BORSA MILANO SPROFONDA, S&P/MIB -5.17%

21 Gennaio 2008, di Redazione Wall Street Italia

Lunedì nero a Piazza Affari e nelle altre piazze finanziarie del Vecchio Continente, con le vendite che colpiscono indistintamente tutti i settori. In una seduta orfana di Wall Street, chiusa per la festività del Martin Luther King Day, a mettere in ginocchio l’azionario europeo sono le crescenti preoccupazioni dello scivolamento in recessione dell’economia Usa. L’indice allargato Mibtel segna una flessione del 4,85% a 25.606 punti, un calo che non si vedeva dal 21 settembre 2001 nonché settima peggiore seduta di sempre. L’S&P/Mib chiude in ritardo del 5,17% a 33.903 punti, settima peggiore caduta della sua storia. Per ritrovare un analogo ribasso bisogna risalire al 20 settembre 2001 (-5,16%). L’Allstars cede il 4,41% a 12.402 punti. Volumi record per circa 8,35 miliardi.

Lunedi’ nero per le Borse europee che hanno bruciato nella seduta odierna 437 miliardi di euro. Tra le diverse piazze Parigi ha chiuso a -6,83%, Francoforte a -7,16%. Il Dj Stoxx 600, indice che sintetizza l’andamento dei mercati del Vecchio Continente, ha ceduto il 5,73%, un crollato del 21% dai massimi di 6 anni e 1/2 toccati nel giugno dell’anno scorso. Il che equivale alla conferma statistica di un ingresso ufficiale in un mercato Orso.

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Gli operatore parlano di “panic selling” avviato questa mattina dai forti cali dei listini asiatici ma che si è intensificato nel corso della giornata con accelerazioni improvvise in linea all’andamento delle borse europee sui timori di una recessione negli Usa. “Alcune notizie sul fronte del settore bancario europeo hanno certo avuto il loro peso, ma non giustificano questi ribassi. E’ una situazione di panico, molto pesante. Nessun settore si salva”, commenta un trader.

La crisi del mercato immobiliare e la frenata delle spese dei consumatori sono ragioni valide per temere la peggiore recessione di sempre. “La fotografia che dà il mercato è che la recessione è ormai certa”, osservano da una sala operativa. Le blue chip registrano cali compresi tra circa l’1% e il 9% circa. “Mi sembra evidente che i mercati vogliano costringere le banche centrali ad un intervento radicale”, dice un altro operatore, segnalando le vendite indiscriminate su tutti i comparti.

* Fanalino di coda del listino principale UNICREDIT. In attesa del Cda di domani sulla questione Banco di Sicilia il titolo buca i cinque euro, chiudendo con una contrazione dell’8,9% a 4,8530 euro. * Il comparto bancario, penalizzato dai timori di svalutazioni legate ai mutui “subprime”, è stato particolarmente preso di mira (indice di settore europeo -6,84%). * Sotto pressione anche gli assicurativi, deboli in tutta Europa dopo le paure emerse per le difficoltà in cui sono incorsi alcuni assicuratori americani di bond. * Giornata da dimenticare anche per il lusso, il cui comparto europeo è stato tagliato da Lehman Brothers a “negative” da “neutral” sul rallentamento del retail in Usa e nell’Europa occidentale.

* Relegato nei bassifondi dell’S&P/Mib SAIPEM (-8,57%). Oggi Morgan Stanley ha tagliato il rating a “equal-weight” da “overweight”, riducendo anche il target price a 30 da 33,5 euro. * Seduta nervosa per MEDIASET, con il titolo che, dopo aver toccato punte al ribasso di -8,1% ed essere stato temporaneamente sospeso per scostamento tra contratti, chiude in flessione del 5,4% a 5,77 euro. * Molto deboli PRYSMIAN e ATLANTIA, che pagano le riduzioni del target price da parte di Cheuvreux (a 21,60 da 23,50 euro) e Dresdner (a 25,2 euro da 26,8) rispettivamente. * Si accentua sul finale la discesa di utility ed energetici, titoli che solitamente beneficiano del loro carattere difensivo in periodi di incertezza. * In attesa dell’appuntamento di giovedì sulla trimestrale FIAT contiene i danni al 3,1%, perfettamente in linea con il settore europeo (-3,16%). * Si indebolisce sul finale DUCATI (-11,04%) dopo che Citigroup ha rivisto al ribasso il prezzo obiettivo sul titolo a 1,26 euro da 1,50. * Tra le più piccole sprofonda DMT, in calo del 18,04%. Saltano all’occhio anche i ribassi di KME GROUP e AICON. * IT HOLDING, che ha perso oltre un terzo del suo valore dall’inizio dell’anno, precipita del 10,22% con volumi più che triplicati rispetto alla media sui trenta giorni.

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TONFO IN ASIA – La settimana finanziaria si era aperta con il tonfo delle principali Borse asiatiche, che hanno vissuto i peggiori ribassi dall’attacco alle Torri Gemelle, l’11 settembre del 2001. A Tokyo l’indice Nikkei ha chiuso con un calo del 3,86%, ai minimi dall’ottobre del 2005. A far crollare il listino è stata la delusione per il piano di rilancio dell’economia annunciato dal presidente americano George W. Bush venerdì pomeriggio. Intense le vendite sui bancari e in generale sulle blue chip per un piano di incentivi e sgravi fiscali da quasi 150 miliardi di dollari in tagli di tasse considerato inadeguato dalle Borse: i mercati temono che non basti per prevenire la recessione.

IN 20 GIORNI -13% – L’indice Nikkei ha terminato la seduta in ribasso del 3,86% a 13.325 punti. Dall’inizio dell’anno l’indice ha perso circa il 13%. «Molti dei problemi di oggi derivano dal fatto che il Giappone si aspettava molto dal piano economico presentato venerdì», osserva un broker. Forti i ribassi anche sulle altre Borse asiatiche: in profondo rosso Hong Kong (Hang Seng in calo il 4,5% circa) e Singapore (-3,80% il Singapore Straits).

INDIA E CINA – L’indice di Shanghai è scivolato sotto la soglia dei 5.000 punti (perdendo oltre il 5%) sui timori per i livelli di liquidità dopo che Ping An Insurance, la seconda compagnia assicurativa del Paese, ha annunciato un importante piano di emissione di nuove azioni e obbligazioni. Clamoroso il crollo della Borsa indiana, in calo addirittura del 9%, portando al 15% le perdite dal 10 gennaio scorso. Si tratta del calo più accentuato da circa quattro anni.