Borse europee indecise, un sostegno arriva dai futures Usa

28 Settembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Dopo aver tentato la strada rialzista Piazza Affari torna a scegliere il segno negativo. Regna l’indecisione, come dimostra anche la performance anemica degli altri listini azionari europei. Parigi è piatta con un -0,05%, Francoforte registra un timido +0,23%, Amsterdam fa +0,13% e Bruxelles cede lo 0,13%. Una speranza arriva però dai mercati americani: i futures sul Dow Jones salgono di 19 punti, quelli sul Nasdaq crescono di 1,50 punti e quelli sullo S&P 500 avanzano di 1,70 punti.

Attesa oggi per alcuni dati macro Usa cruciali, come l’indice delle case Shiller e la fiducia dei consumatori relativa al mese di settembre. Quest’ultima darà valide indicazioni sull’economia americana.

Sui mercati valutari, l’ euro torna a scontare le incertezze per la situazione dell’Eurozona e amplia la discesa nei confronti del dollaro portandosi a 1,3393 usd dopo la fiammata di ieri, quando aveva toccato gli 1,35 dollari. Tra le commodities oro e petrolio risultano sostanzialmente stabili.

Nel Vecchio Continente pesano i timori su un collasso dell’economia mondiale e le preoccupazioni per lo stato della crisi finanziaria europea. Nuovi allarmi sono giunti ieri dalle agenzie di rating, con Moody’s che ha declassato il debito della Anglo Irish Bank.

Un avvertimento è giunto anche dall’OCSE, che ha chiesto al Portogallo di mettere a punto misure per migliorare la situazione dei conti pubblici. Sempre ieri, infine, il numero uno della Banca centrale europea Jean Claude Trichet ha puntato ancora una volta il dito sui disavanzi pubblici, affermando che mettono a rischio la crescita economica. Trichet si è detto inoltre contrario alla tassa sulle transazioni finanziarie perchè la sua applicazione avrebbe enormi difficoltà.

Oggi ci si è messa anche S&P, che ha dichiarato che il costo di ricapitalizzazione della Anglo Irish Bank potrebbe essere superiore a 35 Mld€, comportando possibili ulteriori declassamenti. Il risultato è che gli spread sui paesi periferici si sono allargati e in particolare quelli su Irlanda e Portogallo hanno raggiunto nuovi massimi.

Questi e molti altri fattori tornano a frenare le piazze finanziarie europee, quando sembrava ormai che un’aria più distesa aleggiasse sui mercati. E certo non ha aiutato la performace al ribasso di Wall Street, che ieri ha concluso la giornata di contrattazioni in rosso, trascinata al ribasso i listini soprattutto dal settore finanziario. Detto questo, c’è anche da dire che per i listini americani è stato il miglior settembre dal 1939.

Tornando a Piazza Affari, sul Ftse Mib si intravede qualche segno positivo in più rispetto agli inizi della seduta, quando l’indice era arrivato a perdere più dell’1%. Bene Azimut (+1,67%), Exor (+1,70%) e Finmeccanica (+1,35%)

Profit taking su STMicroelectronics (-0,70%) mentre CIR fa +0,20%: secondo voci di stampa quest’ultima potrebbe raggiungere un accordo “amichevole” con Fininvest per chiudere la questione del Lodo Mondadori.

Sempre in luce le banche, in particolare Unicredit (-0,16%), mentre sembra vicina l’ipotesi che il presidente Dieter Rampl possa nominare il nuovo AD addirittura giovedì. La banca sembra fare dietrofront e preferire ora un amministratore delegato interno.

Infine, guardando al mercato obbligazionario, si segnalano in Italia i rendimenti in forte calo nell’asta odierna del Btp decennale. Il rendimento lordo e’ sceso infatti al 2,25% dal 2,55% dell’asta precedente. L’ammontare assegnato e’ stato 1,408 miliardi di euro a fronte di una richiesta che ha sfiorato i 2 miliardi di euro.