Borse Asia in calo dopo dati Giappone, rischio Grecia

22 Agosto 2012, di Redazione Wall Street Italia

Bangkok – Listini asiatici in calo, svanisce per il momento l’effetto Banca centrale europea e l’entusiasmo scatenato dalla possibilità di acquisti di bond Eurozona, per aiutare i paesi in difficoltà ad abbassare i rendimenti dei titoli. Euro a $1,2460.

Indice Nikkei di Tokyo spinto al ribasso dagli ultimi dati sulla bilancia commerciale del Giappone. Con la crisi del debito sovrano in corso in Europa e le incertezze relative ai ritmi di crescita dell’economia cinese, il deficit nel mese di luglio è stato di JPY 517,4 miliardi ($6,5 miliardi). Le stime degli analisti erano per un passivo nettamente inferiore, intorno a JPY 270 miliardi, dopo aver chiuso giugno con un surplus di JPY 60,3 miliardi.

Il listino nipponico termina la giornata con -25,18 punti (-0,27%) a 9.131,74 punti.

Tre anni dopo l’inizio dei timori legati al debito Eurozona, la Grecia continua ad essere al centro dell’attenzione degli operatori, con gli effetti contagio che vanno a colpire anche paesi più grandi quali Spagna e Italia.

Il Presidente della Banca centrale europea, l’italiano Mario Draghi, ha già annunciato la possibilità di intervento nel mercato secondario dei bond, per aiutare i paesi ad abbassare i rendimenti dei titoli. Le dichiarazioni avevano portato i mercati in rialzo nelle ultime settimane, ma in mancanza di azioni concrete gli operatori rimangono sulla difensiva, incapaci di prendere forti esposizioni su asset rischiosi, considerando le varie volte in cui le aspettative di intervento e di soluzione alla crisi sono state deluse.

In settimana l’attenzione sarà comunque concentrata anche sui vari incontri tra i leader europei, con in giornata il Presidente dell’Eurogruppo Juncker ad Atene, alla quale seguiranno incontri in questi giorni tra Merkel e Hollande e in seguito con il Premier greco Samaras.

Considerando l’ammontare di acquisti da investitori stranieri ($8,1 miliardi ad ora in agosto), l’azionario asiatico non è ancora “ipercomprato”, stando all’ultima ricerca pubblicata dagli analisti di Credit Suisse. Il flusso di capitali esteri continua ad essere un driver importante per diversi listini dell’area.

Indice MSCI Asia Pacific Index in calo -6,5% dai massimi 2012 toccati il 29 febbraio.

La piattaforma trading Forex di Reuters (Thomson Reuters Corp.), il secondo sistema elettronico più utilizzato nel mondo dai trader globali di valute, nella giornata di ieri soffre di un black out e diventa inaccessibile dalle 14.47 EDT (20.47 italiane) alle 16.30 EDT (22.30 italiane).

Altro che ripresa, per gli Stati Uniti cresce il rischio di una nuova recessione. Gli analisti dell’agenzia di rating Standard & Poor’s rivedono infatti al rialzo la probabilità di una nuova recessione, al 25%. La crisi in corso nell’Eurozona e la revisione della spesa verso fine anno i due principali fattori di rischio.

Asia: indice Dow Jones Asian Titans in calo (-0,52%). Nikkei (-0,27%), Seul (-0,41%), Sydney (-0,15%), Hong Kong (-0,91%), Shanghai (-0,63%). Singapore (-0,68%).

Commodities: Wti ($96,77, -0,07%), Brent ($114,68, +0,03%), oro ($1.639,90, -0,05%), argento ($29,34, -0,30%), rame ($3,4375, -0,45%).

Valutario: Euro contro il dollaro a $1,2460 (-0,08%), contro lo yen giapponese a ¥98,75 (-0,13%), contro il franco svizzero a CHF 1,2010 (+0,01%), contro la sterlina a GBP 0,7892 (-0,08%). Dollaro/yen a ¥79,26 (-0,01%).

Futures sull’indice S&P500 in calo -3,00 punti (-0,21%) a 1.409,50. Rendimenti dei Treasury a 10 anni all’1,774%, in calo di 2 punti base.

“I mercati sembrano voler prendere un po’ di fiato in attesa di assistere a possibili interventi da parte delle banche centrali”, ha detto a Bloomberg Nader Naeimi, capo asset allocation a Sydney per AMP Capital Investors. “Abbiamo assistito a un rally molto forte nelle ultime settimane, fondato su parole di intervento da parte della Banca centrale europea. Le autorità decisionali sembrano essere nella giusta strada. Danno l’idea di essere più unite al momento”.