Borsa Milano resiste a Fitch. Nervosismo e alta volatilità

11 Maggio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Milano – Strette nella morsa della volatilità, così come in molte delle sessioni precedenti, le piazze finanziarie europee mettono a segno la terza settimana consecutiva di cali. La borsa di Milano ha azzerato le perdite con uno strappo sul finale, chiudendo a +0,29%, sopra i 14.000 punti.

Inizialmente, market mover dell’azionario globale è stata la notizia shock di JP Morgan, che ha annunciato un buco da $2 miliardi per un investimento speculativo; ma in Europa l’attenzione si sposta nel pomeriggio sulla drastica riforma del settore bancario in Spagna, che impone alle banche nuovi accantonamenti per 30 miliardi di euro e la separazione degli asset immobiliari dai loro bilanci. Non solo. Nell’ultima ora è arrivato l’avvertimento di Fitch, che ha affermato che “se la Grecia dovesse lasciare la zona euro, i rating sovrani attualmente in outlook negativo – Cipro, Francia, Irlanda, Italia, Portogallo, Spagna, Slovenia e Belgio – sarebbero a maggior rischio di downgrade immediato“.

Riguardo alle altre piazze finanziarie europee, Londra +0,59%, Francoforte +0,92%, Parigi -0,09% e l’indice di riferimento Eurostoxx 50 +0,25%; il miglioramento del trend è dovuto a Wall Street, che recupera terreno.

Sul fronte del mercato dei titoli di stato italiani, è andata bene l’asta con cui il Tesoro ha collocato Bot con scadenza a tre e 12 mesi. Dopo aver superato nuovamente la soglia dei 400 punti, lo spread Italia-Germania a 10 anni riduce comunque i guadagni e fa +0,32%, a quota 397,18 punti base, a fronte di rendimenti sui BTP decennali piatti con -0,04% al 5,51%.

La recessione italiana rimane sotto i riflettori. Oggi le previsioni della Commissione Ue hanno parlato di una contrazione del Pil dell’1,4% nel corso del 2012. Il panel ha tuttavia aggiunto che “si prevede che un pareggio di bilancio sia raggiunto in termini strutturali, grazie alle correzioni aggiuntive per oltre mezzo punto percentuale di Pil”. Più in generale, la Commissione Ue parla di rischi sull’economia europea “volti verso il basso”, a causa della recessione in cui sono entrate sia l’Italia che la Spagna. Il Pil dei 17 paesi dell’area euro è atteso in flessione dello 0,3%.

“L’outlook continua a essere caratterizzato da una elevata incertezza – ha scritto la commissione di Bruxelles nel rapporto – I più grandi rischi al ribasso sono rappresentati da un’escalation della crisi dei debiti sovrani nell’area euro. Un rinnovarsi della crisi finanziaria dovuta a shock negativi sulla fiducia avrebbe effetti sull’economia reale”. La contrazione del Pil europeo nel 2012 sarebbe la prima dal 2009.

Ftse Mib in preda alle oscillazioni. Tra i titoli, banche ancora sotto pressione, ma in ripresa dai minimi. Rimangono schiacciate Intesa Sanpaolo (-1,38%) e Popolare Emilia Romagna (-1,85%). Sotto pressione anche Mediaset, protagonista in negtivo questa settimana con il valore di mercato che e’ sceso sotto 2 miliardi, e Telecom Italia. In denaro invece A2A (+6,31%), Pirelli (+4,22%), Diasorin (+3,44%), Fiat e Fiat Industrial (rispettivamente +3,94% e +2,72%).

Tra le storie societarie di oggi che dominano sui listini europei, sotto i riflettori i risultati di bilancio di Credit Agricole, la terza banca francese, che hanno messo in evidenza un crollo dei profitti del 75%, causa l’esposizione sui titoli greci. Su base netta, precisamente, gli utili sono scesi a 252 milioni di euro, rispetto a 1 miliardo di euro dello stesso periodo dello scorso anno. La banca ha sofferto perdite nette di 940 milioni di euro legate alla banca ellenica Emporiki Bank, la divisione di Atene che ha acquistato nel 2006. Da segnalare che il titolo Credit Agricole ha perso il 20% quest’anno, mentre le quotazioni della banca numero uno francese, BNP Paribas, sono scese del 4,3%. Le quotazioni di Société Generale, la seconda banca francese in termini di capitalizzazione di mercato, sono avanzate dell’1,7%.

E’ ancora attesa per l’evoluzione del contesto politico in Grecia. Una Germania esasperata ha praticamente dato il benservito al paese, attraverso le parole del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, che ha detto chiaramente che l’Eurozona può sopportare un’uscita della Grecia dalla moneta unica. Duro, inoltre, il monito del presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso, che ha affermato che “se un membro del club non rispetta le regole, è meglio che se ne vada dal club”. Intanto, proseguono serrati i tentativi del leader del partito socialista greco PASOK, Evangelos Venizelos, per formare un governo.

In ambito valutario, l’euro è sceso fino al nuovo minimo degli ultimi tre mesi a $1,2905, riflettendo anche la tensione sulle imminenti aste, che vedranno protagoniste tra oggi e la prossima settimana l’Italia, la Francia e la Spagna. La valuta si appresta a concludere la seconda settimana in territorio negativo. Al momento, il rapporto euro/dollaro torna a salire con +0,12% a $1,2945, mentre contro lo yen la moneta unica recupera con +0,16% a JPY 103,45. Rapporto dollaro/yen invariato con +0,06% a JPY 79,91.

Per terminare la panoramica sui mercati, riguardo alle commodities, i futures sul petrolio riducono i cali e perdono lo 0,32% a 96,77 al barile, mentre le quotazioni dell’oro sono in flessione dello 0,43%, a $1.588,70 l’oncia. Prosegue incessante la discesa delle commodities, con l’indice di riferimento Standard & Poor’s GSCI Index, che rappresenta la performance di 24 materie prime, che accusa la serie di perdite peggiore dal dicembre del 2008 e che, dopo essere sceso ad aprile, a maggio e agli inizi di questo mese, azzera i guadagni dall’inizio dell’anno. Nell’ultimo decennio, l’unica volta che l’indice ha accusato un calo su base annua è stato nel 2008, quando è crollato del 43%.

Guardando ai mercati azionari globali, l’indice azionario dell’area del Pacifico -l’MSCI Asia Pacific Index – ha perso il 4,6% questa settimana. Molto male anche l’indice che rappresenta il trend dei mercati emergenti, l’MSCI Emerging Markets Index, che è sceso del 4,3%, segnando l’ottava settimana consecutiva di ribassi, la più lunga dal 2008. Negativa la performance dei mercati asiatici, che hanno scontato la notizia JPM.

Le sfide a cui l’azionario globale fa fronte sono molte e destinate a durare anche anni: nelle ultime ore S&P ha affermato che nei prossimi cinque anni i mercati finanziari mondiali rischiano infatti una tempesta perfetta.

Il caso JPM fa riaffacciare inoltre lo spettro della crisi finanziaria del 2008, quando i fondamentali di grandi colossi bancari vennero erosi per colpa dei loro giochetti irresponsabili e per le attività di natura speculativa messe in atto. E quando banche come Lehman Brothers e Bear Stearns sparirono dal panorama globale della finanza.

Occhio a tal proposito alle tensioni in crescita sul mercato dei bond societari e i titoli di stato dell’area Asia-Pacifico; il Markit iTraxx Asia , l’indice che misura i credit default swap – ovvero il costo per assicurarsi contro il rischio default di tali strumenti finanziari (al di fuori del Giappone) – è salito infatti a 181 punti base, al massimo dallo scorso 31 gennaio.