Borsa Milano fiacca, spread a 430 punti. Europa +3% in settimana

20 Gennaio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Milano – Dopo il rally di ieri le borse europee proseguono la giornata di contrattazioni all’insegna dell’incertezza. Gli investitori guardano all’evoluzione degli sviluppi in Grecia e in particolare alla possibilità che si riesca raggiungere un accordo definito, come sembra, con i creditori privati.

Secondo alcune indiscrezioni stampa la finalizzazione dell’accordo potrebbe essere annunciata nelle prossime ore. La borsa di Atene torna a guadagnare (+1%) dopo una temporanea virata in territorio negativo.

L’indice di riferimento Stoxx Europe 50 oggi cede lo 0,16% ma si appresta a chiudere la settimana con un rialzo del 2,8% e avanzare per la quinta settimana consecutiva: a condizionare il trend, la convinzione sulla ripresa degli Stati Uniti, la maggiore fiducia sulla capacità europea di contenere la crisi del debito e le speculazioni secondo cui la Cina tornerà all’adozione di misure di politica monetaria espansiva per sostenere la propria economia.

In ogni caso, oggi l’azionario europeo ha ritracciato dal massimo degli ultimi cinque mesi testato nella giornata di ieri. A Piazza Affari, il Ftse Mib cede lo 0,13%, attestandosi sopra quota 15.600 punti. Londra fa -0,2%, Francoforte segna un ribasso di -0,06%, Parigi -0,08%.

Lo spread Italia-Germania torna a scendere e si attesta a quota 430,9 punti base, a fronte di un rendimento decennale in flessione al 6,29%, al minimo da dicembre. Dopo il downgrade del rating italiano di ben due gradini da parte di S&P, fino a “BBB+”, la minaccia Fitch non ha avuto di fatto alcuna conseguenza sul mercato dei bond italiani.

Occhio alle banche europee, dopo l’avvertimento di Moody’s, che ha preannunciato nuovi downgrade per il settore. In particolare, fari sulle banche italiane, dopo che un articolo del Financial Times ha messo in evidenza che gli istituti del paese sono quelli ad aver chiesto maggiori finanziamenti alla Bce: in cima alla lista, Unicredit.

All’interno del settore bancario italiano, all’indomani dell’articolo del Financial Times, che parla di rischio di nazionalizzazione parziale o totale MPS risale di oltre il 7%, con volumi sostenuti, dopo l’approvazione del piano di rafforzamento patrimoniale, che non prevede un aumento di capitale. Non solo: insieme ai dirigenti di Ubi Banca e Banco Popolare, i vertici di Mps sono pronti a recarsi alla sede di Bankitalia per dire fermamente no all’ipotesi di aumenti di capitale.

Da parte sua Unicredit cede circa l’1,5% nell’ultimo giorno di negoziazione dei diritti di opzione in borsa, che cedono il 3,3% circa. Un trader segnala che nell’ultimo giorno di negoziazioni sul mercato i diritti tendono a essere venduti. I titoli scontano anche il dietrofront dei libici. In ordine sparso le altre banche, mentro lo stoxx europeo di settore segna +0,5%.

L’incertezza e fragilità del settore bancario italiano è messa in evidenza dal rapporto del broker Kepler, che taglia le stime sui ricavi e sugli utili del comparto e che boccia in alcuni casi anche singoli istituti di credito, con riduzioni di rating o di target price.

Ieri il settore finanziario aveva puntato con decisione verso l’alto, guardando alle dichiarazioni della tedesca Commerzbank, che ha garantito che rafforzerà il proprio patrimonio allineandosi alle richieste dell’Autorità bancaria europea, senza attingere agli aiuti di stato. E’ stato questo annuncio che ha migliorato il trend dei bancari.

Sullo sfondo, il sentiment presente sui mercati potrebbe comunque star davvero migliorando: è quanto si evince dalla performance dell’indice Vix, conosciuto come riporta il Financial Times, come “l’indice della paura” di Wall Street: tale indicatore si è attestato ieri sotto la soglia dei 20 punti per la prima volta dallo scorso luglio, confermando un atteggiamento pià aggressivo sulle prospettive di mercato da parte degli investitori e, anche, una minore necessità di proteggere i loro portafogli.

Inoltre, per ora i conti comunicati dalla corporate America non sono stati proprio negativi, se si fa riferimento a quelli più recenti, come Ibm e Intel. Detto questo, sono le notizie negative che fanno più rumore, e i mercati stanno ancora guardando con attenzione alla delusione Google, il cui titolo ha perso il 10% circa nelle contrattazioni dell’afterhours.

Sul fronte valutario, intanto, l’euro torna sopra quota $1,29, in ribasso dello 0,36% nei confronti del dollaro attestandosi a $1,2920. Nei confronti del franco svizzero la moneta unica perde lo 0,13% a CHF 1,2072, mentre contro lo yen è a JPY 99,66 (-0,33%).

Per terminare la panoramica sui mercati, riguardo alle commodities, i futures sul petrolio sono in calo del 2%, a quota $98,31 al barile, mentre le quotazioni dell’oro fanno +0,27% a $1.658,90 l’oncia.

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