BORSA, SPECULARE E’ UN’ ATTIVITA’ CONTRO NATURA

25 Gennaio 2004, di Redazione Wall Street Italia

In questo articolo, piuttosto che in altri ponderosi trattati, sarà difficilmente possibile riscontrare la ricetta utile a rendere invincibili le falangi degli speculatori o dei risparmiatori, perché molto concretamente il futuro risiede nel grembo di Giove ed agli umani non è dato sapere.

Pur tuttavia, la ricerca tipica della Business Intelligence di un competitive advantage può essere di conforto anche in questo particolare settore di sensibile importanza strategica. Il mercato azionario altro non rappresenta che una interminabile sequenza di numeri, uno per ogni azione ad ogni singola frazione di minuto, visto che le quotazioni visualizzano le medie istantanee delle opinioni relative a qualunque partecipante, ponderate sulla base della quantità individuale di denaro dedicato.

In sintesi, una transazione di Borsa esprime il ragionevole culmine di un accordo tra venditore e compratore, o meglio una enorme asta con milioni di partecipanti ed alcuni professionisti, i quali in virtù della propria esperienza garantiscono il rispetto delle regole ed il buon fine di ogni singolo settlement.

Con il trascorrere del tempo parecchi soggetti raggiungono la convinzione che i mercati godano di una natura dispettosa e diabolica, perché sembra che attendano solo gli acquisti per iniziare una vertiginosa discesa, piuttosto che le vendite per saltare con baldanza sul rialzo, quando anche l’originale operazione concepita appariva in principio piena di buon senso, oltre che condivisa da tutti i conoscenti.

In questo caso un’analisi introspettiva equivale allo studio approfondito sulla complessità dei prodotti competitivi, dato che il mercato inteso nella sua ampia connotazione, in genere ha sempre ragione e ne consegue che spesso e volentieri il buon senso evidenzia marchiani errori. La prova del nove si ottiene operando in bianco, ovvero eseguendo fittiziamente due tipologie di operazioni, quella suggerita dall’intuito ed una di segno opposto, dove ovviamente solo la prima o la seconda risulterà profittevole.

Dopo un certo numero di tentativi se il conto economico dettato dal proprio ego avrà generato effetti deludenti nei confronti dei fattivi reali andamenti, la market intelligence obbliga a concludere che il prodotto del singolo pensiero è in definitiva obsoleto, non vantaggioso e dannoso all’economia individuale.

Tralasciando specifici approfondimenti sulla psicologia di massa, si riconosce che i comportamenti di una folla sono talvolta incomprensibili, anche se un naturale atteggiamento peculiare, viene considerato differente da quello che accade in forma non convenzionale se inserito in un contesto di gruppo e l’esempio dello stadio durante le partite di calcio, dimostra oltre ogni dubbio la bontà dell’affermazione.

Jesse Livermoore, il più celebre affarista agli inizi del ventesimo secolo, riteneva che la speculazione fosse un’attività contro natura, poiché le molte debolezze che rendono gradevole un essere umano e che sono alla base di certi suoi errori ripetitivi nella vita di tutti i giorni, diventano al contrario pericoli intollerabili nella quotidianità di coloro che agiscono nei mercati con lo scopo predeterminato di ottenere un obbligato profitto.

Il maggiore e temuto nemico dell’investitore è l’investitore stesso, laddove speranza, paura ed avidità rappresentano i tre poli d’attrazione che trasformano il pacifico dottor Jeckill in mr. Hyde. Quando il magico schermo delle quotazioni rema a sfavore, si nutre sempre la certezza che ogni momento negativo rappresenti l’ultimo handicap, trascorso il quale sicuramente si eccellerà nelle proprie puntate.

Purtroppo, se per ipotesi il mercato gioca in linea con le aspettative è anche peggio e la sensazione nell’essere al primo passo dalla fondazione di un nuovo impero sgorga tanto incontenibile, quanto repentino il desiderio di vendere immediatamente, perché la prossima folgorante intuizione godrà di esiti decisamente migliori. Basterebbe quindi agire contro i propri istinti naturali e tentare di ragionare in modo analitico per evitare di massimizzare le perdite o minimizzare i profitti.

Quando si compra qualcosa, si accontenta per intero un venditore o si soddisfano parzialmente più parti in causa, inoltre se il volume delle offerte supera le richieste il prezzo inevitabilmente scende, tanto in Borsa quanto sulle bancarelle dei mercati ortofrutticoli, perché il prodotto non appare contendibile, mentre nel caso diametralmente opposto la medesima merce potrebbe rappresentare una fortunata opportunità.

La ricerca della Business Intellligence tende proprio all’obiettivo di individuare e sviluppare le richieste illuminate ed abbandonare con rapidità quelle obsolete. La possibilità di aumentare il prezzo esiste solo per i singoli segmenti realmente amati e considerati dai consumatori, ma la traduzione borsistica come sempre pragmatica, ha una chiave di lettura rozzamente semplice, tagliare le perdite e lasciare correre i profitti, dal momento che il ragionamento contrario equivarrebbe a significare che nessuno capisce niente e la folla ha torto.

Potrebbe anche darsi e non sarebbe la prima volta, ma per sostenere questa opinione così esclusiva bisogna avere tempo e soldi in quantità oceaniche, per altro una condizione rara e riservata a pochi.

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