Borsa Milano in ribasso. Sell su banche. Spread in calo

6 Dicembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Milano – I titoli bancari e le loro oscillazioni hanno dettato i tempi a Piazza Affari, la quale da meta’ seduta si e’ assestata in territorio negativo e li’ ci e’ rimasta dopo un avvio all’insegna della volatilita’.

A influire piu’ di ogni altra notizia quest’oggi e’ la decisione di Standard & Poor’s di mettere l’Italia e altri 14 paesi della zona euro in credit wacht negativo. Tutti tranne Grecia e Cipro. E’ un duro colpo, in questa battaglia in cui le agenzie di rating sembrano schierate a fianco dei grandi fondi di investimento americani. Ora aumenta il rischio di un downgrade senza precedenti sull’intera Eurozona.

Sui mercati le principali vittime sono bond francesi ed euro. “La decisione arriva a sorpresa, la tempistica e’ una sorpresa e coinvolge anche la Germania, vista come la potenziale vittima di una maggiore integrazione fiscale e i Bund sono stati colpiti dalla decisione”, dice a Reuters Nick Stamenkovic, strategist di RIA Capital Markets.

In preda a forti oscillazioni per buona parte della seduta, il Ftse Mib chiude in rosso dello 0,49%, rimanendo comunque sopra la soglia dei 15.800 punti. In ribasso le banche, che hanno esteso le perdite nel pomeriggio. Le borse europee archiviano le contrattazioni all’insegna della debolezza. Rappresenta un’eccezione Londra, che guardagna lo 0,24%. Francoforte fa -1,01%, Parigi -0,42%. Sul listino tedesco soffre soprattutto il titolo di RWE, seconda società di utility del paese, mentre in Italia Finmeccanica fa i conti con il taglio del rating sul debito a lungo termine.

Sul fronte del mercato dei titoli di stato, dopo un iniziale rialzo, il differenziale Italia-Germania a dieci anni torna a perdere terreno fino a 359 punti base, prima di attestarsi a 373, confermando l’allentarsi delle tensioni almeno sul fronte dei bond governativi italiani. Lo spread rimane dunque sotto controllo e si allontana dalla soglia a quota 400 punti, a fronte di un rendimento decennale che scende al 5,93%. In rialzo invece lo spread Italia-Germania a due anni, che si amplia dello 0,5% a quota 525 punti base, a fronte di un rendimento a due anni che si attesta al 5,55%, in flessione dello 0,23%.

Maggiore tensione si registra sullo spread Francia-Germania, che balza del 13,5% a 106 punti base. Si fa d’altronde sempre più credibile lo scenario della perdita della tripla A da parte di Parigi.

Tornando alla nota di S&P, l’agenzia di rating ha messo in “negative watch” le valutazioni sul debito dei 15 paesi dell’Eurozona. Tale scenario e’ legato al possibile taglio della tripla ‘A’ di Germania, Francia, Olanda, Austria, Finlandia e Lussemburgo. Incluse nel rischio di un imminente downgrade anche Italia e Spagna. Di norma, quando il rating di un paese viene messo sotto osservazione per un possibile downgrade, esiste una possibilità di almeno 50% che il taglio del rating avvenga entro 90 giorni.

Le critiche alla mossa di S&P non sono mancate. “Il timing è negativo – ha commentato Douglas Coté, responsabile strategist di mercato presso ING Investment Management, in una intervista rilasciata al Wall Street Journal – La strada per risolvere i problemi dell’Eurozona si stava dimostrando positiva”. Sulla Francia, S&P ha anche avvertito, che il rating potrebbe essere rivisto al ribasso di ben due gradini.

Proprio ieri sui mercati si stava diffondendo la speranza che qualcosa stesse davvero cambiando in Europa, che paesi più vulnerabii come l’Italia si stessero muovendo seriamente per risolvere l’annoso problema dei debiti pubblici. L’effetto della manovra Monti sull’intera curva dei rendimenti dei titoli di stato italiani e l’accordo raggiunto nel primo pomeriggio europeo da Francia e Germania avevano portato nuove speranze tra gli investitori. Importante segnalare comunque che l’effetto della nota di S&P è stto marginale e sull’azionario non si e’ verificato nessun sell off.

Sul fronte valutario, euro in calo nei confronti del dollaro a quota $1,3381 (-0,12%), mentre contro il franco svizzero sale dello 0,54% a CHF 1,2403. La moneta unica nei confronti dello yen si attesta a JPY a 104,13 (-0,14%).

Riguardo alle commodities, i futures sul petrolio sono a quota $100,58 al barile (-0,41%). Giù anche le quotazioni dell’oro (-1,26%), a $1.712,60 l’oncia.