BORSE: E’ L’ORA
DEI TRE FANTASMI?

23 Luglio 2007, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) –
Sono tre i fantasmi che in questo momento inquietano il sonno dei broker, ma che domani potrebbero inquietare quelli di tutti noi: il Pil americano, l´inflazione, e un eventuale crollo delle Borse. Il primo fantasma, il Pil degli Stati Uniti, potrebbe già manifestarsi con tanto di lenzuolo bianco e corse nei corridoi dei castelli finanziari, già venerdì prossimo, il 27. In quella data, infatti, sarà reso noto l´andamento del Pil americano nel secondo trimestre e gli esperti non sono per niente ottimisti.

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Temono che si tratti di un dato brutto, molto brutto, che documenti l´attuale fase di rallentamento (per non dire di peggio) dell´economia di Oltre Atlantico, al di là di qualche buon numero uscito qui e là. Se il dato di venerdì sarà davvero brutto, allora il dollaro non potrà rimanere sui livelli attuali. Il mercato sospetterà (con qualche ragione) che alla fine la Federal Reserve non riuscirà a resistere alle pressioni e taglierà i tassi per impedire il collasso dell´economia su cui governa.

Vedere la banca centrale americana che taglia il costo del denaro in presenza di un´inflazione non ancora domata non è cosa di tutti i giorni, ma ci stiamo avvicinando a agosto e tutto può succedere.
Ma tagliare i tassi in America significa spalancare la strada perché l´euro voli a quota 1,40 contro il dollaro. E questo potrebbe avere una doppia conseguenza: fuga da New York in massa e difficoltà nel sistema produttivo europeo. Sul primo punto c´è poco da dire. Di fronte a tassi che calano e di fronte a un dollaro in caduta libera tutti i capitali caldi del mondo sceglieranno di scappare e di andare a rifugiarsi su monete ritenute in quel momento in crescita (tipicamente l´euro).

Ma un euro troppo forte (e di solito quota 1,40 è considerata una specie di barriera, in proposito) finirà per creare difficoltà crescenti all´economia europea, ancora molto legata alle esportazioni. Insomma, il fantasma che venerdì potrebbe alzarsi in volo e svolazzare sui mercati e un fantasma che rischia di regalarci tanto una tempesta monetaria quanto una doppia semi-recessione (o comunque una forte frenata) su entrambe le sponde dell´Atlantico.
Potrebbe avere l´effetto, cioè, di spegnere due delle più grosse economiche del mondo. A quel punto a tirare resterebbe solo (forse) l´Asia.
Come si vede, il primo fantasma, che fino a venerdì prossimo se ne starà chiuso nel suo armadio in America, è di quelli capaci di creare molti, moltissimi danni.

Il secondo è rappresentato dall´inflazione.
Per ora si tratta di un soggetto che non ha ancora creato danni evidenti, ma se ne sta nell´ombra, pronto a alzarsi in volo al minimo “rumore” (guerre, incidenti). Basti pensare a quello che potrebbe accadere se, come qualcuno dice, il petrolio dovesse volare sul serio a 100 dollari al barile.
E si sa che le banche centrali di tutto il mondo non hanno nessuna voglia di scherzare con l´inflazione. La Banca centrale europea è già da tempo su un sentiero (percorso con molta decisione) di rialzo dei tassi di interesse. Se l´inflazione dovesse accelerare, questo percorso verrebbe fatto di gran lena. I governi europei potrebbero protestare, ma per ora la Bce ha tutti i poteri necessari per bloccare l´inflazione, e quindi aumenterebbe ancora di più il costo del denaro.

E anche la Federal Reserve negli Stati Uniti non starebbe a fare molte storie: di fronte all´inflazione le banche centrali hanno dei riflessi ormai condizionati, automatici.
Aumentano il costo del denaro e sia quello che sia.

Insomma, il ripresentarsi dell´inflazione (che per ora è solo un fantasma) provocherebbe il quasi automatico rialzo dei tassi di interesse negli Stati Uniti e in Europa, con conseguente botta in testa alle due economie, che finirebbero se non in recessione, certamente fuori strada.

L´America già non se la passa benissimo, e l´Europa se la cava appena. Un aumento nel costo del denaro taglierebbe le gambe a tutte e due. In America si avrebbe, in quel caso, una vera e propria recessione, in Europa una grande frenata.
Rimane l´ultimo fantasma, quello di un eventuale crollo delle Borse. Anni fa sarebbe stato un vento abbastanza limitato ai mercati finanziari e ai broker, ma ormai l´economia mondiale si è molto legata alla finanza, e un crollo dei mercati (determinato da quel che si è detto fin qui) finirebbe per avere conseguenze anche sul sistema produttivo e sulle industrie.
D´altra parte, finora le Borse hanno corso come invasate perché immerse in un´economia mondiale che sta attraversando un periodo “miracoloso” che ormai dura da cinque anni e che, fantasmi a parte, potrebbe durare almeno altri cinque. Con utili in aumento e nuovi mercati che si aprono ogni giorno.

Se tutto questo dovesse finire perché i tre fantasmi decidono di alzarsi in volo tutti insieme (o anche separatamente) per i mercati e l´economia si tratterebbe della più grande doccia fredda mai vista. Non assisteremmo più alla fuga da New York di cui si diceva all´inizio,ma assisteremmo più semplicemente alla fuga da tutto. Al disordine globale.

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