BORSA USA UP O DOWN? DECIDE L’OCCUPAZIONE

4 Agosto 2004, di Redazione Wall Street Italia

WSI) – Il dato in uscita oggi alle 14:30 ora italiana sulla creazione di nuovi posti di lavoro in America potrebbe fermare il ribasso dei listini azionari. Oppure accelerarlo. Pubblichiamo un commento di Antonio Cesarano sul dato macro piu’ atteso del mese.

L’ISM del settore servizi è risultato in netto rialzo, rimanendo pertanto al di sopra di quota 50 dal mese di aprile 2003. In controtendenza, invece, la componente occupazionale, passata da 57.4 a 50, il valore minimo da ottobre 2003.

Gli ordinativi industriali del mese di giugno hanno registrato un rialzo maggiore delle attese determinato in gran parte dalle commesse militari, al netto delle quali la variazione di +0,7% si riduce a +0,1%.

In ogni caso la componente al netto di difesa ed aerei è ritornata nuovamente in positivo, dopo due mesi consecutivi di calo. Rimane invece prossimo ai minimi storici il rapporto scorte/consegne, indicando ancora una forte prudenza dal lato dei produttori.

Commento generale e view su tassi e cambi

I dati macro del mese di giugno hanno evidenziato un calo della crescita (in modo particolare della spesa per consumi) più forte rispetto a quanto era lecito immaginare, almeno stando alle parole di Greenspan che aveva parlato di un soft patch.

Osservando l’andamento della spesa per consumi a giugno, l’impressione è stata quella invece di un rallentamento piuttosto accentuato. Il calo mensile della spesa per consumi è stato il più forte dal settembre del 2001, sia in termini reali che nominali.

Il timore degli operatori è allora diventato il seguente: c’è il rischio di un prolungamento della fase di rallentamento finanche al terzo trimestre, visto che nel frattempo è aumentato il rischio di effetti negativi sulla crescita derivanti dalla componente energetica costantemente in rialzo?

In questo contesto è diventato più ostico procedere ad una riduzione del peso assegnato in portafoglio alla componente obbligazionaria (ipotesi prevalente fino a qualche settimana fa e soprattutto dopo l’inizio della fase di politica monetaria restrittiva da parte della Fed).

Ora si attende qualche dato relativo al terzo trimestre che confuti il timore prima segnalato. In particolare occorrerebbero soprattutto dati consuntivi positivi oltre che buoni indici anticipatori. Il primo dato utile in tal senso sarà quello relativo al mercato del lavoro di luglio, atteso il prossimo venerdì.

Su quest’ultimo dato occorre però fare alcune considerazioni: le aspettative sui non farm pay rolls hanno raggiunto (in termini di mediana) il livello di 242.000. All’interno delle stime è frequente osservare previsioni di un dato vicino alle 300.000 unità.

In poche parole, si osserva un ottimismo molto accentuato, giustificato del resto dalle buone sottocomponenti lavoro del dato sul consumer confidence di luglio. A questo punto il dato è “condannato” ad essere molto forte, pena una rapida e brusca disattesa delle aspettative.

Il dato di per sé è sempre stato uno dei più importanti anche nei mesi scorsi, ma in questa fase assume il valore di test sulle prospettive future. Per poter accogliere la view positiva di Greenspan e cancellare quanto di negativo visto in giungo occorrono cifre molto positive.

Sulla base di tali considerazioni, pertanto, non c’è da stupirsi se, anche di fronte ad un dato positivo in termini assoluti (ad esempio quota 200.000), la reazione degli operatori potrebbe essere piuttosto brusca.

Tale ipotesi assume maggiore spessore soprattutto sui mercati obbligazionari dove tra l’altro potrebbe esservi l’effetto ricoperture delle cospicue posizioni corte in vista del week end che si colloca in un periodo di tensioni geopolitiche più accentuate. Inoltre, un dato non fortissimo come ora atteso, potrebbe rimetter in discussione la possibilità di rialzi dei tassi della Fed anche nel mese di settembre.

Alcune considerazioni infine per quanto concerne l’andamento del cross Euro/Dollaro. In passato, di fronte al rinnovarsi di tensioni geopolitiche si è spesso assistito ad un indebolimento del Dollaro, soprattutto in presenza anche di una contestuale penalizzazione dei mercati azionari.

Inoltre, il rallentamento dell’economia visto a giungo potrebbe almeno rimettere in discussione l’ipotesi di rialzi consecutivi da parte della Fed nei prossimi 4 Foms del 2004, agendo ancora una volta contro il Dollaro.

Eppure la valuta Usa si sta apprezzando, forando oggi anche quota 1,20 vs. Euro. Come spiegare tale andamento? Riteniamo al momento che il movimento del dollaro sia da ricollegarsi in gran parte al completamento delle ricoperture delle forti posizioni corte, in parte rientrate già la scorsa settimana.

Qualora il dato di venerdì dovesse risultare sotto le attese potrebbe nuovamente ripristinarsi il trend di indebolimento del Dollaro. Inoltre , in base agli ultimi dati di maggio relativi alle transazioni nette da parte degli investitori stranieri sull’equity Usa, si può notare come progressivamente continui la disaffezione verso il mercato azionario americano. Osservando anche l’andamento degli ultimi 15 anni si può notare come l’andamento dei flussi equity siano di aiuto per spiegare l’andamento del forex.

Il valore negativo delle transazioni nette negative insieme con il posizionamento degli acquisti netti di asset Usa su valori prossimi al deficit mensile di bilancia commerciale ci inducono a ritenere che, la fase di rafforzamento del Dollaro potrebbe essere di breve durata e prossima all’inversione.

* Antonio Cesarano e’ il Responsabile Desk Market Research di MPS Finance.