BORSA: STRATEGIE E TATTICHE DA MERCATO ORSO

16 Febbraio 2009, di Redazione Wall Street Italia

*Maurizio Milano e’ responsabile Analisi Tecnica Gruppo Banca Sella.
Questo documento e’ rivolto esclusivamente ad investitori istituzionali ovvero ad operatori qualificati, così come
definiti nell’art. 31 del Regolamento Consob n° 11522 del 1° luglio 1998 e successive modifiche ed integrazioni. Le analisi qui pubblicate non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale
di WSI.

(WSI) – Il mercato azionario, sia negli Usa che in Europa, prosegue in un movimento laterale da circa 3 mesi, all’interno di canali che vanno man mano stringendosi. Il calo della volatilità implicita, dimezzatasi rispetto ai massimi storici toccati durante il crash dello scorso ottobre-novembre, risente sicuramente della stabilizzazione in atto, oltre che di una visione meno cupa sul prossimo futuro.

Non che tutte le nebbie si siano diradate, tant’è vero che ogni qualvolta gli indici sembrano pronti a far partire il tanto agognato rimbalzo, notizie preoccupanti sul fronte finanziario ed economico vengono a raffreddare gli animi. E così gli indici proseguono incerti, tra supporti e resistenze, come una molla che va caricandosi sempre più. Come ricordavamo la scorsa settimana, nessuno è in grado di prevedere se la fuoriuscita da questa fase di limbo avverrà all’ingiù, con un nuovo panic-selling, oppure, com’è lecito sperare, con un rally indirizzato ai livelli di fine settembre, quindi un 30% al di sopra dei livelli correnti.

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Il semaforo verde agli acquisti verrebbe da 5 segnali, che si confermerebbero a vicenda:

1) l’assestamento ed il recupero del settore bancario, sotto di circa l’80% dai massimi negli Usa e di un 75% circa in Europa;

2) un calo della volatilità implicita, con la discesa del Vix al di sotto del supporto critico in area 35-37 (ora a ridosso di 42), ed una stabilizzazione di tale indicatore al di sotto del Vxn (volatilità Nasdaq, ora a ridosso di 42): ciò confermerebbe la riduzione delle tensioni, ancora focalizzate sul settore finanziario (a differenza della bolla internet degli anni 2000-2002, in cui l’epicentro era la triade TMT, tecnologia-media-telecomunicazioni);

3) prese di benefico sul comparto obbligazionario, che ha finora catalizzato i flussi di danaro in uscita dall’azionario: un calo del Treasury Usa decennale al di sotto di 121 (ora quota a ridosso di 123) provocherebbe veloci realizzi verso 117, con conseguenti ritorni verso l’investimento azionario;

4) l’indebolimento dello yen giapponese (dollaro/yen sopra 95, ora quota a ridosso di 91,50; euro/yen sopra 122,50, ora quota a ridosso di 117,25): ciò segnalerebbe la ripresa del carry trade, cioè l’indebitamento in divise a basso tasso di interesse (come lo yen) e contestuale reinvestimento in asset class (azioni, obbligazioni, ecc.) in altre divise. Ciò farebbe aumentare la liquidità disponibile per l’investimento, soprattutto azionario, in un momento in cui la liquidità è il bene più prezioso (oltre alla fiducia);

5) e infine il segnale più importante: la capacità degli indici azionari di superare i massimi delle ultime settimane, possibilmente con volumi in aumento. Per l’S&P500 la resistenza in area 870/95 (conferma sopra 935), per il Nasdaq Composite l’area 1.600/50, per il Dow Jones Industrial l’area 8.600/800 e quindi l’area 9.000/100, per il DJEurostoxx50 2.400 e quindi 2.525/625, per l’SPMib 19.000 e quindi 20.000-21.000, per il Nikkei225 sopra 8.750/850 e quindi sopra 9.300/600.

Se rally sarà, anche se soltanto un bear market rally, andrà sfruttato per provvedere ad alleggerimenti, in ottica tattica, al raggiungimento degli obiettivi (livelli fine settembre-inizio ottobre 2008). Recuperi stabili del mercato azionario appaiono infatti prematuri. A livello settoriale, il rimbalzo dovrebbe essere trainato proprio dai comparti più volatili, che hanno guidato la discesa, e cioè il settore finanziario, l’immobiliare, l’automobilistico. In ottica strategica, tuttavia, tali settori rimangono ancora da sottopesare, mentre dovrebbero difendere meglio le posizioni i settori meno volatili – come le utilities e l’alimentare – o comunque anticiclici, come il bio-farmaceutico e le telecomunicazioni.

Sul fronte valutario, dovrebbe proseguire la stabilizzazione in atto del cambio euro/dollaro, mentre il dollaro potrebbe apprezzarsi contro yen se riuscirà a superare la resistenza a 95 (ora quota a ridosso di 91,50).

Sul comparto obbligazionario, un segnale di perdita di spinta si avrebbe su discese del Bund (prezzo corrente a ridosso di 125) al di sotto di 122,60 e quindi sotto 121,55, con obiettivo 120 e quindi il forte supporto in area 116-118.

Sul fronte petrolio/commodities, è probabile che la fase di stabilizzazione in essere da fine dicembre – che interrompe una forte discesa iniziata dai picchi di metà luglio 2008 – prosegua anche per le prossime settimane. Apprezzamenti del petrolio e delle altre materie prime scatterebbero solo nel caso parta un rimbalzo dell’azionario.

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