BORSE USA: E’ STATA LA SETTIMANA DELLA SVOLTA?

10 Maggio 2002, di Redazione Wall Street Italia

Si avvicina la fatidica meta’ dell’anno oltre la quale, secondo la maggioranza degli analisti, dovremmo assistere al recupero dei mercati azionari. La luce alla fine del tunnel in cui tutti sperano ancora, pero’, non si vede.

Proviamo a fare un passo indietro e a riassumere quanto e’ successo questa settimana e cosa potrebbe succedere la prossima.

I mercati azionari
La notizia della settimana e’ stata la pubblicazione dei dati del colosso delle infrastrutture Internet Cisco. Grazie ai risultati superiori alle aspettative e alle previsioni moderatamente ottimiste per il futuro della compagnia, il Nasdaq ha registrato un poderoso rialzo. Come gia’ successo molte volte in questi ultimi 18 mesi, gli analisti si sono affrettati a parlare di svolta. Tuttavia le due giornate successive alla sessione di mercoledi’ non sembrano avvalorare questa ipotesi.

L’uscita dalla crisi non sara’ istantanea ma piuttosto il frutto di un lungo processo di consolidamento, come ha affermato Robert Dickey. I dati su base settimanale pubblicati nella tabella qui sotto mostrano un trend ancora non definito che costringe gli investitori a navigare a vista.
































Performance settimanale dei listini
americani
Indici Settimana del 26/4 Settimana del 03/5 Settimana del 10/5
S&P500 -48,85 (-4,34%) -3,31 (-0,31%) -18,02 (-1,68%)
DJIA -346,39 (-3,38%) 95,91 (+0,97%) -66,71(-0,67%)
Nasdaq Comp. -132,94 (-7,40%) -50,86 (-3,15%) -12,18 (-0,76%)
Fonte dati: Ufficio Studi
WallStreetItalia

I numeri sono relativi ai punti persi o guadagnati dai listini nella settimana di riferimento, mentre tra parentesi vengono riportate le performance percentuali

I dati macroeconomici pubblicati in settimana

  • Produttivita’. Il dato e’ stato superiore alle aspettative e uno dei migliori degli ultimi anni. L’analisi permette di essere positivi sul futuro degli utili societari in assenza di pressioni inflazioniste.
  • Decisione sui tassi del FOMC (braccio operativo della Fed). Come largamente previsto dalla quasi totalita’ degli economisti. la Fed ha deciso di lasciare invariato il costo del denaro. Con un costo della liquidita’ basso, le banche americane hanno un incentivo ad espandere il credito e quindi aiutano indirettamente l’economia.
  • Credito al consumo. Il dato pur risultando in crescita e’ stato inferiore al previsto. Segno che nonostante la politica accomodante della Fed, quando l’economia e’ in recessione, non basta un costo del denaro basso per rendere allettante prendere a prestito o erogare credito.
  • Prezzi all’importazione. Il dato e’ risultato superiore alle aspettative, pricipalmente influenzato dal prezzo del petrolio. Tuttavia su base annua lo scenario si conferma ancora scarsamente inflazionistico.
  • Sussidi alla disoccupazione. I dati deludono le aspettative e dimostrano come la ripresa economica per il momento non sia legata a nuove richieste di mano d’opera da parte delle aziende che ricercano aumenti di efficienza ricorrendo a licenziamenti.
  • Prezzi alla produzione. In questo caso il dato si e’ rivelato inferiore alle stime, fugando ancora una volta i timori di una crescita economica accompagnata da inflazione.

Nel complesso i dati pubblicati confermano che le condizioni al contorno dell’economia americana sono in continuo miglioramento. Dopo i numeri incoraggianti sul PIL del quarto trimestre, lo scenario che si delinea e’ quello di una ripresa economica con poca inflazione e costo del denaro basso. I timori tuttavia sono legati alla durata della ripresa che potrebbe essere guidata dal ciclo delle scorte e avere le gambe corte in presenza di un tasso di disoccupazione in continuo aumento.

Gli operatori del mercato per credere definitivamente alla ripresa hanno bisogno di evidenze concrete. Il vero motore dell’economia USA e’ rappresentato dai consumi che rappresentano i 2/3 del PIL. Senza un lavoro sicuro e ben pagato, la paura e’ che i cittadini americani possano smettere di comprare e impedire cosi’ la ripresa dei profitti delle aziende.

Le obbligazioni
I titoli di Stato americani hanno avuto un andamento altalenante con pressione sulle vendite e rendimenti in rialzo in corrispondenza del rally sul mercato azionario. Sul finire della settimana, tuttavia, la delusione derivante dal mancato punto di inversione sull’azionario e’ tornata a premiare le scadenze piu’ lunghe.

  • Tasso sui Treasury a 5 anni (FVX – CBOE)
  • Tasso sui Treasury a 10 anni (TNX – CBOE)

Un discorso diverso va fatto per l’area corporate. I downgrade (revisioni al ribasso) del debito delle societa’ da parte delle varie societa’ di rating continuano incessanti. Secondo i dati raccolti da Wall Street Italia, il rapporto tra revisioni al ribasso e al rialzo quest’anno e’ dell’ordine di 5 a 1. Il caso piu’ eclatante questa settimana e’ quello di Worldcom, il cui bond e’ stato ridotto a junk. Al di la’ dei casi singoli, la preoccupazione e’ che un’avversione al rischio indistinta degli investitori possa finire per bloccare le fonti di finanziamento di societa’ che pur avrebbero buone possibilita’ di sviluppo.

La valuta

In settimana e’ continuata la debolezza del dollaro. Ad avvantaggiarsi, tra le altre monete, e’ stato l’euro che e’ riuscito a toccare il massimo di quest’anno a quota $0,9188. Un modesto indebolimento del biglietto verde potrebbe essere un vantaggio per le merci americane destinate all’esportazione, tuttavia un movimento troppo repentino potrebbe creare pericolosi deflussi negli investimenti finanziari.

Le conclusioni
La settimana appena conclusa e’ finita con gli indici in perdita e se non fosse stato per il rialzo di mercoledi’ le cose sarebbero potute andare anche peggio. La stagione degli utili e’ praticamente finita, inutile quindi sperare in nuove sorprese positive tipo Cisco per la prossima ottava. Il mercato non sembra disposto a concedre credito sulla fiducia piu’ a nessuno.

Tra i dati macroeconomici da osservare la prossima settimana ci saranno:

  • Vendite al dettaglio il 14 maggio
  • Scorte di magazzino il 15 maggio
  • Produzione industriale il 15 maggio
  • Inflazione il 15 maggio
  • Cantieri edili e licenze di costruzione il 16 maggio
  • Sussidi di disoccupazione il 16 maggio
  • Philadelphia Fed (attivita’ manifatturiera dell’area di Filadelfia) il 16 maggio
  • Fiducia dei consumatori il 17 maggio
  • Bilancia commerciale il 17 maggio

    E’ probabile che il quadro d’insieme suggerira’ un rafforzamento nella ripresa in atto. Tuttavia e’ difficile prevedere quale sara’ l’impatto sul mercato finanziario. L’impressione e’ che, alla lunga, la mancanza di un trend ben definito potrebbe rappresentare un pericolo.

    Quelli che si interrogano sulla reale efficacia della Borsa come punto di incontro tra risparmio e idee imprenditoriali sono gia’ molti.

    Se comprare o vendere azioni verra’ considerato sempre di piu’ una sorta di gioco d’azzardo, a perdere potrebbero essere tutti.

    Francesco Leone e’ analista di WallStreetItalia