BORSA & MERCATI: IL TORO AGRICOLO DURERA’ ANNI

29 Aprile 2008, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Lui è l’oracolo viaggiante, l’Indiana Jones della finanza. Insomma è Jim Rogers, l’uomo che prima di tutti ha visto il nascente boom delle risorse di base. Tuttora mostra una fede incrollabile: «Non vendo», dice al telefono. Il suo Rogers International Commodity Index – paniere di merci fisiche – è più che quadruplicato dal 1998. «Ci saranno alti e bassi – commenta dalla nuova casa di Singapore – ma la tendenza resta positiva per 5-10 anni». E le derrate agricole? «Ottime nel lungo termine e nient’affatto care». Scommesse recenti? «Compro azioni in Cina e Taiwan, con riguardo al settore agricolo».

Mr. Rogers, il grafico di granaglie, riso e altri prodotti vegetali somiglia alla traiettoria di un missile. Si tratta di speculazione?

La speculazione ha un ruolo. Attenzione, però: è nella natura dei mercati rialzisti attirare capitale speculativo. Il problema sorge solo se le correnti d’investimento formano una bolla irrazionale.

E a che punto siamo?

Lontani dalla soglia di guardia: ci sono oltre 70mila fondi comuni dedicati alle azioni e ai titoli del debito. Ma appena 50 o 100 focalizzati sulle commodity. Se interroga i suoi amici, noterà che quasi nessuno ha mai acquistato un future sui cereali, o un certificato sulle derrate. C’è un po’ di speculazione, d’accordo, ma niente per cui strapparsi i capelli.

Eppure i prezzi volano…

Vero. Ma scendevano dal 1975. Chi oggi leva grida di dolore, dimentica che in termini reali, le commodity agricole valgono meno della metà che negli anni Settanta. Argentina, Russia e altri hanno incrementato le tasse sull’export nel tentativo di tenere i raccolti in casa e di abbassare i prezzo. Ma così riducono il quantitativo di soia, grano o riso disponibili, creando uno scenario fortemente rialzista.

Alcuni analisti non si spiegano come mai le commodity siano così elevate, mentre gli Usa sembrano in recessione. Cosa ne pensa?
Gli Stati Uniti non sembrano in recessione, lo sono. Ma questo non significa niente. Negli anni ’70 l’intera economia mondiale andò in malora, ma il prezzo del petrolio salì di dieci volte. Oggi è uguale, perché l’offerta stenta a tenere il passo della domanda.

Anche in agricoltura?

Dal 1940 al 1990, la produzione di cibo ha seguito un andamento esponenziale. Dopo, si è profilata invece una tendenza stagnante. Ad esempio, nel sud dell’Asia circa la metà dei terreni ha subito un processo di degrado e non è coltivabile. In Cina, il 27% del territorio si è inaridito. E poi c’è l’enorme problema dell’acqua.

Cosa significa concretamente?

Il 70% dell’acqua viene assorbito per l’irrigazione, ma le fonti e i bacini idrici sono sempre più inquinati. La Cina, l’India e il Pakistan hanno di fronte sfide drammatiche. E più l’alimentazione si arricchisce, più la richiesta d’acqua si fa impellente. Mi spiego meglio: se a una dieta vegetariana si aggiunge un 20% di carne, il fabbisogno d’acqua raddoppia. In verità la penuria di fiumi, laghi e sorgenti potabili è la maggiore ipoteca sul futuro della Cina.

In che senso scusi?

Io vado ripetendo che la Cina sarà la massima potenza economica del XXI secolo. Non mi fanno paura gli attriti internazionali, non mi fa paura l’inquinamento atmosferico, non mi fa paura la controversia sul Tibet. Ma la mancanza d’acqua, sì. Chiunque abbia studiato la storia sa che intere civiltà possono appassire per mancanza d’acqua. Infatti, uno dei settori su cui ho investito è quello delle società specializzate nella desalinizzazione delle acque marine e nel disinquinamento dei fiumi e dei laghi.

Ma adesso sta comprando commodity agricole?

Sì, fino a poche settimane fa. Se ci sarà una correzione, continuerò.

Cosa pensa del mercato azionario?

Sto costruendo una posizione sull’azionario di Taiwan, perché il cambio di leadership politica porterà a un riavvicinamento fra la madrepatria e l’isola ribelle, con grande beneficio per gli affari. Ho altresì iniziato ad acquistare qualcosa sulla piazza di Shanghai, dove sono investito per il lungo termine, e non ho mai venduto.

L’indice di Shanghai si è però dimezzato. Non le fa paura?

Proprio perché è crollato è tempo di aumentare l’esposizione. Compro poco perché spero in un crollo finale che mi faccia ottenere prezzi ancora più appetibili.

Su cosa investe?

Aviolinee, titoli del turismo e società che beneficiano appunto del boom nel comparto agricolo.

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