BORSA: TORO VERO O E’ MASCHERATO?

3 Novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

*Questo documento e’ stato preparato da Alessandro Fugnoli, strategist di Abaxbank ed e’ rivolto esclusivamente ad investitori istituzionali ovvero ad operatori qualificati, così come definiti nell’art. 31 del Regolamento Consob n° 11522 del 1° luglio 1998 e successive modifiche ed integrazioni. Le analisi qui pubblicate non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

_______________________________________

(WSI) – Il rialzo delle borse appare solido da tutti i punti di vista. E’ pienamente sostenuto dalla crescita degli utili. Non ha l’handicap di un sentiment troppo positivo (le rilevazioni lo danno da neutrale a moderatamente positivo). Ha il sostegno di un quadro macro molto forte in Europa.

Negli Stati Uniti i due mesi più deboli del 2006 sono ormai alle spalle e l’economia sta già riaccelerando. Quanto all’Asia, il Giappone non delude e la Cina costringe ancora una volta il Fondo Monetario a rivedere verso l’alto le stime di crescita (il 2006 si concluderà con un 10.5 per cento che si fa allegramente beffe dei tentativi di raffreddamento dei mesi scorsi). Le politiche monetarie globali rimangono complessivamente pro crescita (solo negli Stati Uniti si sfuma appena nel restrittivo). Il petrolio, infine, costa il 25 per cento in meno di due mesi fa.

Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Scopri i privilegi delle informazioni riservate, clicca sul
link INSIDER

Anche nel migliore dei mondi possibili, tuttavia, è buona regola consolidare. Non essendoci uragani, guerre o aviarie all’orizzonte il consolidamento di novembre sarà in tono decisamente minore e dovrà accontentarsi di problemi di seconda scelta. Il primo gruppo di problemi riguarda la crescita. I dati deboli di settembre e, in parte, di ottobre sono stati alla base dell’inizio di consolidamento negli ultimi giorni e offriranno ancora qualche spunto per rattristarci nella prima metà di novembre. A ben vedere è tutto stranoto. Si sapeva da luglio che ci sarebbe stata in America una fase di pronunciata debolezza, coincidente con la contrazione delle costruzioni, cha ha un impatto immediato sulla produzione industriale.

Il secondo problema su cui il mercato avrà modo di arrovellarsi sarà, se ci sarà, il passaggio del Congresso ai democratici con il corollario di intensificata retorica (e qualche possibile realizzazione) in materia di tasse (per il big oil, i dividendi, i capital gain), protezionismo anti-cinese, legislazione anti hedge funds, aumento del salario minimo e attacco alle case farmaceutiche.

Il terzo problema sarà, sia pure in misura contenuta, il petrolio. Fa freddo (in America). I paesi Opec stanno iniziando a tagliare sul serio la produzione. La domanda è molto forte (conferme indirette vengono dai continui nuovi massimi dell’uranio e dal forte recupero del gas naturale). Quella parte di mercato che continua a credere che il prezzo del greggio sia tenuto artificiosamente basso con vendite pre-elettorali di scorte (o aiutini sauditi) riaprirà posizioni al rialzo subito dopo il voto.

Il quarto problema potrebbe essere un ritorno di attualità delle questioni geopolitiche, in primo luogo il nucleare iraniano. In queste ultime settimane l’amministrazione Bush ha tenuto in proposito un profilo straordinariamente basso con l’obiettivo di non fare risalire in nessun modo il petrolio prima del voto e di non concentrare l’attenzione degli elettori sulla questione mediorientale. Dopo il voto questa remora sparirà e i toni dello scontro torneranno a salire. Dopo Thanksgiving tutte queste preoccupazioni, nel complesso, torneranno sullo sfondo. I dati macro cominceranno a registrare la riaccelerazione in corso, a partire da quelli di sentiment. Le vendite di Thanksgiving e di Natale si preannunciano molto buone. I negozi e le mall hanno poche scorte, faranno meno sconti del solito e ordineranno presto nuova merce.

Le preoccupazioni politiche, dal canto loro, svaniranno presto, non perché inconsistenti ma perché premature. Il nuovo Congresso si insedierà a fine gennaio e il presidente manterrà il diritto di veto su una parte importante della produzione legislativa per altri due anni. Il petrolio recupererà, ma con molta fatica, appesantito com’è dalle scorte abbondanti. Solo un inverno veramente freddo potrà fare toccare di nuovo i 70 dollari, altrimenti non si andrà sopra i 65. Un rialzo contenuto del greggio non farà male al mercato azionario e darà la possibilità ai petroliferi e minerari di unirsi al rialzo di fine d’anno e rafforzarlo.

Quanto alla geopolitica, la ripresa dello scontro con l’Iran sarà accolta con un certo scetticismo dai mercati. In ogni caso i tempi dilatati della risoluzione Onu e delle sanzioni rinvieranno riacutizzazioni serie delle tensioni al 2007. L’SP 500 ha la forza per chiudere l’anno vicino a 1400. Se andrà oltre entrerà in zona di sopravvalutazione e aumenterà i problemi per il primo trimestre, che dovrà fare i conti con un marcato rallentamento europeo e con una crescita americana che perderà una parte della velocità che sta prendendo in questo quarto trimestre 2006.

Non dimentichiamo che l’economia americana crescerà sotto il potenziale (cioè sotto il 3 per cento) per tutta la prima metà dell’anno prossimo. Solo una volta riportata sotto controllo l’inflazione ritornerà, nel secondo semestre, alla sua velocità di crociera (ma non oltre). Il 2006, quindi, si chiuderà bene, ma il 2007 si aprirà per le borse con meno energia ed esuberanza rispetto a quello che abbiamo visto quest’anno da gennaio a maggio, quando il Pil americano cresceva a una velocità superiore al 5 per cento.

Copyright © Il Rosso e il Nero, settimanale di strategia di Abaxbank per Wall Street Italia, Inc. Riproduzione vietata. All rights reserved