Borse Asia ed euro in calo dopo taglio aiuti alla Grecia

3 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Bangkok – Listini asiatici in calo, sui timori che la crisi del debito in Europa possa prolungarsi e peggiorare, portando a una nuova crisi finanziaria. Gli investitori preferiscono dunque abbandonare asset rischiosi verso il dollaro americano, portando in calo l’azionario, gli energetici e i metalli industriali. In leggero rialzo l’oro. Euro a $1,3665.

L’incontro d’emergenza convocato ieri per discutere sulla decisione della Grecia di indire un referendum si è concluso con un ultimatum sulla volontà o meno del paese di rimanere nell’eurozona. Fino ad allora ogni aiuto aggiuntivo verrà congelato.

Il Primo ministro greco, George Papandreou, ha difeso la decisione di richiedere il voto del popolo, ritenendo necessario che ci sia un “largo consenso” per poter applicare i requisiti richiesti dagli aiuti. Ha aggiunto inoltre la sua convinzione che il paese farà la scelta giusta e rimarrà nell’euro.

In giornata il nuovo Presidente della Banca centrale europea, l’italiano Mario Draghi, presiederà il primo meeting. Diversi analisti vedono la Bce come l’unica istituzione con il potere necessario per calmare i mercati. La vera domanda sui risultati del meeting sarà sul programma di acquisti di bond.

Ieri il FOMC (Federal Open Market Committee) ha annunciato che “la crescita economica (Usa) è stata in qualche modo più forte durante il terzo trimestre”, ma rimangono “rischi significativi al ribasso” per l’outlook del paese. Bernanke ha così annunciato la possibilità di introdurre nuove misure a salvaguardia della ripresa. Ridotte le stime sulla crescita economica Usa per il 2012, tra il 2,5% e il 2,9%, mentre per quest’anno dovrebbe aggirarsi intorno all’1,6% e l’1,7%. Il tasso di disoccupazione dovrebbe essere tra l’8,5% e l’8,7% negli ultimi tre mesi dell’anno.

Lo yuan cinese avanza dello 0,14% a 6,3482 contro il dollaro americano, l’apprezzamento più forte in una settimana, con la Banca centrale della Cina che ha voluto lanciare un segnale di una maggiore flessibilità del cambio, prima del summit del G20. “Il governo è favorevole ad una maggiore flessibilità del cambio”, ha detto Zhang Tao, direttore dell’international department dell’istituto centrale cinese.

In rialzo il costo per proteggere bond e obbligazioni della regione Asia-Pacifico dal default, con il Markit iTraxx Asia index in rialzo di 9 punti base a 207,5 punti base. Indice pronto a raggiungere la chiusura più alta dal 20 ottobre.

Asia: indice Dow Jones Asian Titans della regione in calo dell’1,16%. Seul (-1,48%), Sydney (-0,31%), Hong Kong (-2,77%), Shanghai (+0,16%), Singapore (-1,80%).

Commodities: Wti ($91,26, -1,35%), Brent ($107,97, -1,25%), oro ($1.733,1, +0,20%), argento ($33,655, -0,85%), rame ($3,493, -2,46%).

Nel valutario, moneta unica in calo sul biglietto verde. Euro contro il dollaro a $1,3665 (-0,60%), contro lo yen giapponese a ¥106,69 (-0,60%), contro il franco svizzero a CHF 1,2133 (-0,08%), contro la sterlina a GBP 0,8602 (-0,14%). Dollaro/yen a ¥78,03 (-0,03%).

Futures sull’indice S&P500 in calo di 18,5 punti (-1,5%) a 1.215,75. Rendimenti dei Treasury a 10 anni giù di 5pb all’1,935%.

“Sicuramente la notizia non fa che peggiorare la situazione, perché mette alle corde anche altri paesi dell’eurozona”, ha detto a Reuters Jeremy Friesen, strategista materie prime per Societe Generale, commentando la scelta del referendum.

“Il mercato potrebbe lanciare un segnale importante alla Grecia, sull’azzardo e sui rischi che incorre se dovesse decidere di lasciare l’Europa e andare da sola”, ha detto a Bloomberg Erik Ristuben, chief investment officer per Russell Investments a New York. “Sarà un evento negativo per la Grecia secondo noi, in termini economici, anche peggio delle misure di austerity imposte dall’Europa”.