BORSA USA: L’INDICE S&P500 DEVE SCENDERE A 650-700

25 Gennaio 2009, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – A prescindere dal proprio livello di sofisticazione finanziaria, quasi tutti noi riconoscono di essere all’interno di un processo di aggiustamento economico e finanziario. La sensazione è che la storia confermerà che il periodo di undici anni compreso fra il 1997 e il 2007 sarà ricordato come una anomalia per la borsa e per l’economia. Un “incidente storico” culminato in una accelerazione delle quotazioni azionarie ed immobiliari indotta dal credito. Il drastico calo del 2000-2002 e dell’anno scorso, per quanto riguarda il mercato, è un tentativo di porre in essere un riequilibrio.

I governi di tutto il mondo stanno facendo ciò che ritengono essere il possibile per ridurre gli effetti collaterali di tale aggiustamento. Si può discutere se sia meglio lasciare che sia il libero mercato a risolvere tutto, o se sia preferibile che intervengano massicciamente i governi.

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Anche noi siamo perplessi al riguardo; ciò che non si discute è il fatto che il processo di riaggiustamento si rivelerà molto doloroso per l’economia, e non terminerà fino a quando il settore immobiliare sarà tornato alla norma; e questo richiederà presumibilmente un ulteriore calo del 25% dai livelli correnti. Non vediamo niente di male nel calo ulteriore delle quotazioni immobiliari fino a i livelli che rendano le case acquistabili dalla massa. Ci vorrebbe meno tempo se questo calo dei prezzi non fosse accompagnato dall’ingerenza dei governi, ma ciò si rivelerebbe più doloroso per il paese. Quello che non vogliamo vedere è un intervento che ricordi quanto fatto in Giappone durante gli anni ’90.

Al tempo stesso, non crediamo che la borsa sperimenterà un’inversione di tendenza prima che le valutazioni raggiungano i livelli sperimentati in occasione dei minimi passati. Nel tentativo di essere accomodanti nei confronti dei rialzisti, diciamo che ci aspetteremmo che lo S&P500 cessi di scendere fra 650 e 700 punti, sulla base di un multiplo di dieci volte gli utili riportati di 70 dollari per l’intero mercato.

Che ci crediate o no, quasi tutti gli analisti di Wall Street invece fanno utilizzo degli utili operativi che più volte abbiamo ridicolizzato negli anni passati. La stima degli utili operativi del 2009 era di 112 dollari all’inizio dell’anno scorso; è calata ora a 80 dollari. Anche se si è abbastanza folli da usare questi utili, il multiplo citato ci porterebbe a 800 punti di S&P: un obiettivo che sembra eccessivamente generoso.

Il terzo elemento prescritto affinché il mercato azionario raggiunga un minimo è un massiccia liquidazione da parte del pubblico di azioni e quote di fondi di investimento. Il modo migliore per misurare questo flusso è monitorare i riscatti dei fondi azionari rispetto al patrimonio complessivo. La capitolazione finora sperimentata su questo fronte è notevole, ma non ancora sufficiente per essere considerata definitiva.

In conclusione, ci aspettiamo che le quotazioni delle case cali ancora del 25% dai livelli correnti, che la valutazione del mercato scenda in prossimità di livelli più consoni ad un minimo definitivo, e che il pubblico molli definitivamente le azioni: soltanto allora potremo parlare di un minimo finale.

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