Borsa: rottura verso l’alto ci sarà. Non grazie ai bancari

28 Ottobre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Per i mercati azionari ci sarà una rottura verso l’alto dopo la recente fase di lateralità. Parola di Francesco Arcucci, economista intervistato da Class Cnbc, che fa notare comunque che a far salire i listini non saranno più le banche, come è accaduto in passato. “Il settore bancario -afferma – si è stabilizzato ma non è più trainante né per l’economia né per i mercati azionari. Meglio puntare su altri comparti, come quello per esempio delle energie rinnovabili”.

Banche o non banche, il giudizio di Arcucci sull’azionario è comunque positivo. E le motivazioni sono le seguenti.

Intanto, fa notare, “metto in guardia dal ragionare in termini di traslazione diretta tra i fondamentali dell’economia e l’andamento degli indici azionari”.
La storia, infatti, docet. Basta pensare all’esempio di Wall Street, per cui “gli anni migliori sono stati proprio quelli in cui l’economia non andava bene”.

Un altro motivo che spinge l’esperto a credere in ulteriori margini di crescita dell’azionario è rappresentato dalla solidità del settore delle imprese, i cui ricavi, come si sta vedendo con la pubblicazione dei risultati di bilancio di diverse aziende, sono “interessanti”.

Ancora, “il basso livello dei tassi a breve e a medio termine fa sì che gli investitori abbiano una maggiore propensione al rischio”. Quest’ultima è infatti preferibile rispetto al posizionarsi su asset che offrono rendimenti davvero bassi.

Come non parlare, inoltre, del fattore liquidità, che di per sé giustifica i rialzi: anche se, a tal proposito, l’economista ritiene che “la Fed farà molto meno rispetto alle stime: ritengo che gli importi non saranno superiori ai 100 miliardi al mese. D’altronde, di liquidità ce n’é già molta e inoltre ci sono picoli segnali positivi che arrivano dal fronte economico”.