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BORSA: VOGLIA DI RIMBALZO E PAURA DI CORREZIONE

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(WSI) – Tentativo di assestamento ma tono ancora molto debole. Dopo la scivolata delle ultime due ottave l’azionario cerca una base sui supporti, indeciso tra la voglia di rimbalzare e la paura di una prosecuzione della fase correttiva.

Il Nasdaq Composite ha raggiunto il supporto in area 2110/55, la cui rottura proporrebbe il test del supporto critico in area 2020/40. Sui livelli correnti sono possibili dei rimbalzi verso 2200 (estensioni a testare 2265), ma finché l’indice staziona sotto tale resistenza il tono rimane molto debole. La rottura di 2110/55 (in fase di test) provocherebbe un’ulteriore scivolata a testare il supporto critico in area 2020/40, la cui tenuta (probabile) è essenziale per mantenere un’impostazione positiva per i prossimi mesi.

Il Dow Jones Industrial è molto prossimo al supporto in area 9950-10000, sotto cui si proporrebbe il test del supporto critico a 9750, dove dovrebbero comunque tornare gli acquisti. Sui livelli correnti sono possibili dei rimbalzi verso 10400/500, ma finché l’indice staziona sotto tale resistenza il tono rimane molto debole.

L’S&P500 sta scendendo verso 1065/80, sotto cui l’obiettivo è il forte supporto in area 1020/40. Sui livelli correnti sono possibili dei rimbalzi verso 1105/15 (estensioni, poco probabili, verso 1130), ma finché l’indice staziona sotto tale resistenza il tono rimane molto debole. La rottura di 1065/80 (in fase di test) provocherebbe un’ulteriore scivolata a testare il forte supporto in area 1020/40, la cui rottura (ancora poco probabile) darebbe un segnale negativo per i mesi a venire.

L’incapacità di mettere a segno rimbalzi degni di nota sui livelli correnti, unitamente ad una volatilità implicita che rimane decisamente instabile, concorre a delineare un quadro di perdurante fragilità per il mercato azionario.

Come sottolineato più volte, nelle settimane passate gli indici avevano raggiunto gli obiettivi del bear market rally partito dai minimi di marzo 2009, spinti dall’enorme liquidità a buon prezzo riversata nel sistema dalle Banche Centrali, Fed in primis. Col ritorno degli indici sui livelli precedenti al tracollo della Banca d’affari statunitense Lehman Brothers nel settembre 2008 si è andata progressivamente chiudendo una grande fase, in cui la “finanza”, variamente declinata, è stata al centro dell’attenzione.

Recuperate le quotazioni pre-crollo, mancano ora ragioni “fondamentali” reali per cui il rialzo debba proseguire. La finanza ha fatto la sua parte per far lievitare le quotazioni delle Borse di tutto il mondo – non solo l’azionario ma tutte le asset class, dalle obbligazioni alle commodities –, e non si esclude che si siano formate nuove piccole bolle.

Stiamo entrando ora in una stagione nuova, che potremmo definire di “ritorno al reale”: i mercati azionari dovranno fare i conti con un’economia la cui ripresa appare ancora molto incerta, in un contesto di trend occupazionali ancora negativi e quindi di tenuta dei consumi dubbia. Esauritosi il ciclo di ricostituzione delle scorte è ora necessaria una ripresa del ciclo degli investimenti; l’anno in corso è cruciale e dirà se siamo quasi al giro di boa oppure se dobbiamo attenderci ancora alcuni anni di bibliche “vacche magre”.

Il quadro tecnico azionario rimarrà molto incerto, con un andamento scarsamente direzionale ed erratico, quindi con molti “falsi segnali”. Andrà quindi privilegiata un’operatività “contro-tendenza”, di acquisti sulla debolezza e vendite sulla forza, senza correre dietro a tutti i segnali ed evitando un’eccessiva rotazione di portafoglio. Bisognerà poi sapere scegliere, con un’accurata selezione di settori e titoli, privilegiando comparti quali l’energia, le utilities e l’alimentare e sottopesando i settori che avevano innescato il bear market rally, finanziario e automobilistico.

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