Boselli(Camera della Moda):made in Italy in ascesa

10 Ottobre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Meno male che la moda e il made in Italy ripartono. E’ il commento del presidente della Camera della Moda sulla Finanziaria predisposta dal Governo, rilasciato da Mario Boselli alla vigilia della Convention mondiale delle Camere di commercio dedicata all’export. Boselli, imprenditore tessile, presiede l’azienda speciale Lariodesk e la Camera di commercio italo-slovacca, ovvero una delle 73 Camere di commercio italiane all’estero che dal 21 al 27 ottobre terranno a Lecco la loro Convention annuale proprio per discutere di made in Italy ed export.

Domanda. Qual è la sua opinione sulla Finanziaria varata dal Governo?
Risposta. Grandi attese, risultato deludente. Meno male che il made in Italy sta di nuovo decollando da solo. Nel documento del Governo per la moda non c’è niente di specifico e ce lo aspettavamo. Ma in generale, per il manifatturiero più competitivo, non vedo elementi apprezzabili. Manca un disegno, una coerenza. In compenso non mancano le contraddizioni. In sostanza c’è molto da capire.
D. Intanto il made in Italy torna a ruggire…
R. Già. Dopo cinque anni di vacche magrissime, di stasi e addirittura di recessione, per la prima volta anche il sistema moda dà segni di ripresa. Se il primo quadrimestre 2005 è stato il momento più buio, ora torniamo a vedere il sole.
D. Quali sono i settori e le aziende che tirano di più?
A parte i brand più riconoscibili, la situazione sta migliorando anche nei segmenti della filiera che più hanno sofferto, ossia fili e tessuti.
D. Si può parlare di boom?
R. Boom è esagerato. Ma certo è una congiuntura favorevole con basi solide.
D. Proviamo a elencarne i motivi…
R. Direi che sono tre. Il primo è che in questi anni il settore è dimagrito, dunque oggi l’offerta è ridimensionata. Il secondo motivo è che, se Stati Uniti e Giappone non hanno mai smesso di tirare, ora tira di nuovo anche la Germania. E, in aggiunta, si sono aperti i nuovi grandi mercati di Cina e Russia. Infine il cambio euro-dollaro, che non è così favorevole, ma almeno è stabile.
D. Ma l’Italia non ha proprio nessun nuovo asso nella manica?
R. L’asso del sistema moda è l’eccellenza complessiva della filiera. Dobbiamo accontentarci della bravura dei nostri stilisti e delle nostre aziende che servono il mondo intero.
D. La Lombardia si conferma locomotiva d’Italia?
R. La Lombardia va molto, molto, molto bene. Compresa la mia Lecco, città di grande dinamismo. La Brianza lecchese, in particolare, ha un sistema produttivo validissimo.
D. Lei è tra i promotori della Convention mondiale delle Camere di commercio italiane all’estero: che cosa si aspetta da questo evento?
R. Per le imprese lombarde la Convention è un’occasione unica per presentarsi al mondo e anche un’importante opportunità per conoscere l’efficacia di questa giovane rete camerale che rappresenta l’Italia nei cinque continenti. E’ complementare all’Ice ed è ancora poco conosciuta, ma è senz’altro un punto di eccellenza, uno strumento a disposizione di aziende e operatori che può fruttare molto in termini di sinergie.