BORSE: TUTTO DIPENDE
DALLA DURATA DELLA GUERRA

20 Marzo 2003, di Redazione Wall Street Italia

I mercati di guerra sono per ora come i mercati di relativa pace. Depressi. E se l’ occhio degli operatori è più attento ai dati macroeconomici, che alle bombe che cadono su Baghdad, i nervi restano in tensione nell’attesa di capire quale sarà l’effettiva durata dell’intervento in Iraq. Perché da quello dipenderà in realtà l’impatto stesso del conflitto sui mercati e sull’economia.

Si spiega così il fatto che non ci sia stato il temuto crollo delle Borse sull’avvio dei bombardamenti. Per i mercati non è stato uno shock: il conflitto era stato abbondantemente scontato, a tal punto che alla certezza del fallimento della diplomazia erano scattati i recuperi già nei giorni scorsi.

Il dilemma ora è solo sulla durata, spiegano i gestori, perché da quello dipenderà il reale impatto della seconda guerra irachena su dei listini che si trovano già col fiato corto per la situazione economica. “La guerra è un forte disturbo per i mercati e ne aumenta la volatilità – dice ad esempio Davide Cataldo, direttore investimenti di Pioneer (Unicredit) -. Non abbiamo mai creduto a interpretazioni semplicistiche sul conflitto lampo. Stiamo cercando di capire – aggiunge – se e quali conseguenze ci saranno per l’economia. E intanto non ci muoviamo, né prendiamo posizione sulle notizie di queste ore, cercando di restare in alcuni settori rifugio come il cemento , il petrolio, il comparto alimentare o la distribuzione”. Quanto al rally prebellico, per Cataldo “si è trattato di una correzione degli eccessi di ribasso che l’hanno preceduto”.

Nervosismo e volatilità sono gli elementi che caratterizzano i mercato anche secondo Tiziano Bellemo, numero uno dell’azionario di San Paolo Asset Management.”E’ sufficiente guardare il grafico dell’andamento del future sull’indice Euro Stoxx – spiega – per capire il livello di volatilità, elevatissimo, e l’estremo nervosismo. Tuttavia i mercati, pur nella negatività dell’evento, una guerra, adesso sanno cosa hanno davanti, e per un tempo che si spera contenuto a poche settimane: l’avanzata dell’esercito americano e la capitolazione di Saddam Hussein. O almeno questa è l’idea che viene sposata dalle Borse. Ciò che resta all’orizzonte, irrisolto, e che poi riaffiorerà – conclude Bellemo – è il quadro macroeconomico. Sul quale bisogna tornare a riflettere”.

Dello stesso avviso è Massimo Trabattoni, responsabile dell’azionario Italia per Montepaschi Asset Management. “Oggi la volatilità del mercato è stata accentuata anche da scadenze tecniche – osserva – ma in realtà i prezzi già riflettono la scommessa su un conflitto di breve durata. Nelle scorse settimane – sottolinea – i mercati risentivano soprattutto dell’incertezza. Svanita l’insicurezza già nei giorni scorsi, si è vista una ripresa, ma quando finirà la guerra ci ritroveremo di fronte al vero problema: la situazione economica”. “Non è che la conclusione del conflitto in Iraq rovescerà la situazione rilanciando i consumi. La crisi Fiat non cambierà all’improvviso con la pace a Baghdad – spiega – non è che con il disarmo di Saddam la gente correrà a comprare auto”. “Con la conclusione del conflitto – concede comunque il gestore di Mps – il costo del petrolio magari scenderà, a tutto vantaggio del mondo industriale. Ma i problemi veri non sono direttamente legati alla guerra”. Secondo Trabattoni, comunque, l’idea di una guerra lampo viene intesa dal mercato nell’ottica temporale del mese, “con risultati e notizie che si susseguono di giorno in giorno, dando concretamente l’idea che si vada verso una soluzione rapida”.

Per l’ufficio studi di Banca Akros, invece, “il nervosismo dei mercati dipende, oltre che dalla scarsa visibilità sulla durata del conflitto anche dal fatto che la guerra sia risolutiva in termini geopolitici. La prudenza è massima – sottolinea la società del gruppo Popolare di Milano – ed è bene posizionarsi sui settori difensivi: tlc, utilities, farmaceutico e alimentare”. “Nelle sale operative non si capisce più come vanno le aziende – dice infine un operatore – figuriamoci una guerra”. E’ per questo che i trader sottolineano l’importanza della scommessa del mercato su una guerra lampo: “La valutazione è di 15 giorni, un mese al massimo – dice ancora l’operatore -. Tutto è legato alla durata, e i responsabili dell’ economia Usa lo sanno”.