazioni sindacali o richiedere l’autorizzazione al ministero”, ha aggiunto il ministro del Lavoro Giuliano Poletti.