BORSE, EURISPES PESSIMISTA

4 Aprile 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9Colonne) – Roma, 4 apr – “Dopo cinquantadue mesi di crescita, più o meno decisa ma comunque ininterrotta, dall’autunno del 2002, le principali Borse mondiali mostrano segni di indecisione e di smarrimento, già da noi segnalati”. E’ quanto si legge nello studio dell’Osservatorio quadrimestrale dell’Eurispes sull’andamento delle Borse. Se è vero che da luglio scorso gli indici delle principali Borse mondiali hanno continuato a crescere, proprio nell’ultimo mese si sono ingigantite le incertezze sull’andamento dell’economia americana e il raffreddamento di Wall Street – spiega l’Eurispes – si è ripercosso in tutto il mondo. L’opinione dell’Eurispes è che le quotazioni dei titoli azionari, nella media di quelli in listino nelle Borse occidentali, abbiano toccato il vertice nell’ultima settimana di febbraio e che ci si debba preparare ad un periodo di stasi dei listini e persino ad una loro flessione. Le ragioni per questa previsione sono basate su più considerazioni. Un’ipotesi, come detto, riguarda la previsione di un rallentamento dell’economia americana, previsione fondata sulla perdita di fiducia dei consumatori, sul crescente timore di insolvibilità delle famiglie il cui debito è cresciuto negli ultimi anni ad un ritmo quattro volte superiore a quello del PIL e dal raffreddamento del mercato immobiliare, che era stato trainante negli ultimi anni, al di qua come al di là dell’Atlantico. A ciò si aggiunge l’aspettativa della fine del business cycle, la cui parabola ascendente ha abbondantemente superato i sette anni “che l’esperienza dell’ultimo mezzo secolo (e la Bibbia) – osserva l’Eurispes – ci hanno insegnato essere il limite temporale massimo che si può concedere alle fasi di crescita”. Ma sicuramente non sono stati senza effetti sulle Borse la discesa del prezzo del petrolio e la perdita di valore del dollaro nel cambio con l’euro. La crescita fino ad oggi positiva degli indici dell’economia reale, così come gli sviluppi strepitosi della Cina e dell’India ed il miglioramento delle condizioni finanziarie della Russia, insieme con la convinzione che l’aumento dei valori sul mercato immobiliare sia giunto, in America ed in Europa ad un punto di arresto, sono stati elementi che fino a ieri hanno spinto il risparmio verso il capitale di rischio; oggi, la discesa del greggio e gli annunci di aggiustamenti verso l’alto dei tassi di interesse, la convinzione crescente che il ciclo positivo si stia esaurendo, inducono il pubblico e gli operatori alla prudenza e li spingono verso il reddito fisso, rallentando o addirittura deprimendo le quotazioni.