Borse Ue affossate da bancari, futures Usa ko

26 Novembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Prosegue negativa la seduta per le borse europee, attanagliate dai timori sul futuro dell’area euro e, in particolar modo, del settore bancario. Attesa oggi per la riapertura delle contrattazioni a Wall Street, che ieri era rimasta chiusa per celebrare la festività del Thanksgiving.

Non sono attesi dati economici di rilievo. La performance dei futures Usa è al momento decisamente negativa: i futures sul Dow Jones cedono 108 punti, quelli sul Nasdaq arretrano di 22,75 punti e quelli sullo S&P sono in calo di 13,80 punti.

Alle 12.50, condizionata così anche dal ribasso dei mercati americani, Piazza Affari vede il Ftse Mib cedere l’1,77%. Scelgono con decisione la strada delle vendite anche gli altri listini europei. Londra perde l’1,57%, Francoforte arretra dell’1,23%, Parigi fa -1,76% e Madrid -2,56%.

Sul Ftse Mib continuano a soffrire le banche e anche i titoli del lusso: tra i titoli peggiori, si mettono in evidenza Unicredit (-2,85%), Banco Popolare (-2,88%), Mps (-2,68%) Mediobanca (-2,60%), Ubi Banca (-2,58%), Intesa SanPaolo (-2,22%) e Banca Popolare di Milano (-1,99%). Giù anche Fiat, che cede il 3,71% risentendo dell’andamento negativo del settore auto in Europa.

Il listino è praticamente tutto tinto di rosso, ma si segnalano i titoli della galassia Finmeccanica (+0,97%): occhi puntati soprattutto su Ansaldo, che guadagna il 2,79%%, dopo che Finmeccanica ha siglato con Ferrovie Russe (RZD) un MoU per lo sviluppo industriale nell’ambito del segnalamento ferroviario, delle telecomunicazioni, dell’automazione e della safety & security. L’accordo potrebbe superare un valore complessivo di 1,5 miliardi di euro. Tra gli altri pochi segni positivi, StMicroelectronics (+1,02%).

Sul fronte valutario, l’euro continua a rimanere sotto pressione e scivola di nuovo al di sotto della soglia a quota 1,33 dollari, sempre a causa della situazione di crisi dell’Eurozona. Il cross euro/dollaro si attesta ora sui mercati newyorchesi a 1,3204 e rischia dunque di sfondare al ribasso anche la soglia psicologica a quota 1,32. L’euro cede anche nei confronti dello yen a quota 110,70. Il dollaro invece sale sulla moneta nipponica a 83,82.

Sul futuro dell’euro, le opinioni degli analisti non sono affatto confortanti e c’è chi consiglia di prestare attenzione a supporti cruciali, la cui rottura potrebbe corrispondere a una inversione definitiva del rapporto tra le due valute.

Ovviamente la moneta unica continua a scontare i troppi problemi che attanagliano l’Europa: si pensi solo alla dichiarazione di Moody’s di ieri, che
ha messo sotto osservazione per un possibile downgrade il rating di alcune banche irlandesi e di due big del comparto finanziario, dopo aver già messo in review quello di Dublino.

Anche per questo, ma non solo, oggi i titoli bancari affossano l’Europa; d’altronde, gli istituti temono ora i nuovi stress test in arrivo , dopo che quelli effettuati a luglio non sono riusciti a individuare la gravità del sistema finanziario irlandese.

Ma oggi si guarda anche al Portogallo, e alle notizie sul paese seguite però da diverse smentite. Secondo quanto ha scritto oggi l’edizione tedesca del Financial Times, la Bce e l’Ue starebbero facendo pressioni sul paese affinchè
chieda un nuovo piano di aiuti . Ma anche Berlino, così come il Portogallo ha smentito la presenza di pressioni.

La notizia, vera o falsa che sia, ha aumentato però le tensioni sui mercati dei titoli di stato: lo spread tra Germania e Spagna ha toccato nuovi massimi dall’introduzione dell’euro ; ancora, lo yield dei titoli governativi iberici a dieci anni ha segnato il record dallo stesso anno.

In fiamme anche i Credit Default Swap (CDS) a 5 anni, ovvero quanto si deve pagare per assicurare un certo ammontare di titoli iberici. Secondo i dati di Markit, il valore è balzato a 301 punti base, portando la Spagna in cima alla classifica delle nazioni che hanno registrato un ampiamento maggiore.

Riguardo al mercato delle commodities, i futures sul petrolio scambiati sul Nymex cedono a 82,82 dollari al barile, in calo di 1,04 dollari rispetto all’ultima rilevazione. E arretra più di 15 dollari anche l’oro, che sul Comex è scambiato a 1.357,6 dollari l’oncia.