Borsa Milano, seduta Befana in rialzo, buy su banche

6 Gennaio 2014, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Chiusura positiva a Piazza Affari. L’indice Ftse Mib ha terminato la giornata in progresso dello 0,63% a 19.233 punti mentre il Ftse Italia All Share ha segnato un +0,64% a 20.502 punti.

Giornata senza particolari spunti per i listini europei che si muovono, per quasi l’intera seduta, intorno alla parità. In controtendenza Milano e Madrid che riescono invece ad archiviare la seduta in territorio positivo. A spingere Piazza Affari è il comparto bancario. A fine giornata lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi si attesta a 203 punti con un rendimento del 3,93%. Nel testa a testa con la Spagna – Madrid chiude in rialzo dello 0,92% – il differenziale tra Bonos e Bund si attesta a 201 con un rendimento del 3,91%. Deboli le altre piazze: Francoforte -0,08%, invariata Londra, Zurigo +0,02%, Lisbona +0,33%, Amsterdam -0,53% e Parigi -0,47%.

A Piazza Affari gli scambi superano di poco 1,65 miliardi come controvalore con Unicredit che conquista la maglia rosa (+3,31%), seguito da Banco Popolare +3,13%, Mediobanca +2,43%, Ubi banca +1,54%, Bpm +1,07%, Intesa Sp +1,05% e Bper +0,72%. Dopo una buona partenza UnipolSai archivia la seduta a 2,45 euro (+0,08%) nel giorno del debutto, mentre Telecom chiude invariata a 0,757 euro mentre il dossier su Tim Brasil continua a tener banco. Peggior performance del Ftse Mib per Tenaris -2,21%, seguito da Wdf -1,68%, Mediolanum -1,35%, Yoox -1,29% e Cnh Industrial -1,21%.

Buone notizie dal fronte economico europeo, con l’indice Pmi composito dell’Eurozona, che monitora l’andamento sia del comparto manifatturiero che di quello servizi, salito a dicembre a 52,1 da 51,7 di novembre. Il dato, compilato da Markit Economics, ha evidenziato però un calo per i soli servizi (da 51,2 a 51,0).

Timori per la Cina, dopo che l’indice dei servizi Pmi ha segnato il ribasso più forte in otto mesi, attestandosi al livello peggiore dall’agosto del 2011 e al secondo livello minimo delle serie storiche. Il dato, che si è attestato a dicembre a 50,9 dai 52,5 di novembre, sembra confermare le preoccupazioni su un rallentamento della seconda economia globale.

Sul mercato dei titoli di stato, spread tra Btp e Bund tedesco +1,03% a 200,66 punti base, dopo il calo dei giorni scorsi. Il rendimento del titolo decennale italiano +0,20% al 3,93%.

Sell off sui listini azionari asiatici, con Shanghai scivolata -1,8% al minimo da agosto.

Male anche la borsa di Tokyo, che ha chiuso la sua prima seduta del 2014 con un calo -2,35%, a 15.908 punti. Sugli scambi hanno pesato le prese di beneficio e il rafforzamento dello yen sul dollaro. Il Nikkei è reduce da un rally di quasi +57% nel 2013, il trend migliore dal 1972.

Hong Kong -0,32%, indice australiano S&P/ASX 200 -0,47%, indice coreano Kospi +0,37%.

Per Matthew Sherwood, responsabile della divisione di ricerca dei mercati presso Perpetual Investments a Sidney, il 2014 “sarà un anno di consolidamento”. La “crescita della Cina sta strutturalmente rallentando. Le nostre stime sono di una crescita della sua economia di appena sopra il +7% nel corso di quest’anno”.

L’indice di riferimento asiatico MSCI Asia Pacific Index -0,8%, in calo tutti i principali 10 sottoindici settoriali. Il listino ha riportato la perdita peggiore dallo scorso 12 dicembre, causa le vendite sui settori energetico e tlc.

L’indice è salito +9,3% nel 2013, il secondo rialzo consecutivo su base annua, ed è scambiato a 13,1 volte gli utili attesi, contro le 15,5 volte dello S&P 500 e le 13,7 volte dello Stoxx Europe 600 Index, stando ai dati compilati da Bloomberg.

Sul valutario, euro +0,21% a $1,3615; dollaro/yen -0,26% a JPY 104,53; euro/franco svizzero +0,04% a CHF 1,2305. Euro/yen -0,04% a JPY 142,35.

Riguardo alle materie prime, i commodities, i futures sul petrolio +0,01% a $96,39, il prezzo dell’oro -0,51% a quota $1.316,90 l’oncia. Da segnalare che le quotazioni del petrolio scambiate sul mercato newyorchese hanno perso nelle ultime quattro sedute -4%, registrando la peggiore flessione in quasi 8 mesi, a fronte del balzo dei prezzi dell’oro, che negli ultimi due giorni di contrattazione è stato il più sostenuto in quasi tre mesi.