BPM e i finanziamenti illeciti ai politici

26 Marzo 2014, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – C’è anche la parlamentare di Forza Italia Daniela Santanché nella lunga lista di quei clienti che avrebbero ricevuto presunti finanziamenti illeciti dalla Banca Popolare di Milano, quando era guidata da Massimo Ponzellini, il quale avrebbe creato «una struttura parallela e deviata» all’interno dell’istituto di credito per distribuire oltre 233 milioni di euro «a soggetti segnalati da ambienti politici o imprenditoriali».

Il tutto «in contrasto con le regole e gli interessi» della banca. È quanto emerge dall’avviso di conclusione delle indagini firmato dai pm di Milano Roberto Pellicano e Mauro Clerici, e notificato martedì dal Nucleo di polizia tributaria della Gdf milanese a 17 persone per cui si profila la richiesta di rinvio a giudizio.

Tra i destinatari, lo stesso Ponzellini, il suo ex «braccio destro» Antonio Cannalire, il cosiddetto «re delle slot machine» Francesco Corallo, titolare di Atlantis/B-Plus, Onofrio Amoruso Battista, avvocato ed ex consigliere regionale della Lombardia, Emilio Santomauro, ex consigliere comunale milanese, Giorgio Bianchini Scudellari, che era nel Cda dell’istituto di credito, il commercialista di Ponzellini, Guido Rubbi e Maurizio Mondani in qualità di ad di Capgemini. La Santanché non è tra gli indagati.

L’ex presidente di Bpm era finito agli arresti domiciliari, il 29 maggio 2012, con le accuse di associazione per delinquere e corruzione privata (accusa quest’ultima poi caduta sia per lui che per Corallo, quando l’istituto di credito ha ritirato la querela nei loro confronti). Corallo, invece, era rimasto latitante per 14 mesi a Santo Domingo prima di costituirsi la scorsa estate e poi essere scarcerato.

I prestiti ai politici

Nell’atto di chiusura delle indagini per le accuse, a vario titolo, di associazione per delinquere, appropriazione indebita, riciclaggio e altri reati (tra cui l’infedeltà patrimoniale), c’è anche il capitolo «Visibilia» dal nome delle società di concessione pubblicitaria amministrate da Santanché, che non è indagata (vai a Reportime: «Gli affari di Santanché»).

Già nel provvedimento d’arresto a carico di Ponzellini era saltato fuori il nome dell’onorevole di Forza Italia e di altri politici (non indagati): dagli ex ministri Paolo Romani, Aldo Brancher e Ignazio La Russa al parlamentare Alfredo Messina.

Secondo i pm, Ponzellini e Cannalire, «in conflitto di interessi» per la loro posizione di dirigenti di Bpm, avrebbero finanziato «nell’interesse esclusivo di Daniela Santanché» due società da lei amministrate, «Visibilia2 e Visibilia srl» con «circa 2,8 milioni di euro».

Cifra questa mai indicata prima nelle carte dell’inchiesta. Stanziamenti «deliberati nel dicembre del 2009 e agosto 2010 con successive proroghe di scadenza, con la consapevolezza di recare pregiudizio alla banca, posto che le società finanziate – scrivono i pm – erano prive di affidabilità bancaria essendo in condizioni di fragilità economico-patrimoniale e in difetto di valide garanzie».

«Struttura parallela»

Per queste «pratiche» Ponzellini e gli altri membri dell’associazione per delinquere avrebbero messo in piedi una «struttura parallela» adatta a «recepire, coltivare e soddisfare le richieste di finanziamento di una cerchia di soggetti segnalati da ambienti politici o imprenditoriali». Persone che erano poi «in grado di retribuire i membri dell’associazione». Tanto che per quei presunti prestiti illeciti per almeno 233,8 milioni di euro avrebbero ottenuto `compensi´ per circa 2,4 milioni di euro.

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