BORSA:SI CHIUDE IL PEGGIOR DECENNIO DI SEMPRE

22 Dicembre 2009, di Redazione Wall Street Italia

A Wall Street sta per calare il sipario sul peggiore decennio di sempre. Lo scrive il Wall Street Journal sulla base di stime di William Goetzmann, il direttore della scuola di management dell’università di Yale. Il mercati azionari di New York hanno fatto segnare un calo medio dello 0,5 per cento, dal 1999 a oggi, e servirebbe uno portentoso rally di fine anno, con una crescita del 3,6 per cento nelle ultime due settimane, per migliorare il risultato degli anni Trenta, quelli della Grande Depressione, quando il calo medio fu dello 0,2 per cento.

Va detto che le statistiche di Goetzmann, che ha preso in considerazione i decenni di Wall Street dal 1820 a oggi, sono viziate da un fattore legato al calendario. Il picco della Grande Depressione fu infatti l’autunno del 1929, ma quell’anno non viene preso in considerazione nella valutazione del decennio iniziato il 1 gennaio 1930. In termini assoluti la Grande Depressione è costata agli investitori americani di più della recessione in atto.

Ma questo poco toglie al terribile decennio che si chiude.
Dal 2000 al 2009, secondo l’economista Michele Gambera, sarebbe stato meglio investire in obbligazioni, che hanno reso tra il 5,6 e l’8 per cento, o meglio ancora in oro, che ha chiuso la decade in rialzo del 15 per cento, dopo aver perso il 3 per cento negli anni Novanta. Anche tenere i soldi nel materasso, secondo il Journal, sarebbe stato un investimento migliore rispetto al mercato azionario.

Dalla fine del 1999 lo Standard & Poor’s 500 ha perso una media dello 3,3 per cento l’anno, contro il rialzo medio dell’1,8 per cento degli anni Trenta. La stima è in questo caso di Charles Jones, docente di finanza dell’università della North Carolina, secondo il quale il decennio ‘perdente’ peserà in maniera significativa anche sui rendimenti su base trentennale, anche ipotizzando una crescita sostenuta nei prossimi dieci anni. I mercati sono cresciuti del 17,6 per cento in media negli anni Novanta, e anche ipotizzando un rialzo del 10 per cento nella prossima decate, la rendita trentennale sarebbe solo dell’8,8 per cento.

Ci sono eccezioni? Ovviamente sì ma poche: solo 13 blue chip hanno chiuso il decennio in positivo e solo due, Caterpillar e United Technologies hanno raddoppiato il loro valore negli ultimi dieci anni.