Borsa Milano kaput: -3,8%, spread a 408

23 Aprile 2012, di Redazione Wall Street Italia

Milano – L’incertezza sulla situazione politica francese e olandese, una sfilza di dati macro deludenti e le notizie che la Spagna e’ tornata tecnicamente in recessione: tanti gli ingredienti che hanno tormentato i mercati azionari nella prima seduta di settimana. La Borsa di Milano ha chiuso in netto ribasso, con un calo di quasi quattro punti percentuali.

Al suono della campanella il listino segna un -3,83% a 13.849,55 punti, facendo peggio del resto d’Europa per via della sua composizione, nettamente sbilanciata verso i gruppi finanziari, che hanno le pance piene di titoli di stato in pericolo, oltre ad essere quelli che soffrono maggiormente per il rallentamento dell’economia. Nessun titolo quotato in Italia ha finito la sessione in territorio positivo. Londra cede l’1,98%, Francoforte -3,13%, Parigi -3,12%, l’indice di riferimento Eurostoxx 50 lascia sul terreno il 3,13%.

Alta la tensione sul mercato dei titoli di stato, con lo spread Italia-Germania che supera nuovamente la soglia dei 400 punti base, attestandosi a 408,79 punti base (+3,6%) dopo aver toccato punte in area 415, a fronte di rendimenti decennali che avanzano dell’1% circa al 5,72%. Ancora forte rally del Bund, con gli investitori che continuano a rifugiarsi sui titoli di stato tedeschi, ritenuti i piu’ sicuri d’Europa. Il debito dell’area a 17, intanto, e’ salito all’87,2% del Pil nel 2011, in rialzo dall’85,3%. Si tratta del livello piu’ alto dall’introduzione della moneta unica nel 1999.

Gli ultimi dati macro hanno confermato come l’iniezione di liquidita’ da oltre 1.000 miliardi di euro non ha fatto che mascherare per appena quattro mesi le questioni di insolvibilita’ sottostanti. Il risultato netto e’ che c’e’ imminente bisogno di altri finanziamenti. E con $2.500 miliardi in vendite di asset e operazioni di deleverage ancora in corso, la situazione non puo’ che peggiorare. L’economia spagnola e’ scivolata dello 0.4% nel primo trimestre: significa che il paese e’ tecnicamente sprofondato in una fase di recessione.

Questa settimana gli investitori avranno l’occasione per schiarirsi le idee: sono attese infatti una serie di aste nei paesi core e periferici, a cominiciare dall’emissione di bonos spagnoli domani. Un solo fallimento rendera’ ancora piu’ difficile ottenere denaro in prestito e spingerebbe Mario Draghi e iniettare altre centinaia di miliardi di steroidi ai mercati, ora che la Federal Reserve e’ ancora in un periodo di calma apparente in vista delle elezioni presidenziali di novembre. E notizia dell’ultima ora, Madrid ha deciso di ridurre di un terzo l’obiettivo relativo all’ammontare di debito che spera di collocare domani.

Sul fronte italiano, occhio al dato relativo alla fiducia dei consumatori, che ad aprile è crollato al minimo di sempre, ovvero dall’inizio delle serie storiche, partite nel 1996. L’indicatore è sceso dai 96,3 punti di marzo a 89,0 punti e ha assistito a una flessione di tutte le sue componenti. Intanto, il premier Mario Monti preme per maggiori tagli e, per allontanare il rischio che il pareggio di bilancio, non venga raggiunto nel 2013, mette sotto pressione i ministeri.

A margine di un’audizione alla Camera, il viceministro dell’Economia Vittorio Grilli ha respinto l’ipotesi che il nuovo aumento dello spread sia dovuto a una sfiducia verso l’Italia: “I mercati sono volatili, ma non perche’ non si fidano di noi”.

Tema della giornata i timori sul futuro della Francia dopo l’esito del primo turno delle presidenziali, che preludono a una lotta feroce fino all’ultimo momento tra l’attuale presidente Nicolas Sarkozy e lo sfidante socialista che ha ottenuto la vittoria, Francois Hollande.

“Con la vittoria di Hollande – osserva Markus Huber, analista di Etx Capital – Angela Merkel perderebbe il suo principale alleato nella gestione del debito europeo”. E, in ogni caso, “in nessuno dei programmi economici dei due rivali del ballottaggio, Hollande e Sarkozy, vediamo misure concrete che possano davvero sostenere la competitività e la crescita economica in Francia”.

Se fino a ieri la vittoria di Hollande sembrava scontata, ora, il suo lieve vantaggio riapre la partita, il cui esito si conoscera’ a questo punto in occasione del ballottaggio del prossimo 6 maggio. Una vittoria di Hollande metterebbe a rischio l’asse franco-tedesco e si potrebbe tradurre in una politica economica meno improntata sulle misure di austerity del presidente in carica. A rischio sarebbe lo stesso Fiscal Compact. Molto potrebbe cambiare insomma negli equilibri europei, che si sono sempre basati negli ultimi anni sui “diktat di Merkozy”. Sicuramente il 6 maggio sarà un giorno critico per l’Europa intera e non solo per la Francia: come fa notare Nomura, tutto dipenderà non tanto dal risultato del ballottaggio francese, quanto dall’esito del voto in Grecia.

Da oggi si e’ aggiunto anche il nodo Olanda. Nel paese, in grave crisi politica, si corre il serio rischio di elezioni anticipate dopo che il primo ministro del paese Mark Rutte ha rassegnato le dimissioni alla regina. Il governo non e’ riuscito a trovare un accordo con uno dei partiti della sua coalizione riguardo alle misure di austerity da adottare per contenere un deficit che continua a crescere e a preoccupare l’Europa interna.

Le notizie provenienti dal fronte economico non sono di nessun aiuto: protagonista il Europa la diffusione dell’indice PMI dell’Eurozona che ha segnato una ulteriore contrazione nel mese di aprile, scivolando al minimo degli ultimi cinque mesi. Non solo: preoccupante la performance del PMI tedesco, che è crollato al minimo dal luglio del 2009, anche se è riuscito a rimanere ancorato alla soglia dei 50 punti, che rappresenta un’importante linea di demarcazione tra fase di contrazione ed espansione dell’economia. In Italia l’indice composite è arretrato da 49,1 a 47,4 punti, il minimo da 5 mesi, con l’indice manifatturiero giù a 46 punti e quello servizi a 47,9 punti.

Piazze finanziarie europee dunque dominate dai sell: l’indice di riferimento Stoxx 600 torna a perdere terreno dopo che la scorsa settimana aveva guadagnato grazie alla decisione dell’Fmi di rivedere al rialzo le stime sulla crescita globale. L’indice è in calo del 2,1% dagli inizi del mese di aprile.
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Intanto, guardando ai titoli scambiati sul Ftse Mib, è selloff soprattutto sul comparto finanziario. Nessun titolo ha chiuso in positivo. Crolo di STM (-13,14%. Banco Popolare -5,70%, Banca Popolare Milano -5,88%, Intesa SanPaolo -6,47%, Unicredit -6,22%. Giù anche Mediolanum che, in un listino quasi tutto tinto di rosso, cede anch’esso più del 3%; il segno meno non risparmia i titoli della galassia Fiat, che oggi ha annunciato di voler ripuntare forte sul mercato cinese.

Sul fronte dell’azionario globale, incerta la chiusura dei mercati asiatici. Focus sulla pubblicazione dell’indice che misura l’attività manifatturiera in Cina che, pur salendo, è rimasto sotto quota 50 punti, la linea di demarcazione che divide fase di contrazione da fase di espansione dell’attività economica.

In ambito valutario, occhio all’euro, che perde sul dollaro lo 0,52% a $1,3122, mentre scivola contro lo yen dell’1,09%, a JPY 106,41. Rapporto dollaro/yen -0,56% a JPY 81,08.

Per terminare la panoramica sui mercati, riguardo alle commodities, i futures sul petrolio arretrano dell’1,68%, a quota $102,13 al barile, mentre le quotazioni dell’oro accelerano al ribasso a $1.631,10 l’oncia (-0,71%).